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“L’Italia del fare” punta su Boccia come alternativa di governo

Da sinistra Giuseppe Bono (Ad Fincantieri), Vincenzo Boccia (presidente Confindustria), Alberto Brandani (Presidente Federtrasporto)

Forse è proprio Boccia l’uomo della provvidenza che potrebbe interpretare l’altra Italia da opporre all’apparentemente granitica maggioranza gialloverde

Con una tempistica casuale ma più che mai efficace, all’indomani della bocciatura dell’accordo con l’Ue da parte del Parlamento britannico e il ritorno delle preoccupazioni attorno alle possibili conseguenze della Brexit, alcune tra le più significative figure del mondo delle imprese, delle infrastrutture, delle banche e della politica del nostro Paese si sono ritrovati alcuni giorni fa a Roma nella cornice della Biblioteca Angelica per il convegno “L’Italia del fare: infrastrutture e crescita, banche e competitività, il ruolo delle fondazioni bancarie”, organizzato da Fondazione Formiche, The Skill e Federtrasporto.

Al convegno, segnalato da giornali e televisioni – ma non abbastanza, vista la platea dei relatori, degli ospiti e dei temi trattati – , sono intervenuti Vincenzo Boccia (presidente Confindustria), Alberto Brandani (presidente Federtrasporto), Giuseppe Bono (amministratore delegato Fincantieri), Antonio Patuelli (presidente ABI), Antonio Fazio (ex governatore Banca d’Italia), Matteo Melley (vicepresidente ACRI), Fabrizio Palenzona (presidente Aiscat), Vincenzo De Bustis (consigliere delegato Banca Popolare di Bari) e Angelo De Mattia (editorialista). Ad ascoltarli una platea d’eccezione: imprenditori come Cesare Trevisani (vicepresidente del Gruppo Trevi), Duccio Astaldi (già presidente del Consiglio di Gestione di Condotte), Angelo Donati (CEO & Founder di Donati S.p.A.), Pierluigi Sassi (vicepresidente di Groupe Roullier), Francesco Bellavista Caltagirone e Gaetano Maccaferri (presidente Gruppo Maccaferri); politici e rappresentanti delle istituzioni come l’ex presidente del Senato Renato Schifani, l’ex presidente del Consiglio di Stato Pasquale de Lise, l’avvocato generale dello Stato Massimo Masella, l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini, il consigliere dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti Mario Valducci, Luigi Grillo (già presidente Commissione Lavori Pubblici del Senato), Giuseppe Gargani (ex presidente della Commissione Giustizia della Camera), l’ex parlamentare europeo Vito Bonsignore; esponenti del mondo bancario e della finanza come Divo Gronchi (presidente Cassa di Risparmio di San Miniato) e il finanziere Raffaele Mincione (socio di Banca Carige); professionisti come l’avvocato Francesco Giuliani (partner Studio Fantozzi), il commercialista Andrea Di Mise (Studio Di Mise) e l’avvocato Francesco Bruno (partner Studio Pavia e Ansaldo, docente dell’Università Campus Bio-Medico di Roma).

Centrali nel dibattito sono stati i temi relativi alla crescita, alla realizzazione delle infrastrutture e al ruolo delle banche e delle fondazioni bancarie, soprattutto alla luce della legge di bilancio che su queste materie si presenta, a detta di molti presenti, inadeguata in relazione alle prospettive di recessione del Paese e alla condizione che il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha definito di stagnazione.

Ma l’attenzione si è concentrata inevitabilmente anche sugli ultimi sviluppi della Brexit e i risvolti per l’Italia.

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha osservato che “è evidente che la Brexit comporta maggior incertezza per l’economia, e i dati previsionali del rallentamento dell’economia globale non fanno presagire niente di positivo”, ma ha anche sottolineato che “il problema non è quante imprese collaborano con la Gran Bretagna, ma come l’Italia potrebbe e dovrebbe candidarsi ad attrarre investimenti”. Il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli, ha invece fatto notare che con la Brexit e le incertezze sul mancato accordo con Bruxelles, Londra rischia di perdere il suo ruolo di capitale finanziaria europea, “nella totale incertezza del diritto”.

In ottica crescita, Boccia non ha risparmiato critiche alla politica economica del governo (“Sarebbe opportuno cominciare a pensare elementi compensativi della manovra”). 

E sulle infrastrutture ha lanciato un messaggio al ministro Danilo Toninelli per la tanto attesa analisi costi-benefici sulla Tav: “Spero che Toninelli valuti soprattutto l’impatto sull’occupazione”.

Se Alberto Brandani, presidente di Federtrasporto, ha sottolineato come sia importante far concludere i lavori dei cantieri rimasti fermi e rilanciare la realizzazione di nuove opere pubbliche, l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono ha chiarito i tempi di ricostruzione del Ponte Morandi di Genova: “Abbiamo detto dodici mesi dal momento in cui la demolizione sarà completata. La demolizione dovrebbe essere pronta fra marzo e aprile”.

Infine, invitato a parlare dai relatori del convegno, l’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, in una delle sue rarissime uscite pubbliche, è intervenuto richiamando l’attenzione su quanto sia necessario “tornare a fare politica economica”, mettendo in campo “investimenti pubblici che possano generare vera occupazione”.

Particolarmente apprezzato dalla “platea del fare” l’intervento del presidente degli industriali, al punto che la voce ricorrente nei capannelli creatisi al coffee break e alla colazione che si è tenuta alla fine della mattinata di lavori era la seguente: forse è proprio Boccia l’uomo della provvidenza che potrebbe interpretare l’altra Italia da opporre all’apparentemente granitica maggioranza gialloverde che, se è sempre più verde nei sondaggi (si veda la crescita della Lega) è sempre più influenzata, dalle politiche del lavoro a quelle infrastrutturali ed economiche, dal verbo grillino.

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