La sedicenne che striglia i potenti del mondo, aspettando il 3° Sciopero Globale Per il Futuro

Il 27 settembre anche l’Italia avrà il suo sciopero globale, rigorosamente di venerdì, come di consueto quando scende in piazza il Fridays for Future, movimento ispirato alla giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Forse mai nessuno prima di Greta Thunberg aveva strigliato in mondovisione tutti i potenti del mondo. La giovanissima attivista svedese è intervenuta dagli scranni del palazzo dell’Onu durante il vertice sul clima, lacrime agli occhi e cuore in mano, accusando apertamente i leader mondiali. “È tutto sbagliato. Io non dovrei essere qui. Dovrei essere a scuola dall’altra parte dell’oceano. Eppure venite tutti da me per avere speranza? Come osate! Avete rubato i miei sogni e la mia infanzia con le vostre parole vuote”, è l’accusa della giovane che di certo non le manda a dire. “C’è gente che soffre. C’è gente che sta morendo. Interi ecosistemi stanno collassando. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E voi non siete capaci di parlare d’altro che di soldi e di favoleggiare un’eterna crescita economica. Come osate!”

La protesta di Greta Thunberg è diventata un simbolo in tutto il mondo di lotta al cambiamento climatico, ma ha anche dato voce alle generazioni più giovani. Un grido alle classi dirigenti, ai governi, a chi detiene il potere, che venerdì 27 settembre si leverà anche dall’Italia, insieme ad altre 4.500 piazze in tutto il mondo. “Dite che ci ‘ascoltate’ e che capite l’urgenza. Ma, a parte il fatto che sono triste e arrabbiata, non voglio crederci. Perché se voi capiste pienamente la situazione e continuaste a non agire, allora sareste malvagi. E io mi rifiuto di crederci”, continua Greta dall’alto dei suoi sedici anni.

Il ministro Fioramonti e la giustificazione per gli studenti che partecipano alla manifestazione di Fridays for Future.

Con l’inizio del nuovo anno scolastico ricominciano le manifestazioni di piazza del movimento Fridays for Future, ispirato Greta e alla sua abitudine di saltare ogni venerdì di scuola per sedersi di fronte al parlamento svedese e chiedere più attenzione alla questione climatica. Venerdì 27 settembre il mondo torna in piazza, e anche le strade italiane si riempiranno di giovani per il 3° Sciopero Globale Per il Futuro. Per appoggiare in maniera simbolica l’iniziativa, il Ministero dell’Istruzione, nella persona del Ministro Lorenzo Fioramonti, ha “dato mandato di redigere una circolare che invitasse le scuole, pur nella loro autonomia, a considerare giustificabili le assenze degli studenti occorse per la mobilitazione mondiale contro il cambiamento climatico”.

Così recita la circolare: “In previsione dell’ampia adesione degli studenti italiani alle iniziative locali, alle quali molto spesso le istituzioni scolastiche e associazioni studentesche hanno fornito il proprio supporto organizzativo, l’onorevole Ministro esprime l’auspicio che le scuole, nella propria autonomia, possano considerare l’assenza degli studenti per la giornata del 27 [settembre] motivata dalla partecipazione alla manifestazione, utilizzando le ordinarie modalità di giustificazione delle assenze adottate dalle stesse scuole. Si invitano, inoltre, i Collegi dei docenti a valutare la possibilità che tale giornata non incida sul numero massimo delle assenze consentite dal monte ore personalizzato degli studenti”.

La polemica è scaturita dall’erronea interpretazione che sia lo stesso Ministro a giustificare l’assenza. E’ subito nato un acceso dibattito sulla necessità degli studenti di restare in classe a imparare anziché andare a manifestare, oltre alla giusta obiezione che il Ministro non abbia alcun diritto di spingere gli studenti a partecipare a una manifestazione piuttosto che a un’altra. Inoltre, l’approvazione ministeriale genera automaticamente il dubbio che alcuni studenti possano approfittarne. Quello che non è menzionato nella circolare, e che però Fioramonti ha chiarito in successive interviste, è il ruolo fondamentale dei genitori. Se i maggiorenni possono da sempre firmarsi le giustificazioni adducendo qualunque pretesto, è per i minorenni che il discorso cambia notevolmente. Se i minorenni vorranno partecipare al Terzo Sciopero Globale per il Futuro dovranno convincere i genitori della veridicità delle loro intenzioni. E nemmeno in quel caso è detto che le scuole accettino tale giustifica, o che escludano l’assenza dal conteggio delle ore consentite in un anno. La circolare e lo stesso Ministro sottolineano che la decisione finale spetta alle scuole.

🌈Lotta per il tuo futuro!•🌱 Il 27 unisciti alla Terza Mobilitazione Globale insieme a milioni di giovani in tutto il mondo!•⁉️Quando il tempo sarà ormai scaduto, dirai che avevi di meglio da fare?•#fridaysforfuture#27settembre#terzoscioperoglobale

Gepostet von Fridays For Future Italia am Montag, 23. September 2019

Il gesto del dicastero di Fioramonti è perciò soltanto simbolico, e vuole forse eliminare anche le remore degli studenti più ligi, che vorrebbero lottare per il loro futuro ma sono spesso frenati dal loro senso del dovere. Per quanto riguarda la presunta presa di posizione politica del Ministro, che incentiva la partecipazione allo Sciopero Globale, il Ministro e gli organizzatori stessi insistono che si tratta di un evento apartitico, che riguarda tutti in ogni tempo e luogo, che non sventola alcuna bandiera faziosa ed è soltanto un grido d’aiuto dei giovani che si vedono rubato il futuro.

Di A.C.




Alimentazione: in campagna più obesi che in città

BMI medio nelle aree rurali aumentato di 2,1 kg/m2

L’obesità sta aumentando più rapidamente nelle aree rurali del mondo rispetto alle città. Sono i risultati di un’indagine scientifica che ha coinvolto oltre mille ricercatori in tutto il mondo, analizzando i dati di 112 milioni di adulti in 200 Paesi tra il 1985 e il 2017. Guidata dall’Imperial College di Londra, e con la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la ricerca ha visto il contributo dei dati raccolti dal Progetto Moli-sani dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS).

Pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature, lo studio ha valutato peso e altezza di tutte le persone che hanno partecipato alle varie indagini. In questo modo è stato possibile calcolare l’Indice di massa corporea (BMI), un numero espresso come chilogrammi su metro quadrato. Le analisi hanno mostrato che dal 1985 al 2017 l’indice di massa corporea è aumentato in media a livello mondiale di 2,0 kg/m2 nelle donne e di 2,2 kg/m2 negli uomini, equivalente a un aumento individuale di peso di circa 5-6 chili. Il dato più interessante è che oltre la metà dell’aumento globale in questi 33 anni è dovuta all’incremento dell’indice di massa corporea nelle zone rurali. I ricercatori hanno infatti rilevato che il BMI medio nelle aree rurali è aumentato di 2,1 kg/m2 sia nelle donne che negli uomini. Ma nelle città l’aumento è stato decisamente inferiore: rispettivamente di 1,3 kg/m2 e di 1,6 kg/m2.

La geografia mondiale dell’obesità sta insomma cambiando profondamente. “I risultati di questo massiccio studio globale – dice Majid Ezzati, professore nell’Imperial College di Londra e principale autore dello studio – ribaltano la percezione comune secondo la quale l’aumento globale dell’obesità è dovuto soprattutto alle persone che vivono nelle città. Ciò significa che dobbiamo ripensare a come affrontare questo problema di salute globale”.

Il gruppo di studio ha anche riscontrato importanti differenze in base al reddito medio. Nei paesi ad alto reddito, infatti, l’aumento dell’indice di massa corporea è stato più sostenuto nelle zone rurali, soprattutto per quanto riguarda le donne. I ricercatori suggeriscono che ciò possa essere dovuto agli svantaggi sperimentati da coloro che vivono fuori città: reddito e istruzione inferiori, prezzo più elevato di cibi sani e meno strutture per lo svago e lo sport.

“Le discussioni sulla salute pubblica tendono a concentrarsi maggiormente sugli aspetti negativi della vita nelle città.”- continua Ezzati – Ma proprio le città offrono opportunità migliori per uno stile di vita sano, opportunità spesso difficili da trovare nelle aree rurali “.

Al di là delle allarmanti differenze tra campagna e città, una analisi complessiva dei dati per singolo Paese mostra anche situazioni positive, come nel caso delle donne europee. In dodici Paesi del continente (Italia, Grecia, Spagna, Lituania, Repubblica Ceca, Portogallo, Serbia, Francia, Malta), infatti, il loro BMI è leggermente diminuito. Per gli uomini le cose vanno diversamente: l’aumento è stato generale in tutto il mondo.

“Valutare la situazione dell’obesità – dice Licia Iacoviello, Direttore del Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell’I.R.C.C.S. Neuromed e professore di Igiene e Sanità Pubblica all’Università dell’Insubria – è un obiettivo cruciale. Si tratta di un problema enorme a livello mondiale per la salute dei cittadini. Conoscere quanto sia diffusa, e quanto gli interventi siano efficaci nel ridurne l’incidenza, significa affrontare meglio quella che è una vera e propria emergenza sanitaria. Ed è importante sottolineare che le possibili soluzioni al problema sono a portata di mano: fare più attività fisica, mangiare meno e meglio. In altri termini, meno zuccheri semplici, meno grassi animali e maggiore adesione alla dieta Mediterranea”.

Ma i dati di questo studio indicano anche una importante strada per il futuro: combattere le differenze socioeconomiche tra vari strati della popolazione. “I livelli più bassi – continua Iacoviello – sono quelli che maggiormente stanno risentendo dei cambiamenti. La sfida è grande, ma tutto sommato semplice: fare in modo che tutti i cittadini, indipendentemente dal loro livello di istruzione o da quanto guadagnano, possano condurre una vita sana”.

Lo Studio Moli-sani, con i suoi 25.000 partecipanti, tutti residenti in Molise, ha raccolto dati preziosi che hanno arricchito in modo significativo queste osservazioni condotte in tutto il mondo.

“È un grande contributo quello che la gente del Molise sta dando alla medicina mondiale. – commenta Giovanni de Gaetano, Presidente di Neuromed – È una scommessa partita più di dieci anni fa: fare del Molise un grande laboratorio scientifico, assieme ai cittadini. E offrire risposte ai ricercatori di tutto il mondo”.




È allarme nella metropolitana di Londra. Denunce aumentate del 42% in 5 anni. La linea più a “rischio” è la Central

 

Nonostante la lotta mondiale contro le molestie sessuali si continua a registrare una crescita esponenziale in ogni dove anche nei luoghi che riteniamo tradizionalmente più “civili”. Una vera e propria impennata delle molestie e delle aggressioni a sfondo sessuale è stata segnalata dalla British Transport Police nelle stazioni e sui treni di una delle metropolitane più famose e antiche del mondo, quella di Londra. Ovviamente le segnalazioni ed i dati ufficiali riportati, riguardano solo i casi registrati che evidenziano un aumento a dir poco preoccupante di denunce pari al 42% negli ultimi 5 anni (dalle 844 del 2015-16 alle 1.206 del 2018-19). L’autorità ritiene che uno dei motivi della crescita del numero delle denunce sia dovuto alle campagne lanciate in questo periodo per incoraggiare le donne (vittime in larga prevalenza di maniaci e molestatori) a venire allo scoperto. Ma le attiviste di varie ong britanniche anti-violenza e femministe sottolineano come in realtà l’aumento dei casi sia reale e i dati ufficiali restino ampiamente sottostimati, invocando una maggiore presenza di agenti, più tutele per chi denuncia e più rigore nelle indagini e nella punizione dei responsabili. La linea della metro col numero di abusi censiti nettamente più alto è la Central: linea che attraversa il cuore della capitale britannica e che guarda caso è segnata dal colore rosso. Ovviamente i dati in questione dovrebbero invitare le autorità ad un effettivo aumento dei controlli, che sottolinea come il fenomeno lungi dal conoscere un arretramento continui ad essere una vera e propria piaga della nostra società e non solo di quella britannica che merita la più ampia attenzione da parte delle istituzioni e la punizione certa e severa di chiunque si macchi di qualsiasi atto molesto.




Socialisti tornano in Parlamento grazie a Renzi

“Italia viva”, il nuovo volto del socialismo italiano

Sono soddisfatto!”, con queste parole di Francesco Brancaccio, responsabile Nazionale del PSI Ecomafie ed Ecoreati, si è espresso sulla decisione del Partito Socialista di costituire un gruppo in Senato con Matteo Renzi. “Sono soddisfatto come dirigente nazionale, del lavoro svolto dal nostro segretario Enzo Maraio e dal Senatore  Riccardo Nencini perchè grazie al Psi i renziani hanno potuto costituire un gruppo autonomo in Senato evitando di confluire nel variegato Misto di Palazzo Madama il  nuovo gruppo al Senato: Partito Socialista-Italia Viva non si  tratta di una mera confluenza nel movimento renziano il Psi manterrà la sua autonomia politica e identità e sosterrà il governo Giallo Rosso, la cosa da sottolineare che il gruppo parlamentare non nasce con lo scopo di chiedere poltrone ed altri posti del sottogoverno, non le avevamo chieste prima e non le chiederemo adesso. Il gruppo parlamentare avrà un taglio riformista che rafforzerà la nostra azione politica, nell’ottica dell’allargamento del campo del centrosinistra. Continueremo a vigilare affinchè i punti inseriti dai socialisti nel programma di governo siano rispettati, a cominciare da lavoro, sanità, infrastrutture ed ambiente , proposte nate dalla festa nazionale dei socialisti a Fano. Adesso si apre davanti a noi un nuovo percorso e come dirigenti dobbiamo essere uniti ed avere una nuova visione di partito aperto ed inclusivo senza timore di allargare ed aprire le porte al mondo dell’associazionismo e del civismo per rafforzare ed innovare la nostra proposta politica e la stessa coalizione del centrosinistra.




Atreju 2019, Viktor Orbàn è il grande protagonista della giornata di sabato

Anche Giuseppe Conte ha calpestato oggi il palco di Atreju, ma tutto l’entusiasmo della folla era per un altro premier, quello ungherese.

Viktor Orbàn è stato accolto calorosamente all’Isola Tiberina, dove si tiene in questi giorni l’annuale kermesse del partito di Giorgia Meloni. La superstar di Atreju 2019 ha trovato una folla che ha fatto gli onori di casa, tra applausi ed entusiasmo per il leader europeo preso come esempio dai sovranisti nostrani. Un piccolo problema, che forse è stato sottovalutato dall’organizzazione dell’evento di Fratelli d’Italia, era la barriera linguistica. Gli sprovveduti che non maneggiassero fluentemente l’ungherese avevano a disposizione delle audioguide da cui ascoltare la traduzione simultanea, e i fortunati ne avevano ricevuta una funzionante. I fortunatissimi avevano trovato anche un posto a sedere. Ad altri, invece, era spettata una audioguida malfunzionante che li ha costretti a lasciare il tendone sotto cui si teneva il comizio del premier ungherese. Fuori dal gazebo, fortunatamente, la proiezione del discorso era dotata di una incerta traduzione, ma pochi posti a sedere.

Inciampi organizzativi a parte, Viktor Orbàn è stato il grande ospite di Atreju 2019. Tanto era il piacere della folla nel vedere il loro paladino sovranista, che dal tendone principale dell’Isola Tiberina si è levato un coro all’unisono, che ha interrotto il discorso del premier. Gli italiani presenti, Giorgia Meloni compresa, dalla prima fila, hanno intonato “Ragazzi di Buda”, la canzone simbolo della rivolta anti-sovietica del 1956. Una sorta di “Bella ciao” ungherese, insomma, cantata dagli italiani come se fosse l’ultimissima hit estiva. Il tema centrale del pomeriggio italo-ungherese è stato certamente l’immigrazione, insieme alla difesa dei confini – geografici e non. “Vi dico che siamo pronti ad aiutarvi nei rimpatri, non nella redistribuzione”, ha detto Orbàn. “Per la sinistra i migranti sono futuri elettori, sono persone che importano e a cui dare la cittadinanza per averne il voto”. Curioso come dall’altra parte del mondo occidentale, quasi nello stesso momento, Greta Thunberg abbia tenuto un discorso all’ONU, all’indomani di una manifestazione globale a New York che rivendicava ben altre priorità: clima, ambiente, futuro. In Italia, invece, oggi circolavano diverse copie di Libero, la cui prima pagina citava proprio Greta e il suo movimento: “È l’ora dei Gretini”. Magari fosse vero; in Italia l’agenda è piuttosto diversa.

Chi si è avvicinato di più alle prerogative urlate da New York è stato l’altro capo di Governo che Atreju ha ospitato oggi: il premier Giuseppe Conte. Alessandro De Angelis, giornalista dell’HuffingtonPost che dall’Isola Tiberina ha intervistato Antonio Tajani, ha suggerito che Conte non abbia detto niente, ma che l’abbia detto bene. L’avvocato del popolo ha fatto un discorso pacato, a volte applaudito altre fischiato, incalzato dalle domande di Bruno Vespa. Dal palco che poche ore dopo sarebbe stato di Orbàn, e che il giorno prima era stato di Salvini, Conte appoggia la proposta del suo ministro di tassare merendine e bibite gassate, e aumentare il prezzo i biglietti aerei per trovare nuove risorse. “Chiederò un patto con tutto il mondo industriale e produttivo: io devo poter orientare il nostro sistema ma non posso mettere meccanismi incentivanti o disincentivanti senza nessun discernimento. Elaboriamo un piano industriale con un patto con tutto il mondo produttivo per cui progressivamente, attraverso meccanismi soprattutto incentivanti, riusciamo a orientare tutto il sistema verso la transizione energetica, verso un Green New Deal”, ha detto Conte. Il premier ha anche parlato di Alitalia, Renzi, Orbàn che l’avrebbe succeduto, l’incremento dell’Iva, la necessità di collaborazione europea per la questione immigrazione. La manifestazione di FdI prosegue stasera e domani con un ricco programma di ospiti e appuntamenti, ma per rivedere l’emozione che ha fatto tremare l’Isola Tiberina all’arrivo di Orbàn bisognerà forse aspettare il prossimo anno.

Di A.C.




CONCERTO DELLA PRESTIGIOSA BANDA MUSICALE DELL’AERONAUTICA MILITARE

È un onore per il comune di Gioia del Colle (Ba) ospitare venerdì 20 settembre alle ore 20,00 presso il Castello Normanno – Svevo il concerto della prestigiosa Banda Musicale dell’Aeronautica Militare diretta dal M° Ten. Col. Patrizio Esposito. La Banda Musicale dell’Aeronautica Militare è un vanto per l’Italia e sicuramente è una delle più alte espressioni artistiche musicali e sfoggia numerosi successi che coinvolgono con intense emozioni il pubblico. La Banda Musicale dell’Aeronautica Militare venne istituita ufficialmente il 1° luglio 1937 e fu scelta come sede la Caserma Cavour in Roma, prima caserma italiana che ospitava un reparto di aviazione all’inizio del secolo. Fu tenuta a battesimo dal M° Pietro Mascagni, insigne compositore, che la diresse nel primo concerto. Il 20 settembre del 1937 la Banda fu presentata alla nazione con un concerto presso la Radio di Stato (EIAR) e, dopo, l’attività artistica della Banda si intensificò tanto da divenire un’eccellenza in Italia e all’estero. Oggi la Banda si compone da 102 eccellenti professionisti, stabiliti per legge dello Stato, e vanta un repertorio molto vasto. Molte le tournée in tutto il mondo e molti gli impegni istituzionali. Il repertorio della Banda Musicale dell’Aeronautica Militare è un’intelligente, delicata e armonica combinazione di musica operistica, brani leggeri, jazz e tanto altro.




Spagna, terrore in spiaggia: pesce manda all’ospedale una bagnante.

 

Incubo per morsi pesci in Spagna. Casi di bagnanti feriti da attacchi di pesce sulle spiagge di Alicante, stanno letteralmente seminando il panico in Costa Blanca (tratto di litorale affacciato sul mar Mediterraneo in provincia di Alicante). L’ultimo episodio ieri quando una turista è stata morsa mentre si trovava sulla famosa spiaggia di Rebollo. La bagnante si stava godendo una giornata “sol y mar” insieme al marito ed al figlio di 5 anni, quando a mezzogiorno i tre hanno fatto un tuffo nelle acque del mare di Rebollo. Il bambino è uscito per primo dall’acqua. La donna, M. V. F, 40 anni, è stata lasciata un po’ indietro. Appena quasi sulla riva, dove l’acqua raggiunge il ginocchio, ha dato un grido tremendo. La “vittima”; ancora spaventata e dolorante ha ricordato il suo sfortunato tuffo in mare: “Stavo uscendo dall’acqua a circa 5 metri dalla riva, quando ho avvertito un fortissimo dolore al ginocchio sinistro. Non riuscivo a muovermi, ero paralizzata, potevo solo urlare”. È stata trasportata in ambulanza all’ospedale di Elche. In un primo momento, pensavano che la donna si fosse tagliata con un bicchiere. Ma all’ospedale i medici hanno confermato che questa ferita era compatibile con una dentizione. La coppia ha lasciato il bambino con una famiglia presso il campeggio dove stanno trascorrendo le vacanze. In ospedale, sono rimasti circa quattro ore. La ferita era molto profonda. I dottori hanno suturato il tendine della donna. La sua gamba è stata ingessata fino al ginocchio. Lo scorso luglio, due bambini sono stati morsi nella stessa zona. L’attacco subito da questa donna, infatti, non è il primo a verificarsi quest’estate in questa area marina. L’11 luglio, le tre spiagge di La Marina sono state chiuse dopo che due bambini di 7 e 10 anni sono stati attaccati a morsi in acqua. Il primo è stato registrato verso le 17.30, e la vittima era un bambino di 7 anni che era vicino alla riva, secondo quanto riferito dal servizio bagnino delle spiagge libere, che è gestito dalla società Ambumar. Questo bambino è stato prima curato dai bagnini del beach post di El Pinet, ma poi un’ambulanza lo ha trasportato al reparto di emergenza dell’ospedale generale di Elche per curare le sue ferite causate dal morso del pesce che non è stato identificato né dal bambino né dalle persone intorno ad esso quando si è verificato l’attacco dell’animale. Il minore aveva tre ferite al piede destro. Inizialmente, l’evento è stato sottovalutato, pensando che si trattava di un caso isolato, e si è deciso di non intraprendere alcuna azione nella zona. Tuttavia, mezz’ora dopo, il pesce si mostrò di nuovo, sempre nell’area El Pinet. In questa seconda occasione la vittima era un bambino di 10 anni, che è venuto anche fuori dalla riva con un morso su un piede. Come il primo bambino, dopo aver fornito il primo soccorso nella zona, il primo soccorritore ha chiesto l’assistenza di un’ambulanza per trasferirlo in un centro sanitario della città. A questo punto, e con due morsi in mezz’ora, la polizia locale di Elche ha deciso di chiudere al bagno la spiaggia di El Pinet e la più vicina a questa zona della costa di Ilycitano, che sono quelli della Marina e Les Pesqueres-El Rebollo. Il giorno dopo le spiagge di La Marina sono state riaperte al bagno anche se sventolavano bandiere gialle di allerta. E’ la prima volta che succede questo tipo di attacco, così aggressivo in Spagna. In pochi giorni sono cominciate ad arrivare in ospedale persone con morsi su talloni, piedi e mani. Ad alcuni, i pesci avevano letteralmente staccato pezzi di carne dal corpo”, ha raccontato un medico locale alla stampa. Le stesse alte temperature, che si mantengono al di sopra dei 30 gradi da una settimana, sfiorando occasionalmente i 39 gradihanno però portato anche specie aggressive che hanno attaccato i bagnanti con ferocia.




IL “PROGETTO DI VITA” COMMENTA IL BILATERALE CONTE – MACRON

Il delicato equilibrio fra politica e migrazione: “il Mediterraneo”

 

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, durante il bilaterale tenutosi a Roma, ha proposto, al Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, di aderire ad un insieme di misure sulla questione migranti, ma non solo, si è, anche, parlato della situazione libica. Il tutto per convogliare, grazie al supporto francese, maggiori adesioni dei paesi europei, per tener lontana la minaccia sovranista e custodire l’Europa.

La delicata collaborazione sulla questione migranti resta il tema più complesso. L’immigrazione non si risolve ripartendo le quote in alcuni paesi europei, ma costruendo soluzioni rapide e concrete. Occorre una politica forte, autorevole, occorre avere un ruolo efficace e forte a livello internazionale creando stabilità e cooperazione. Tutto ciò lo avremmo con il Progetto di Vita creato circa cinque anni fa da Adriana Colacicco e Gerardo Gatti riguardante molti aspetti fra cui anche quello dell’immigrazione. Il Progetto Di Vita è stato inviato agli uffici della Presidenza della Repubblica, alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, alle Ambasciate ed ai Consolati, alla Santa Sede, al Consiglio d’Europa, ai Governi di Francia, Austria e Germania e a numerosi giornalisti italiani e stranieri. Nel tempo, nessuna forza politica ha voluto parlare del programma strutturato e facilmente attuabile. Il Progetto di Vita è stato onorato di lettere di encomi da parte del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA SERGIO MATTARELLA, della SEGRETERIA DI STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, del PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA FRANCESE EMMANUEL MACRON. I fondatori del Progetto di Vita sono stati convocati dai ministri del Kenya che, fortemente interessati, vogliono ascoltare, capire ed esaminare nel dettaglio ed eventualmente adottare il Progetto Di Vita a livello nazionale. Questo è il segno palese di come il Progetto Di Vita contenga al suo interno le buone soluzioni per i problemi che affliggono non solo il Kenya, ma la maggior parte dei paesi africani. Ancora oggi non sono chiare le modalità per bloccare i trafficanti, per rimpatriare persone delle quali non si conosce neanche la nazionalità, ma si continua a parlare solo di come ripartire le persone fra gli Stati. Il Progetto di Vita offre soluzioni facili e concrete nel processo della migrazione di massa e ha uno sguardo attento nei confronti dei minori non accompagnati e delle vittime di tratta. Sono trascorsi trent’anni dalla Convenzione sui diritti del fanciullo di New York, grazie alla quale ai bambini viene garantita protezione e promozione dei loro diritti per farli crescere liberamente e ogni Stato ha sempre il dovere di applicare.

La tratta degli esseri umani, fenomeno molto complesso e in continua evoluzione, è da ritenersi un crimine e una grave violazione dei diritti fondamentali della persona, pertanto occorrono soluzioni rapide e decise.

Occorre custodire il Mediterraneo dalle tragedie e considerarlo come portatore di cambiamento e arricchimento sociale e multiculturale.

 




Maxi blitz della Guardia di Finanza contro il più grande servizio di TV privata

Sky, DAZN, Mediaset, Netflix e Infinity, a un prezzo stracciato, ma illegale. L’indagine della Gdf contro l’organizzazione clandestina, in Italia più di 5 milioni di utenti che rischiano grosso.

Una TV pirata, un servizio a pagamento che intercettava le immagini delle più grandi emittenti televisive a pagamento e le rivendeva a prezzi stracciati, una rete criminale clandestina mondiale e una maxi operazione della Guardia di Finanza che ha staccato la spina all’illecito traffico. L’operazione Black IPTV ha disattivato il più importante network internazionale di diffusione pirata di piattaforme televisive a pagamento.

I numeri dell’operazione sono da capogiro, come anche la portata dell’urto: 100 i militari del Nucleo Speciale Tutela Privacy e Frodi Tecnologiche, e dei reparti territoriali delle fiamme gialle che proprio in queste ore stanno eseguendo ordini di arresto; due i cittadini greci indicati come i responsabili, ideatori e gestori della piattaforma Xtream Codes, che si agganciava alle reti di Sky, DAZN, Mediaset, Netflix e Infinity per carpirne i programmi e rivenderli illegalmente; otto Ordini europei di indagine emessi dalla Procura di Napoli ed eseguiti simultaneamente, tramite l’Agenzia Europea per il coordinamento investigativo Eurojust, in Olanda, Francia, Grecia, Germania e Bulgaria dalle rispettive polizie giudiziarie e dai militari del Nucleo Speciale; tre aziende e cinque persone sotto indagine, oltre al sequestro e l’oscuramento della intera piattaforma Xtream Codes, comprensiva di 80 siti internet e 183 server dedicati alla riproduzione e diffusione dei flussi audiovisivi; più di 700.000 mila utenti online solo al momento del blitz.

Corriere della Sera

Le indagini partono da Napoli, ma l’Italia conta anche molti utenti che se giudicati colpevoli rischiano fino a tre anni di carcere.

L’accusa contro i criminali è quella di Associazione a delinquere finalizzata alla riproduzione e commercializzazione illecita di IPTV (Internet Protocol Television) con la circostanza aggravata del reato transazionale, e le indagini sono condotte dal Procuratore della Repubblica di Napoli. Un merito per le nostre forze inquirenti, che tuttavia giocano in casa: la fitta rete commerciale dell’organizzazione criminale era estesa in tutta la penisola, con basi prevalentemente in Lombardia, Veneto, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Dopo aver intercettato interi pacchetti delle emittenti private, Xtream Codes permetteva agli utenti di acquistarli a soli 12 euro, consentendo di avere in un unico abbonamento tutti i principali canali a pagamento. Si stimano 50 milioni utenti in tutto il mondo, solo in Italia ne sono stati individuati oltre 5 milioni, per un giro d’affari di circa 60 milioni di euro all’anno. I fruitori del servizio rischiano grosso, fino a 25.822 euro di multa e la reclusione da sei mesi a tre anni.

Secondo i militari, sarebbero circa 600mila le persone che hanno perso il posto di lavoro a causa delle crisi aziendali indotte dal sistema criminale che convertendo il segnale analogico della pay tv, lo trasforma illegalmente in segnale web-digitale, rendendolo accessibile a chiunque abbia una connessione internet e sia disposto a pagare la cifra irrisoria. Dopo due anni di indagini in cui gli inquirenti sono risaliti alle radici della rete criminale, la Gdf italiana e la Polizia greca hanno arrestato ieri in flagranza di reato, a Salonicco, l’inventore e gestore di Xtream Codes, Christos Papaoikonomu. È stato trovato in possesso di oltre 110.000 euro in contanti, criptovalute e diverse centrali. Una storia incredibile, forse cominciata per gioco in un garage di casa, e poi diventata un caso mondiale di furti e pirateria. Forse Netflix, calmatasi la marea, ci farà una serie TV.

 

Di A.C.




Choc in Germania: nasconde in cantina per due anni il cadavere della mamma

 

A Berlino un uomo di 57 anni ha tenuto nascosta in cantina per due anni e mezzo la mamma morta, mentre continuava a percepirne la pensione. Lo racconta il tabloid Bild in edicola oggi. «Mia mamma voleva così. Ho solo seguito le sue ultime volontà», si è giustificato Germania: figlio nasconde 2 anni la mamma morta in cantina , il figlio inabile al lavoro e titolare di un sussidio di assistenza. «In questo modo ho potuto mantenere il mio standard di vita», ha continuato l’uomo, che per oltre 2 anni ha continuato a ritirare i 1470 euro di pensione al mese della mamma e continuare in questo modo a pagare l’affitto e le spese della casa di 65mq. Alla morte dell’anziana signora di 82 anni per cause naturali, Uwe ha costruito una bara con assi di legno e l’ha portata in cantina, senza che i vicini si accorgessero di nulla. L’orrore è venuto alla luce dopo che un’accesa lite tra Uwe e un conoscente è arrivata in casa la polizia. Accertato che nell’appartamento era registrata la vecchia mamma, di cui però non si trovavano tracce, i funzionari hanno cominciato le ricerche che si sono concluse in cantina. La scientifica ha lavorato a lungo sul posto. Il corpo della mamma, era ormai ridotto a uno scheletro. L’autopsia, ha confermato che l’anziana signora è morta per cause naturali. Sconvolti i vicini di casa che non potevano immaginare l’orrore nascosto tra quelle mura.