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Operazione ‘Scheggia’, Armando Di Silvio al Riesame: “Non ha partecipato all’estorsione”

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Ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame la difesa di Armando Lallà Di Silvio, colpito da nuova ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Nuoro dove si trova nell’ambito dell’inchiesta ‘Scheggia’. Insieme a lui sono stati arrestati, accusati a vario di titolo di associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, illecita concorrenza e violenza privata, il tutto con modalità mafiosa, i figli Gianluca e Samuele, l’ex consigliere regionale Gina Cetrone e l’ex marito Umberto Pagliaroli.

L’avvocato Luca Giudetti ha impugnato l’ordinanza cautelare sottolineando la mancanza dei gravi indizi di colpevolezza  a carico di Lallà non avendo lui partecipato all’estorsione ai danni dell’imprenditore di Pescara messa in atto dai suoi figli e da Agostino Riccardo su incarico di Cetrone e Pagliaroli.  Nessuna aggravante di tipo mafioso quindi secondo la difesa che ritiene che il reato andrebbe riqualificato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sarà invece depositato domani il ricorso a Riesame da parte di Umberto Pagliaroli che attende anche che il gip Antonella Minunni si pronunci sull’istanza di revoca della misura cautelare presentata dall’avvocato Cesare Gallinelli con la quale si sostiene l’incompatibilità con il regime carcerario per motivi di salute. Anche la difesa di Gina Cetrone attende la decisione del gip sulla richiesta di revoca della custodia cautelare in carcere prima di impugnare il provvedimento davanti al Tribunale della Libertà.“