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Rischia di chiudere l’unica farmacia di ostia antica

La denuncia del farmacista Luigi Benni: “Intervenga chi di dovere. Se chiudiamo noi oltre 5mila persone resteranno senza assistenza”

“In concomitanza con l’apertura di un cantiere diversi mesi fa nel centro di Ostia Antica diversi edifici della zona hanno subito dei danni e, in alcuni casi, sono stati dichiarati inagibili. Sono stati già chiusi un asilo, due appartamenti e due negozi. Purtroppo la nostra farmacia si trova proprio alle spalle di questo cantiere e siamo certi che, prima o poi, potrebbe toccare anche a noi chiudere per inagibilità”.

Sono queste le parole del dottor Luigi Benni, titolare dell’unica farmacia di Ostia Antica, che serve ogni giorno un bacino di oltre 5mila persone. Una farmacia storica che risulta aperta da 63 anni e che è passata di generazione in generazione fino ad oggi; si trova in Viale Dei Romagnoli, in vicinanza appunto di un grande cantiere aperto da gennaio scorso.

Il dott. Benni continua la sua denuncia così: “In tutti questi anni sia mio nonno che mio padre non hanno mai avuto a che fare con un problema simile. Ora siamo costretti a fare i conti con dei lavori molto invasivi che hanno provocato vibrazioni e scuotimenti, in concomitanza dei quali diversi edifici circostanti (situati tra Viale dei Romagnoli, Via del Castello e Via delle Saline) hanno subito dei danni, e siamo certi che prima o poi potrebbe toccare anche a noi chiudere per inagibilità: abbiamo già verificato la presenza di diverse crepe nella nostra struttura. Oltre al danno all’attività di famiglia, lasceremmo senza farmacia migliaia di persone di Ostia Antica e di diverse zone limitrofe, che sarebbero costrette a muoversi in auto anche per diversi chilometri”. +

Ma non è tutto qui, in quanto la querela verbale del dottore verte su più temi, infatti continua affermando che sono stati abbattuti edifici per far spazio a due palazzi moderni, un parcheggio sotterraneo e un supermercato; Il tutto a poche decine di metri dal borgo medievale di uno dei principali siti archeologici italiani e in una zona ad altissimo rischio idrogeologico.

Quello che ha fatto per arginare il problema è dar via ad una raccolta firme.

MA: “La magistratura ha predisposto il dissequestro del cantiere e la sua messa in sicurezza, ma non quella degli edifici circostanti. Insomma, il cantiere non chiude, chiudono gli edifici lì intorno. Per tutti questi motivi – conclude Benni – chiediamo l’intervento di chi ne ha il potere di fare il possibile per mettere in sicurezza gli edifici danneggiati ed evitare l’interruzione di un servizio pubblico necessario come il nostro”.

 

 

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