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Occupazione, allarme della Uil: nel Lazio oltre 4mila posti di lavoro persi o a rischio

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Sono oltre 4mila i posti di lavoro persi o attualmente ad alto rischio a Roma e nel resto del Lazio. L’allarme è lanciato dalla Uil che, in un’indagine sull’occupazione e la condizione delle aziende nella regione, fa il punto sulla crisi che investe la Capitale ma anche sulle altre criticità regitrate nella regione. Punto di partenza di questa analisi è rappresentato dai contratti di lavoro: il 36,6% di quelli attivati lo scorso anno è stato di un solo giorno e il 20% dai due ai trenta giorni. Percentuali che spingono a rileggere, e non certo in positivo, il lieve miglioramento registrato dai dati sull’occupazione.

“Non è sufficiente dire  -commenta il segretario generale della Uil del Lazio Alberto Civica– che le attivazioni sono leggermente in aumento per pensare che l’occupazione sia ripartita; bisogna analizzare la specificità dei contratti e sapere che in un anno un lavoratore riesce ad avere 5-6 ma anche 15 o 20 contratti di un giorno non ci consola. Questo non è lavoro. E’ elemosina. Del lavoro non ha le garanzie, la stabilità o presunta tale, ma soprattutto non ha la dignità. E in più ci imbattiamo costantemente in nuove crisi che comportano licenziamenti, cassa integrazione o trasferimento altrove, spesso nelle città del nord Italia”. La perdita di posti di lavoro stabili e a tempo indeterminato appare più sostituita dal lavoro precario. “Complessivamente, nel Lazio, negli ultimi 5 anni – agigunge il sindacalista – le retribuzioni medie del settore privato sono aumentate di appena l’1% in termini nominali, pari ad appena 5 euro di aumento mensili”.

La situazione non risparmia nessun settore dell’economia, dall’edilizia alla grande distribuzione, dall’agroalimentare alla vigilanza privata, il settore assicurativo e il credito, che pure un tempo rappresentavano più di altri una certezza per i lavoratori. Anche il lavoro in banca ha smesso di essere una garanzia: oltre mille sono stati i lavoratori bancari licenziati nel Lazio e pià cento le filiale chiuse. “Almeno altri mille nel Lazio – spiega la Uil – hanno perso il lavoro nel settore della grande distribuzione: Unicoop Tirreno (145 esuberi), Autogrill Termini (22 gestiti in solidarietà), La Cart (27 esuberi), Carrefour Iper (78), Auchan-Conad (3 mila esuberi a livello nazionale, di cui oltre il 20% nella nostra regione)”. Una lista purtroppo ancora molto lunga, che comprende anche gruppi internazionali come Astaldi Spa, Condotte Spa, Pavimental Spa che ha dato il via alla cassa integrazione straordinaria per i suoi 1.000 lavoratori complessivi (di cui 100 a Roma), Spea Engineering spa, attualmente in fase di riorganizzazione societaria con circa 200 posti di lavoro a rischio tra Roma e Fiumicino (800 in totale). 

“Una situazione, quella dell’edilizia, che – commentano Civica e il segretario generale della Feneal Uil di Roma e del Lazio Agostino Calcagno – non accenna a migliorare. D’altronde, come potrebbe essere diversamente se non si fanno investimenti? La totale mancanza di qualsiasi progettualità mette in crisi le imprese che, di conseguenza, si rifanno sui lavoratori. Niente opere pubbliche equivale a niente lavoro”. Ma se deilizia e grande distribuzione sembrano fare la parte del leone in questa classifica al ribasso, è in sofferenza anche il mondo dell’agroalimentare.

Ce n’è anche per la provincia di Latina. Alle crisi aziendali già elencate nel resto del Lazio si aggiungono i 122 esuberi della Corden Pharma di Sermoneta e la Sicamb spa di Cisterna, azienda aeronautica che ha aperto lo stato di crisi.

“Queste le crisi emerse da una prima verifica confrontando i dati delle nostre strutture – spiega la Uil – non escludiamo che i numeri possano essere più alti purtroppo. Sicuramente la stagnazione che sta caratterizzando la nostra regione e Roma in particolare non aiutano. Se non ripartono gli investimenti pubblici, se non si lavora in sinergia crediamo che poco possa cambiare e la situazione lavorativa sarà destinata a peggiorare”. “