Sono stati 15.213 i genovesi controllati dal 26 marzo

 

Sono stati 15.213 i genovesi controllati dal 26 marzo, giorno dell’entrata in vigore del nuovo decreto ministeriale per l’emergenza Coronavirus, a ieri.
Di questi son stati 552 quelli sanzionati. Sono i dati raccolti dalla prefettura dalle segnalazioni di polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale. Si tratta di numeri sempre alti ma in lieve calo rispetto alla settimana precedente quando ancora chi veniva beccato in strada senza un valido motivo (per lavoro, salute, o necessità) veniva denunciato per inottemperanza a un ordine dell’autorità. Dal 20 al 23 marzo, infatti erano state denunciate 731 persone.




Bimbo: ‘Non ho cibo’. Nasce la spesa sospesa

La Croce Rossa della Spezia lancia l’iniziativa della ‘Spesa sospesa’, in aiuto alle famiglie in difficoltà economica in questo periodo di emergenza.
Si tratta di una raccolta straordinaria di generi alimentari che verranno redistribuiti dai volontari alle persone che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. Sono stati attivati due numeri telefonici con i quali chi vorrà donare la spesa potrà mettersi in contatto: gli alimenti saranno ritirati a domicilio. Tante le segnalazioni ricevute negli ultimi giorni.
Come quella di un bimbo di 10 anni che ha chiamato la Croce Rossa spezzina dicendo che a casa non avevano più cibo: “potete portarci la spesa? Però non abbiamo soldi per pagarvi…”. La Croce Rossa continua anche la sua attività di distribuzione a domicilio dei farmaci, specie per le persone anziane o in isolamento.




Bucci, “Genovesi continuate a lottare”

 

“Noi genovesi siamo abituati alle sfide, siamo abituati a combattere contro gli imprevisti, siamo abituati a vincere le lotte più difficili, siamo abituati a rimonte impossibili. Ma soprattutto, siamo abituati a vincere”.
Lo ha detto il sindaco di Genova Marco Bucci dopo il minuto di silenzio osservato in via Garibaldi, davanti alla sede del Comune, aderendo all’iniziativa lanciata da Anci per ricordare le vittime del Covid-19. “La giornata è dedicata a chi non c’è più a loro va il mio pensiero commosso, il mio ringraziamento sentito per quanto hanno fatto per la nostra città. Ai loro familiari va il mio abbraccio a nome di tutta la famiglia di Genova: non siete soli, con voi c’è la vicinanza di una città intera. Ma il mio saluto e un forte incoraggiamento va ai concittadini che in queste ore stanno affrontando il Covid-19: chi a casa, chi nel letto d’ospedale. Continuate a lottare per tornare a vivere al più presto la bellezza della nostra Genova”.




Nasce la task force tecnologica contro l’emergenza

 

Prendono ufficialmente il via i lavori della task force tecnologica, “un contingente multidisciplinare di 74 esperti”, istituita dal ministro per l’Innovazione, Paola Pisano, che ne dà notizia, in accordo con il ministero della Salute.

Il gruppo valuterà e proporrà soluzioni basate sui dati “per la gestione dell’emergenza sanitaria, economica e sociale” legata al Coronavirus. Al vaglio del team anche una possibile app in grado di tracciare gli spostamenti. Il gruppo di lavoro, previsto dal dl Cura Italia, diventa operativo a seguito del decreto ministeriale firmato da Pisano.




Coronavirus, Iss, ‘Siamo al plateau, ora dobbiamo iniziare la discesa’

 

“La curva ci dice che siamo al plateau, non vuol dire che abbiamo conquistato la vetta e che è finita ma che dobbiamo iniziare la discesa e la discesa si comincia applicando le misure in atto”. Lo ha detto il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro alla conferenza stampa all’Istituto sul punto epidemiologico dell’epidemia.  “Dire che siamo arrivati al plateau vuol dire che siamo arrivati al picco, ma il picco non è una punta bensì un pianoro da cui ora dobbiamo discendere

Polemica Fontana- Iss su mascherine – “Purtroppo l’Iss ha detto che la prima riunione per valutare questa mascherina è stata rinviata alla settimana ventura. Da lì inizia questo iter che mi auguro possa essere reso rapido. Io credo che non si debba dire ‘diamo una risposta tra qualche settimana’ pensando di farci un piacere, ma che si dovrebbe dire ‘vi diamo una risposta tra qualche ora’”. Lo ha detto il governatore lombardo Attilio Fontana in un passaggio del suo intervento in Consiglio regionale, tornando sull’attesa per la certificazione dell’Iss a un’azienda lombarda in grado di produrre 900mila mascherine al giorno.A meno che non si siano ancora resi conto che siamo in un periodo di emergenza, visto che comunque le mascherine nessuno ce le dà. Almeno ci diano l’autorizzazione a produrle“, ha aggiunto Fontana. Risponde il presidente Fontana: “Siamo pronti: appena abbiamo i risultati sulle prove tecniche di capacità di filtraggio delle mascherine possiamo renderle immediatamente autorizzate. Abbiamo fatto oltre 80 autorizzazioni a produrre in attesa che quanto prima ci vengano portate le prove tecniche di capacita di filtraggio dei microrganismi, nel momento in cui le riceviamo entro un’ora possiamo rilasciare le autorizzazioni, ma nel frattempo il produttore può produrle“.

Il punto del commissario Arcuri – L’Italia ha acquistato 300 milioni di mascherine e i dispositivi “arriveranno progressivamente nei magazzini della protezione civile e verranno distribuiti con il criterio che abbiamo concordato con la totalità delle regioni, anche per garantirci assoluta trasparenza ed evitare asimmetrie”. Lo ha detto il commissario Domenico Arcuri in conferenza stampa sottolineando che con questi numeri è stata “consolidata una sufficiente quantità di dispositivi”. Inoltre, ha aggiunto Arcuri, ieri è stata consegnata una “quantità sufficiente di mascherine all’ordine dei medici”. ” Pensiamo – ha concluso – che anche loro devono essere dotati di una sorta di ‘magazzino di scorta’, in modo da poter sopperire o aggiungere dotazioni che vanno direttamente a loro”. “Abbiamo fatto molti passi avanti nella produzione nazionale di mascherine in una settimana. Le prime 25 aziende della filiera della moda da ieri producono 200 mila mascherine chirurgiche al giorno. Hanno un piano per andare a 500 mila al giorno la prossima settimana e a 700 mila quella successiva; le aziende del settore dell’igiene personale da ieri fanno 250 mila mascherine al giorno, arriveranno a 400 mila la prossima settimana, a 750 mila quella successiva”. “Stiamo inviando dispositivi soprattutto al centro-nord, ma pensiamo anche alle regioni del sud. Cerchiamo di mantenere queste due leve. Negli ultimi 3 giorni abbiamo distribuito 290 ventilatori alle regioni, nei prossimi 3 giorni contiamo di distribuirne altri 599, il 40% di quanto distribuito finora. A ieri abbiamo distribuito 1.237 ventilatori polmonari. Con forniture così massicce andiamo anche verso sud, che dobbiamo assolutamente evitare si trovi in condizioni simili a quelle delle regioni del centro-nord più colpite dal coronavirus”. “Sono dotazioni massicce, ma ancora non riusciamo a raggiungere tutti i target: spero che la prossima settimana anche i farmacisti verranno riforniti di dispositivi di protezione” precisa Arcuri

Il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, chiederà poteri straordinari per gestire l’emergenza Coronavirus. Lo ha annunciato al Consiglio regionale, in videoconferenza. “Con le regole vigenti in condizioni normali – ha detto – tra due anni siamo ancora qui. Per agire in tempi rapidi, come è assolutamente necessario, abbiamo bisogno di poteri straordinari, come è stato fatto per la ricostruzione del Ponte Morandi”. “Chiedo al Consiglio regionale – ha aggiunto – di valutare l’approvazione di un documento perché io possa chiedere al Governo poteri straordinari. Senza averli rischiamo che tutto il lavoro venga ritardato, ma i tempi sono di grande urgenza. Se non allentiamo regole, soprattutto in vista della ricostruzione per il dopo – ha concluso – rischiamo di trovarci pericolosamente impantanati nella burocrazia”. Il Piemonte prorogherà oltre la scadenza del 3 aprile le ordinanze con le misure di contenimento del Coronavirus. Lo ha annunciato il governatore Alberto Cirio parlando all’Aula del Consiglio regionale, riunita oggi in videoconferenza. La nuova scadenza potrebbe essere fissata al 14 o al 20 aprile. La decisione sarà presa probabilmente giovedì, dopo un incontro fra Cirio e i capigruppo. “Abbiamo fatto una scelta di rigore fin dall’inizio – ha spiegato Cirio – e così siamo andati avanti. Abbiamo avuto un grande rigore, mai in tono polemico, adottando misure più restrittive di quelle nazionali. Abbiamo ancorato tutte le misure alla data del 3 aprile, ma ora è evidente che questa data non potrà essere rispettata”. “Tornare a normalità il 3 aprile – ha sottolineato – sarebbe una follia. Si tratta ora di vedere per quanto tempo prorogare le misure. Chiedo che venga convocata una riunione dei capigruppo giovedì. In quella occasione darò un resoconto delle posizioni del Governo e delle Regioni, per decidere se arrivare come qualcuno ipotizza al giorno dopo Pasquetta o al lunedì successivo”.

Presentato a Milano il nuovo ospedale realizzato in Fiera – “Abbiamo fatto una promessa e l’abbiamo mantenuta”. Lo ha scritto Guido Bertolaso in un messaggio letto alla presentazione dell’ospedale Fiera Milano costruito in 10 giorni per l’emergenza Coronavirus. Un ospedale “specialistico”, ha scritto, che potrà essere “replicato a livello nazionale e internazionale”. E ancora: “Fiero di essere italiano, quando il Paese chiama io rispondo”. Bertolaso, che nei giorni scorsi è stato ricoverato per Coronavirus, ha scritto nel messaggio, letto da un suo delegato, che quello a Fiera Milano non è un “un ospedale da campo, non è un lazzaretto”, ma una struttura specialistica che mette al centro “la figura del paziente” grave colpito da Covid 19. Un ospedale realizzato, ha aggiunto, “in tempi inconsueti e insperati”. E la scelta di Fontana di farlo “ha assunto un carattere esemplare”. E ancora: “al grido di aiuto dell’Italia si risponde, anche se con rischi a cui sapevo che avrei potuto andare incontro”.

E’ una struttura ospedaliera a tutti gli effetti, non un ospedale da campo” e ospiterà “il più grande reparto di terapia intensiva d’Italia”. Lo ha sottolineato Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano che gestirà l’ospedale realizzato in Fiera a Milano. L’ospedale “rappresenta uno strumento fondamentale per combattere la battaglia contro il covid” e “a regime vedrà impiegati 200 medici, 500 infermieri e altre 200 figure professionali”. “E’ una grande sfida”, “un risultato inimmaginabile” frutto di “uno sforzo enorme” e “siamo fieri di gestire una struttura che non ha eguali”, ha concluso Belleri. “Abbiamo fatto in 10 giorni ciò che in maniera ordinaria si fa in qualche anno“. Lo ha detto il presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali alla conferenza stampa per l’inaugurazione del nuovo ospedale e centro di terapia intensiva a Fiera Milano, realizzato in dieci giorni per l’emergenza Coronavirus. L’ospedale realizzato in Fiera a Milano “sarà il simbolo della battaglia vinta contro il coronavirus e il simbolo della ripresa della nostra regione”: lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Ma, ha precisato Fontana, “con una condizione: non abbiamo ancora vinto niente per cui non diffondiamo troppo entusiasmo. La gente deve stare a casa perchè solo così potremo vincere”.

Sono arrivati a 8.159 i casi di positività al Coronavirus in Veneto, 258 in più di ieri sera. Lo rileva il bollettino della Regione Veneto. I nuovi decessi sono stati 12, portando a 448 il numero totale. I pazienti in terapia intensiva sono 356 (+2), i dimessi 828, i pazienti in area non critica 1680 (+14). Le persone in isolamento domiciliare sono 19.945. Le province che registrano il maggior numero di nuovi positivi sono Padova e Vicenza (+54 rispettivamente), seguite da Treviso (+52), Verona (+49) e Venezia (+37).




Bandiere a mezz’asta in segno di lutto, alle 12 l’Italia si ferma

 

Oggi alle 12 l’Italia si ferma per rendere omaggio a tutte le vittime del Coronavirus, in segno di vicinanza ai familiari e di partecipazione nazionale al cordoglio delle comunità più colpite dalla pandemia.

L’iniziativa, partita dai sindaci italiani, si è allargata ad altre istituzioni: la banidera italiana a mezz’asta sarà esposta su tutti gli edifici pubblici. I primi cittadini della Penisola infatti, con indosso la fascia tricolore, saranno davanti ai propri municipi in silenzio e con le bandiere esposte a mezz’asta “in segno di lutto” e in “segno di solidarietà con tutte le per comunità che stanno pagando il prezzo più alto”.

Anche il Vaticano partecipa: la Santa Sede fa sapere che esporrà le bandiere a mezz’asta, a lutto, per esprimere la propria vicinanza alle vittime della pandemia in Italia e nel mondo, alle loro famiglie e a quanti generosamente lottano per porvi fine.

Per ricordare i tanti morti di questa guerra silenziosa che non hanno potuto avere nemmeno avere un degno funerale e se sono andati senza il conforto degli affetti, i sindaci hanno organizzato questa cerimonia a distanza che non infrangerà le dure regole del distanziamento sociale. A proporla per primo è stato il presidente del Provincia di Bergamo e sindaco di Calcinate, Gianfranco Gafforelli, che si trova in una delle zone dove si contano più morti. Il presidente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) Antonio De Caro ha fatto sua la proposta ed ha inviato una lettera a tutti i sindaci per chiedere la condivisione dell’iniziativa. “Tutti abbiamo negli occhi – ha scritto Decaro – le immagini della tragedia che sta colpendo così duramente molte città del Nord e che sta sottoponendo a dura prova tutte le comunità che amministriamo. Come sempre succede nelle grandi emergenze, noi Sindaci, che siamo i rappresentanti istituzionali più prossimi ai cittadini, diventiamo destinatari e custodi delle loro legittime preoccupazioni e delle loro comprensibili angosce. Insomma, siamo la prima linea, sottoposti come siamo alla forte pressione del carico di responsabilità di una comunità intera”. “Una pressione che – sottolinea Decaro rivolto ai colleghi sindaci – non deve schiacciarci. Lo sconforto, che pure tanti tra noi avvertono, non può prevalere anzi dobbiamo reagire con maggiore forza e determinazione per trasmettere fiducia e speranza”. E proprio “per ricordare le tante vittime di questa drammatica epidemia, per onorare il sacrificio e l’impegno degli operatori sanitari, per abbracciarci idealmente tutti, per essere di sostegno l’uno all’altro, come sappiamo fare noi Sindaci, Ti chiedo di condividere” questo gesto. Adesione subito arrivata dall’Unione delle Province Italiane (Upi), da Ali-Autonomie Locali Italiane e dai tanti sindaci in trincea.




Covid, in rsa Albenga un deceduto ogni 5 ospiti

 

Tra febbraio e marzo sono morti 21 anziani nell’istituto Trincheri di Albenga (Savona), un quinto dei 104 ospiti della struttura. “E’ possibile, presumibile, si sia trattato di coronavirus, ma non lo so: non sono stati fatti i tamponi”, racconta il sindaco di Albenga Riccardo Tomatis, che primo nel weekend ha alzato il velo su un importante numero di decessi al Trincheri, dopo alcune voci anonime di operatori dell’rsa filtrate sui media locali. A dare il dato puntuale di 21 morti è il presidente del Trincheri, Piero Corradi: “Sicuramente è un dato molto elevato”, dice, aggiungendo di non poter chiarire suo malgrado se sia stato o meno Covid. “Solo su un anziano ricoverato l’11 febbraio e morto una settimana dopo abbiamo avuto conferma dall’Asl di tampone positivo – spiega -.
Su un secondo positivo è stata data notizia telefonica al direttore sanitario”. “Attualmente la situazione sanitaria è tranquilla – aggiunge -. L’emergenza è la carenza di personale: solo tra gli oss il 40% sono assenti per malattia”.




A Spezia la scuola digitale va in tivù

 

Come ai tempi del maestro Manzi, la scuola alla Spezia in tempo di emergenza verrà fatta alla tv. Una piccola emittente, Tele Liguria Sud, tv comunitaria che fa riferimento alla diocesi, da giovedì 2 aprile metterà a disposizione tutti i suoi canali del digitale terrestre per consentire di portare le lezioni in tutte le case. Una soluzione che consentirà di superare il divario digitale tra chi possiede un computer e ‘giga’ da spendere e chi no. “Raggiungiamo così anche chi vive in zone di montagna e ha problemi di connessione.
Chi è meno abbiente e non ha strumenti tecnologici, o chi ha un solo Pc in famiglia che in questo momento deve essere utilizzato magari anche per lo smart working. Ma questa iniziativa ci permetterà anche di tornare a portare le lezioni nelle carceri”, spiega il responsabile per La Spezia dell’ufficio scolastico regionale Roberto Peccenini.




Covid-19: ancora 113 contagi e 20 morti

 

– Sono 2758 le persone positive al Covid-19 in Liguria, 113 in più rispetto a ieri. Secondo i dati relativi ai flussi tra Alisa e il ministero, dei positivi totali, 1317 sono gli ospedalizzati (74 più di ieri), di cui 175 in terapia intensiva (9 in più rispetto al giorno precedente), sono al domicilio 1064 persone (30 in più di ieri), clinicamente guariti (ma restano positivi e sono al domicilio) 377 (9 più di ieri). I guariti con 2 test consecutivi negativi sono 60 (8 più di ieri), le persone decedute dall’inizio dell’emergenza sono 397, 20 più di ieri. Le persone in sorveglianza attiva sono 3330 (4 meno di ieri).

“La curva del contagio in Liguria sta rallentando, i numeri ci dicono che come abbiamo già detto da tempo continua la diminuzione dell’aumento dei contagi. In italiano è un ossimoro, ma come ci dicono gli epidemiologi siamo arrivati al plateau, il picco più alto, ci auguriamo che a partire dai prossimi giorni inizi la discesa”. Lo dichiara il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

“La Regione Liguria oggi ha iniziato i test sierologici ‘di massa’ anti coronavirus partendo dal personale sanitario, da domani coinvolgeranno il personale e gli ospiti delle rsa, poi i donatori sangue”, ha detto Toti.




Coronavirus: bimba a Conte: ci faccia uscire un’ora

 

Una bimba genovese di 8 anni ha scritto al premier Conte per chiedergli di consentire ai bambini di “poter uscire un’oretta, per prendere un po’ d’aria”. La richiesta di attenzione ai bambini, che dal 24 febbraio con la chiusura delle scuole non possono più uscire, è stata condivisa dalla mamma di Elena Luna sui social. “Questo è un periodo molto difficile per tutti – scrive Elena Luna – ma i bambini sono quelli che soffrono di più. La mamma mi ha spiegato perchè dobbiamo stare a casa ma non tutti rispettano le regole. I grandi possono uscire per andare a lavorare, per chi il lavoro ancora ce l’ha, o per fare la spesa. Chi ha un cane deve uscire per portarlo fuori, ma io non ce l’ho. Comunque i bambini non possono uscire da soli che abbiano un cane o no. Non lavorano e non vanno a fare la spesa. A nome di tutti i bambini vorrei che il governo ci desse la possibilità di uscire un’ora. Lo so che non è semplice, ma ti chiedo di pensarci e spero che mi risponderai anche se ciò che chiedo non sarà possibile”.