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Mafia, dopo 30 anni arrestati i killer dell’omicidio Failla

Giuseppe Failla fu assassinato all’interno del suo bar il 9 ottobre del 1988 a Gela

Quando si dice “cold case”. Con gli arresti di questa mattina ad opera dei carabinieri del Ros, si riapre prepotentemente l’inchiesta sull’omicidio di Giuseppe Failla, avvenuto il 9 ottobre del 1988 a Gela. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta, hanno permesso di individuare mandanti ed esecutori dell’uccisione del 5oenne. In manette Sono finiti Cataldo Terminio e Angelo Bruno Greco.

La vittima

Giuseppe Failla, 50 anni incensurato, era  il proprietario dell’omonimo bar di via Cadorna, stradina del centro storico di Gela che collega corso Vittorio Emanuele a piazza municipio. L’omicidio fu eseguito alle prime ore del mattino, dopo l’apertura. Il cadavere crivellato di colpi di pistola era dietro il bancone e fu scoperto da avventori entrati per un caffe’. Nessuno era riuscito a identificare gli autori e scoprire il movente del delitto, da inquadrare nella guerra Stidda-Cosa nostra. Fino ad oggi.

L’inchiesta, condotta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, si è avvalsa delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia come Leonardo Messina, Ciro Gaetano Vara e Salvatore Ferraro.

Secondo gli inquirenti ideatore ed esecutore materiale dell’omicidio sarebbe stato Cataldo Terminio, uomo d’onore della famiglia di San Cataldo

Terminio sarebbe stato supportato da Angelo Palermo, che avrebbe avuto il compito di autista del commando, e da Angelo Bruno Greco, appartenente alla famiglia di Gela, quale basista. L’omicidio sarebbe scaturito dalla volonta’ di Cataldo Terminio di vendicare la morte del padre Nicolo’, uomo d’onore di Cosa Nostra, ucciso in un agguato a San Cataldo il 17 aprile 1982 dagli appartenenti al gruppo dei cosiddetti “stiddari selvaggi” di cui Giuseppe Failla era espressione. un clan criminale formato da fuoriusciti da Cosa Nostra a seguito di contrasti per la spartizione dei proventi di alcune estorsioni, che negli anni ’80 ingaggio’ una sanguinosa faida fatta di omicidi incrociati con gli appartenenti della famiglia mafiosa di San Cataldo. Dalle dichiarazioni dei pentiti e’ emerso inoltre che Giuseppe Madonia, rappresentante provinciale di Cosa Nostra a Caltanissetta, avrebbe dato il suo assenso all’omicidio appoggiando la linea di Cataldo Terminio. Quest’ultimo, nonostante una lunga detenzione, occuperebbe ancora posizioni di vertice nell’organizzazione, come accertato nel corso del Processo Kalyroon.