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mercoledì 10 Agosto 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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“Sensualità innata” di Anna Streyar, presentazione del libro venerdì 24 giugno al Café Rossetti di Trieste

Venerdì 24 giugno alle 18.30 al Café Rossetti di Trieste (Largo Piave 1) l’arch. Marianna Accerboni presenterà assieme all’autrice il primo libro di Anna Streyar, fotografa di origini slovene e ungheresi, intitolato “Sensualità innata” (pgg. 136, € 22,00) e fresco di stampa in Polonia. Il volume raccoglie una ricca sequenza d’immagini inedite – tutti autoscatti – realizzate con il cellulare tra il 2010 e il 2016, in cui Anna, appassionata da sempre di fotografia, si ritrae in pose e in un abbigliamento sottilmente seduttivi. Foto accompagnate da riflessioni sul tema dell’autrice o di protagonisti del Novecento come per esempio Picasso o Simone de Beauvoir e stampate in bianco e nero, in seppia o in toni cromatici soft, quasi a sottolineare la discrezione e la delicatezza con cui la Streyar fa entrare il fruitore nella propria intimità

Nell’ambito del concetto di libertà espressiva promosso dalle avanguardie europee e internazionali a partire dal primo Novecento, – scrive Accerboni – si situa il tema dell’artista che fa del proprio corpo un’opera d’arte. Lo avevano sperimentato, tra gli altri, anche la grande Leonor Fini, pittrice triestina di formazione e di valenza internazionale, e Gillo Dorfles, critico di origine triestina che, da acuto sensore delle mutazioni concettuali ed energetiche dell’arte e dell’estetica, a volte si divertiva a proporsi in tale guisa.
Figlia in senso lato della body art, nata negli anni Sessanta negli Stati Uniti e in Europa e proveniente da un lessico di rottura di valenza surrealista, dada e futurista, è anche un certo tipo di fotografia. A partire da “Tonsure”, immagine che rappresenta il padre dell’arte contemporanea, Marcel Duchamp, raffigurato con una stella, disegnata grazie alla rasatura dei capelli sulla parte alta della nuca, congiunta alla fronte da un’altra striscia rasata.
In tale contesto d’indipendenza espressiva e di autorappresentazione sottilmente provocatoria si situa la serie di immagini fotografiche che Anna Streyar (in arte Yenky) dedica con eleganza al proprio corpo, congiungendo due istanze culturali che s’intrecciano nella sua creatività: quella mitteluropea, che deriva dal padre sloveno e dalla madre ungherese, e quella americana, che si riferisce alla sua nascita, avvenuta in Pennsylvania, prima del trasferimento in Arizona e poi a Los Angeles. E a tal proposito non va dimenticato il fatto che lo stesso Andy Warhol, straordinario innovatore dell’arte contemporanea attraverso la Pop art, movimento concettualmente collegato alla body art, era slovacco, cioè mitteleuropeo d’origine.
Anna Streyar, in confronto a Warhol, porta nelle sue immagini il concetto di buon gusto e di misura. E anche il tema della sensualità, molto presente nelle performance create nella celebre Factory newyorkese di Warhol, è rivisitato e trasfigurato da Anna attraverso la misura della raffinatezza, insita nella sua creatività e certamente perfezionata dall’artista attraverso i suoi numerosi viaggi in Europa, compiuti per conoscerne la valenza, e la sua permanenza in Italia, paese che ama moltissimo e dove ha scelto di vivere. Tant’è che nel 1993 la Streyar ha deciso di stabilirsi a Trieste, quasi in ossequio alle sue origini mitteleuropee.
Attraverso il gioco delle trasparenze e il concetto del far intravvedere (non del far vedere) il proprio corpo, Anna riesce delicatamente a sedurre, componendo, scatto dopo scatto (realizzato con il cellulare), – conclude Accerboni – un’atmosfera sottilmente erotica che manifesta con il garbo di un’artista naturalmente affine ai parametri dell’equilibrio e della Bellezza, appresi dalla madre, couturier di grido in America tra gli anni Sessanta e il 2018, e dal nonno paterno architetto.