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Malasanità ed eventi sentinella: come si può combattere

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In Calabria si è verificato l’ennesimo caso di malasanità: un pensionato è morto all’improvviso in ospedale.

A Serra San Bruno in Calabria si è verificato l’ennesimo caso di malasanità. Questa volta, la vittima è un pensionato deceduto in ospedale. Analizziamo più nel dettaglio cosa è successo e se il ministero della Salute si è mosso in qualche modo per contrastare questo diffuso fenomeno.

Il fatto

A Serra San Bruno in Calabria è morto un anziano ricoverato in ospedale. Le sue condizioni si sono misteriosamente aggravate, fino a quando non è deceduto. Inoltre, dal momento che l’ascensore dell’ospedale era rotto, non è stato possibile portare subito la salma in obitorio. Non è la prima volta che accadono cose del genere in questo ospedale. In passato, infatti, ci sono stati dei precedenti. Adesso sono stati chiamati i tecnici che provvederanno ad aggiustare il guasto. Tuttavia, rimane una questione non secondaria. Già lo scorso dicembre, l’ospedale aveva avuto un ascensore in avaria. A Gennaio 2019, invece, l’ospedale era ritornato al centro delle cronache perché non aveva sufficienti posti in obitorio. Così le bare erano state sistemate in un corridoio adiacente. Non proprio una sistemazione ortodossa.

Nelle altre regioni

La Calabria non è l’unica regione in cui si è verificato un caso del genere. La Campania purtroppo è tristemente famosa per la diffusa malasanità. Come ad esempio il caso della donna in rianimazione ricoperta di formiche all’ospedale San Giovanni Bosco. Non pensiamo che però il nord Italia sia immune a questa piaga. Grazie ai dati raccolti da una commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari, si capiscono molte cose. Su 570 casi di presunti errori monitorati, 117 si sono verificati in Sicilia, 107 in Calabria, 63 nel Lazio, 37 in Campania, 36 in Emilia Romagna e Puglia, 34 in Toscana e Lombardia, 29 in Veneto, 24 in Piemonte, 22 in Liguria, 8 in Abruzzo, 7 in Umbria, 4 nelle Marche e Basilicata, 3 in Friuli, 2 in Molise e Sardegna, 1 in Trentino. Questo vuol dire che oltre la metà dei casi (303, ovvero il 53,1%) è riferito alle regioni del Sud (Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia). Ciò evidenzia come le regioni che spendono di più per la sanità non attengano poi i risultati migliori. Dipende sempre da come vengono gestite le risorse a disposizione. In assoluto, la Sicilia e la Calabria sono le regioni con più casi di malasanità e il più alto numero di decessi.

Il problema della malasanità in Italia

Come abbiamo visto, purtroppo la malasanità è un problema diffuso in tutta la penisola. Nello specifico, secondo i dati diffusi dal Ministero della Salute, ogni anno vengono denunciati 34mila casi di malasanità. Le statistiche spiegano che, in realtà, il numero dei casi reali ammonterebbe a 300 mila. Non solo, si stima inoltre che siano 26 gli interventi chirurgici in cui viene operato l’arto sbagliato, 16 gli interventi effettuati su pazienti sbagliati. Non solo, ci sarebbero ben 159 le garze dimenticate all’interno dei pazienti. 139 di loro sono deceduti per setticemia. Infine, sono 471 le cadute in ospedale con differenti conseguenze. Insomma, dei numeri non proprio rassicuranti. Guardandoli, ogni volta che si entra in ospedale si teme di non uscirne più. Non solo, in questo modo si va a minare la relazione di fiducia tra paziente e medico, fondamentale per la buona riuscita di qualsiasi terapia.

Eventi sentinella

Nonostante questi problemi siano diffusi in modo capillare, è stato creato un sistema per accorgersi dei casi di malasanità per poi contrastarli. Si tratta dei cosiddetti eventi sentinella. Vengono definiti come: “Evento avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Sistema Sanitario. Il verificarsi di un solo caso è sufficiente per dare luogo ad un’indagine conoscitiva volta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili al fine di attuare le adeguate misure correttive da parte dell’organizzazione”. Alcuni esempi gli abbiamo già citati. Sono la procedura in paziente sbagliato; procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata (lato, organo o parte); errata procedura su paziente corretto; strumento o altro materiale lasciato all’interno del sito chirurgico che richiede un successivo intervento o ulteriori procedure; reazione trasfusionale conseguente ad incompatibilità AB0. Insomma, tolti i termini tecnici, si tratta di quegli eventi che potrebbero essere il sintomo che ci sia effettivamente malasanità in una struttura.

Monitoraggio degli eventi sentinella

Per contrastare i casi di malasanità, il Ministero della Salute ha fatto partire nel 2005 un protocollo sperimentale di monitoraggio degli eventi sentinella per garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Come si procede a questo punto? Gli obietti del Ministero della Salute si sviluppano su due livelli, uno centrale e uno locale. A livello centrale si procede tramite: raccolta ed analisi delle segnalazioni riguardanti gli eventi sentinella, elaborazione e disseminazione di “Raccomandazioni” specifiche rivolte a tutte le strutture sanitarie, valutazione dell’implementazione delle Raccomandazioni da parte delle strutture sanitarie, ritorno informativo alle strutture sanitarie. A livello locale invece, raccolta delle segnalazioni riguardanti gli eventi sentinella, analisi delle cause e dei fattori contribuenti e determinanti per l’accadimento degli eventi stessi, individuazione ed implementazione delle azioni preventive e verifica dell’effettiva implementazione delle azioni preventive e della loro efficacia sul campo.

Come viene gestito il problema adesso

Nonostante sia stato effettuato un tentativo di monitoraggio, ancora non sono stati raggiunti dei risultati soddisfacenti. Esiste ancora un divario molto ampio tra nord e sud. Ormai, andare in ospedale, anche solo per sottoporsi a delle operazioni di routine, sembra ormai una partita a carte con il destino. Per non parlare poi dei casi di malasanità che coinvolgono donne che scelgono di praticare un aborto o persone anziane in case di riposo. Il ministro della Salute Giulia Grillo, membro del governo giallo verde, ha più volte ripetuto che “Chi sbaglia pagherà”. Fino ad adesso non si è ancora mosso nulla. I numeri rimangono gli stessi e i casi di malasanità si sentono ancora troppo spesso nella cronaca di tutti i giorni. Il principio è corretto, ma forse, oltre a parlare e a promettere, bisognerebbe anche agire.

 

A cura di B.P.