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Salvini a Roma, parole d’ordine ‘Buonsenso’ e religione

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Oggi, sabato 8 dicembre, i “Salviniani” si sono radunati a Piazza del Popolo a Roma. Si comincia con un minuto di silenzio per le vittime della tragedia di Corinaldo.

Veneti, lombardi, calabresi, sardi, lucani, pugliesi, romani. Anziani, giovani, bambini, famiglie. Tutti i “Salviniani”, da ogni angolo d’Italia, si sono radunati oggi a Piazza del Popolo a Roma. La piazza è pronta, con stand per il merchandising che avrebbero fatto invidia a quelli dei migliori concerti, cielo limpido e sole pronto a baciare i sostenitori della Lega, mentre sul palco troneggiano gli slogan del partito: “L’Italia rialza la testa”, “Prima gli italiani”, “#dalleparoleaifatti” e “6 mesi di buonsenso al governo”. Piazza del Popolo si riempie di gente a partire dalle 10, e alle 11 la folla è già pronta ad accogliere il ‘Capitano’ con cori e applausi. “Buongiorno Roma, buongiorno Lega, buongiorno Salviniani”, scandisce il moderatore al microfono, scaldando gli animi. Il leader della Lega non si fa attendere, e fa capolino sul palco pochi minuti dopo le undici. La piazza gremita di sostenitori comincia ad alzare la voce, battere le mani, sventolare bandiere, ma il Capitano ferma i festeggiamenti sul nascere.

La manifestazione comincia con un minuto di silenzio, prima di tutto, per ricordare le sei vittime della tragedia della discoteca di Corinaldo, dove ieri sera era in programma il concerto di Sfera Ebbasta. Alcuni disordini dovuti all’uso di spray al peperoncino hanno causato la morte di cinque adolescenti e una mamma, che aveva accompagnato la figlia all’evento musicale. Una folla che urla e applaude farà sempre meno impressione di migliaia di persone riunite in silenzio. Sessanta secondi dopo comincia la festa. Matteo Salvini lascia il posto ai ministri leghisti del governo giallo-verde: Bongiorno, Bussetti, Centinaio, Fontana, Stefani, Giorgetti. La parola d’ordine di tutti gli interventi è “Buonsenso”, declinata nei campi di specializzazione dei vari ministeri rappresentati.

Giulia Bongiorno (Pubblica Amministrazione) annuncia che “Questo sarà il governo del buonsenso”, e parla di buonsenso del provvedimento sulla legittima difesa, buonsenso del decreto contro la violenza sulle donne, buonsenso dell’efficienza della pubblica amministrazione e delle decisioni in tal senso. Marco Bussetti (Istruzione) sottolinea la priorità di mettere in sicurezza gli istituti scolastici, di stanziare fondi per specializzare gli insegnanti di sostegno e per consentire nuove assunzioni, ma la dichiarazione che fa impazzire gli astanti è quella che ribadisce la necessità di avere crocifissi nelle classi e presepi nelle scuole: “Senza la tradizione non siamo nulla”, dice. Anche Lorenzo Fontana (Famiglia e Disabilità), dopo l’intervento di Gian Marco Centinaio (Agricoltura), fa eco con lo stesso appello: “Abbiamo la nostra tradizione e vogliamo che venga trasmessa: per questo vogliamo che i nostri simboli, i nostri crocifissi siano esposti. Noi non ci vergogniamo della nostra tradizione”. Infine, prende la parola Giancarlo Giorgetti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che torna a parlare di “Buonsenso e responsabilità” nei passati sei mesi di governo e nei prossimi anni.

Poi arriva Matteo Salvini.

Musica trionfale, toni solenni, Martin Luther King.

L’entrata del Capitano avviene in maniera trionfale e solenne, con la voce di Bocelli che accompagna Matteo Salvini sul palco in un crescendo di entusiasmo, e culmina con le parole profetiche della canzone: “Vincerò”. Matteo Salvini è sul palco. Il suo discorso parte zoppicante, forse frenato dall’emozione di trovarsi davanti ad una Piazza del Popolo stracolma di gente, un risultato insperato fino all’anno scorso, “quando la Lega arrivava al 4-5%”. E richiama la piazza all’amore: “La vita è troppo breve per perdere tempo in odio e polemiche. Questa è una piazza di amore e di speranza, la lasciamo ad altri la violenza. Le forze dell’ordine con la Lega in Piazza sono disarmate e sorridenti”. Matteo Salvini cita Martin Luther King, Giovanni Paolo II (per ben due volte, all’inizio e alla fine del discorso), e chiede al suo popolo unità e concordia. Bisogna “marciare uniti e compatti nei prossimi mesi”, ricorda il leader leghista facendo appello alle emozioni della folla.

Il vicepremier passa poi in rassegna tutti i suoi argomenti preferiti, dall’immigrazione alla legittima difesa, dall’Europa degli “zerovirgola” ai poteri forti e ai nemici che “oggi non ci sono”, dice con un sorriso ammiccante che richiama la campagna social degli ultimi giorni. Parla di razzismo, che è in realtà “svuotare il continente africano e trattarlo come una riserva”, difende il decreto Sicurezza, e promette che “questo governo mantiene tutti i suoi impegni e dura 5 anni: sarà giudicato dal numero di culle che tornano a riempirsi in questo Paese, dal numero di bambini che nascono e tornano ad avere non un genitore 1 e 2 ma una mamma e un papà”.

La folla di Matteo Salvini non delude. Applaude, intona cori e innalza striscioni. Poco dopo le 13 il ministro dell’Interno si congeda, perché a breve Papa Francesco, in piazza di Spagna dalle 16, avrebbe reso il consueto omaggio alla statua della Madonna in piazza Mignanelli. “Ubi maior…”, ammette Salvini, e invita tutti a partecipare alla manifestazione religiosa. E, a proposito di religione, anche questa volta Matteo Salvini ha chiamato in causa diverse volte la fede cristiana, Dio e i simboli della tradizione religiosa.

Matteo Salvini e la religione come elemento di coesione e identità.

Dal palco di Piazza del Popolo, Salvini parlava al suo, di popolo. Parlava ai “Salviniani”, ai suoi elettori passati e futuri, ai suoi sostenitori che su alcuni temi sono divisi (c’è ancora qualcuno che sogna un nord indipendente), ma su altri concordano a pieno, come l’importanza dei simboli religiosi come elementi fondanti dell’identità nazionale. Tra questi non mancano il presepe a Natale e i crocefissi nelle scuole. Nel giorno dell’Immacolata Concezione, Matteo Salvini non manca di fare diversi appelli al “Buon Dio” e alle tradizioni cristiane da difendere, come il “Santo Natale”, minacciate dalla globalizzazione che annulla le identità dei popoli. Il sentimento di fervore religioso si respira già dall’inizio della manifestazione, quando canzoni natalizie (da Tiziano Ferro ai Queen, passando per Michael Bublé) tengono compagnia ai presenti in attesa del Capitano.

Sulla scia del giuramento sul Vangelo, con il rosario in mano, compiuto da Salvini a Milano durante l’ultima campagna elettorale, anche dal palco romano il leader della Lega fa continui riferimenti alla religione. Dalle parole di Giovanni Paolo II all’invito a partecipare alla celebrazione di Papa Francesco, in programma per oggi pomeriggio, il ministro dell’Interno fa affidamento sul successo assicurato di ogni dichiarazione a favore delle tradizioni religiose dell’Italia. Durante tutto il discorso del vicepremier, la difesa dei valori italiani passa per la religione (“Le nostre tradizioni non si toccano. Giù le mani dal crocifisso. Difenderemo sempre il Natale”), ma anche per l’educazione civica nelle scuole, che “insegnerà ai nostri figli ad alzarsi in autobus se c’è un anziano, un disabile o una donna incinta”, e per la sacralità del lavoro e della casa. Quando Salvini lascia il palco romano, gli astanti sono contenti di aver ascoltato esattamente quello che volevano sentirsi dire, e piovono applausi scroscianti.

Di A.C.

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