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Macerata, maxi operazione antidroga di Polizia e Carabinieri: 17 arrestati. C’è anche Oseghale

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Tra gli arrestati anche tre accusati dell’omicidio di Pamela Mastropietro

MACERATA – Doppia operazione distinta ad opera della Polizia e dei Carabinieri nel territorio di Macerata nell’ambito delle attività di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti. Diciassette in totale le persone arrestate, tra cui anche Innocent Oseghale, il nigeriano recentemente rinviato a giudizio per l’omicidio di Pamela Mastropietro, il cui processo secondo rito ordinario si celebrerà il prossimo febbraio.

L’operazione della Polizia

L’attività investigativa della Polizia è scattata agli inizi di marzo, dopo l’omicidio di Pamela e la tentata strage compiuta da Luca Traini. Inchiesta antidroga che ha portato al deferimento all’autorita’ giudiziaria di 33 persone e sono state emesse quindici misure cautelari personali, di cui tredici custodie cautelari in carcere e due divieti di dimora. Si tratta di una complessa operazione della Squadra Mobile, coordinata dal procuratore capo di Macerata, Giovanni Giorgio. Le indagini della Polizia sono state particolarmente articolate, realizzate con lo strumento delle intercettazioni telefoniche, l’impiego di strumentazione tecnica altamente sofisticata, con presidi tecnologici di ripresa e di localizzazione, appostamenti, pedinamenti e l’impiego di personale sotto copertura che, in forza della normativa esistente, in varie occasioni ha acquistato sostanza stupefacente dagli spacciatori. Le risultanze investigative hanno permesso, quindi, di accertare una fiorente attività di spaccio di eroina gestita da cittadini extracomunitari di origine africana, la maggior parte di nazionalità nigeriana I luoghi in cui avveniva lo spaccio di droga interessavano in particolare il Comune di Treia e la sua frazione Passo di Treia, numerose zone del centro cittadino (Giardini Diaz, Parco Fontescodella, via Pace, via Roma) e i due istituti scolastici di Macerata, la ‘Enrico Fermi’ e il ‘Galilei’, luoghi frequentati anche da minori che, in varie occasioni, erano loro stessi gli acquirenti della sostanza stupefacente. Le tecniche di indagine adottate hanno consentito di documentare la rete di spaccio mediante l’utilizzo di strumentazione tecnica all’avanguardia come telecamere ad altissima risoluzione installate nei luoghi tenuti sotto sorveglianza. L’indagine e’ stata condotta raccogliendo la testimonianza di circa cinquanta persone, con l’analisi del traffico telefonico di circa quaranta utenze, con accertamenti che hanno così permesso di accertare circa 1250 cessioni nella provincia maceratese in tutte le ore della giornata e con clientela assai variegata. Si trattava di un “commercio di sostanze stupefacenti al minuto” cedute anche a minorenni ed a “basso costo”.

I destinatari delle quindici ordinanze di custodia cautelare sono in maggioranza nigeriani, regolari sul territorio nazionale con permessi di soggiorno per richiesta di asilo e motivi umanitari.

L’operazione dei Carabinieri

I carabinieri, anche loro operativi nei territori di Macerata, Treia e Ferrara, hanno invece arrestato 4 persone: oltre a Oseghale, gli altri nomi noti sono quelli di Lucky Awelima e Desmond Lucky, altri due nigeriani che secondo le indagini dei carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Macerata e della procura maceratese sarebbero coinvolti nel delitto Mastropietro. Anche per questi l’ordinanza di custodia cautelare è stata notificata nel carcere di Ferrara: dove stanno scontando in primo grado una condanna ad anni 8 di reclusione per il primo e a anni 6 per il secondo. L’operazione, che ha impiegato oltre 100 militari, è stata svolta con l’ausilio di cani antidroga del Nucleo Carabinieri Cinofili di Pesaro e di un elicottero del 5 Nucleo Elicotteri Carabinieri di Pescara. Le indagini sono state condotte dagli investigatori del Reparto Operativo di Macerata insieme a quelli del Nucleo operativo della Compagnia di Tolentino, nello sviluppo delle indagini svolte a seguito dell’omicidio di Pamela Mastropietro, e mediante investigazioni di tipo tecnico e tradizionale sono stati acquisiti gravi indizi di colpevolezza, per il reato di concorso in spaccio continuato di sostanze stupefacenti, a carico di alcuni cittadini di nazionalita’ nigeriana, depositando la relativa informativa di reato con richiesta di applicazione di provvedimenti restrittivi della liberta’ personale. Il tribunale di Macerata ha concordato pienamente con le risultanze investigative, accogliendo la richiesta ed emettendo quindi la misura cautelare. L’attivita’ degli inquirenti ha permesso di ricostruire una fitta rete di cittadini stranieri – per la gran parte nigeriani – che si erano spartiti la piazza dello spaccio di stupefacenti (principalmente di eroina) suddividendo la citta’ di Macerata in 3 aree (nord-zona Santa Croce, centro-zona Giardini Diaz e sud-zona Ospedale), con l’accordo rigoroso di non invadere l’altrui territorio.

Come funzionava il sistema dello spaccio?

La duplice attività investigativa ha consistito di fare luce su un sistema di spaccio basato su una gestione a cascata dove l’indagato principale provvedeva alla cessione dello stupefacente sia in prima persona che avvalendosi di altri suoi connazionali, i quali, come costante modus operandi, nascondevano in bocca le dosi di eroina per poi consegnarle ai clienti dopo averne riscosso il pagamento. Generalmente ogni dose era da mezzo grammo ciascuna e veniva venduta al prezzo di 30/35 euro.

Stando ai dati raccolti dagli inquirenti, tra maggio 2016 e giugno 2018 sarebbero stati ceduti 1,636 kg di eroina in circa 2.800 occasioni nella città di Macerata e zone limitrofe. Il tutto per un provento illecito di circa 100.000 euro.

Dall’attività investigativa e’ stato possibile appurare che l’approvvigionamento di eroina avveniva ad Ancona ad opera di alcuni complici, i quali utilizzavano la tecnica dell’ingerimento e occultamento degli ovuli nel proprio corpo.

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