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Pizzo ad una ditta incaricata di raccogliere i rifiuti

In provincia di Napoli, una ditta incaricata di raccogliere i rifiuti era costratta a pagare il pizzo al clan Moccia.

Tutto era iniziato nel 2017, quando il clan, in segno di avvertimento aveva bruciato un autocompattatore. In questo modo, il proprietario della ditta che raccoglieva i rifiuti è stato obbligato a pagare la tangente al gruppo malavitoso.

Adesso però la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli insieme ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare.

Ben cinque membri del clan Moccia si trovano adesso in carcere per ciò che è accaduto nel 2017 e si è protratto fino ad oggi.

In particolare, le indagini dei carabinieri hanno accertato le responsabilità di un ramo del clan Moccia in un raid incendiario contro la ditta aggiudicataria dell’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani ad Afragola per costringere il titolare al pagamento del pizzo al clan.

Si tratta proprio del raid del 2017, quando venne bruciato l’autocompattatore per far capire al proprietario che non aveva scelta. Se non si fosse piegato alla legge del pizzo, non avrebbe mai più potuto lavorare, perché la malavita gli avrebbe portato via tutto.

Al raid avevano partecipato tre persone. Prima avevano costretto gli autisti a scendere dai camion, poi avevano dato fuoco all’autocompattatore.

Adesso però è arrivata la giustizia, anche per il proprietario della ditta.

 

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