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Legale di Bossetti: “Ho toccato con mano la disperazione umana di un uomo che non ha potuto difendersi”

L’Avv. Salvagni, legale di Massimo Bossetti, accusato di essere il colpevole dell’omidio di Yara che ha sconvolto l’Italia intera, ha dichiarato: “Il libro di Bossetti è un’idea nata insieme. Ho toccato con mano la disperazione umana, non poter dimostrare la propria innocenza crea un cortocircuito che porta un uomo anche ad accarezzare l’idea di farla finita. L’accusa si basa sul test del dna, ma continuano a negarci di rifare il test e non abbiamo neanche mai potuto vedere i reperti. Abbiamo fatto ricorso a Strasburgo per la violazione dei diritti di difesa, che potrebbe aprire le porte ad una revisione del processo. Quando sono state sentite a dibattimento le compagne di corso di ginnastica della povera Yara tutti hanno percepito una certa reticenza. Abbiamo piste alternative”

L’avvocato è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

 Bossetti, condannato per l’omicidio di Yara Gambirasio, ha deciso di scrivere un libro sulla sua vicenda. “E’ un’idea nata insieme nei vari colloqui con Bossetti –ha affermato Salvagni-. Da una parte lui vuole esternare tutta la sua rabbia per la mancata possibilità di difendersi realmente, le pressioni psicologiche, la vita carceraria, le illusioni, le delusioni. Dall’altra parte ci sono io, questo è un processo che mi ha cambiato la vita, ha inciso profondamente sul mio essere. Ho toccato con mano la disperazione umana, non poter dimostrare la propria innocenza crea un cortocircuito che porta un uomo anche ad accarezzare l’idea di farla finita”.

La prova regina e quel test del DNA negato

“I reperti, nel caso specifico gli indumenti di Yara, la difesa non li ha mai neppure potuti vedere. Non sappiamo se quegli slip esistono davvero o se hanno i buchi perché sono stati fatti i prelievi del dna. Per prima cosa vorremmo vederli e poi poterli analizzare perché siamo convinti che l’esame del Dna condotto solo dal Ris sia sbagliato. Siamo convinti che rifacendo quell’esame verrebbe fuori un risultato completamente diverso. Se uno viene accusato sulla scorta del dna e sa di essere innocente è chiaro che chieda di rifare il test. Che i campioni del dna ci siano lo dicono anche i consulenti dell’accusa, quindi mi domando perché si continua a negare l’unica cosa sensata, cioè rieseguire il test. Noi ci speriamo ovviamente. Stiamo raccogliendo ulteriori elementi che vanno nella direzione di dimostrare che quei risultati non sono veritieri, che ci sono degli errori. Il problema è che noi aggiungiamo piccoli sassolini ogni volta, ma non riusciamo a ribaltare il banco perché si basa tutto su quel dna, se non abbiamo la possibilità di analizzare i reperti come facciamo? Abbiamo fatto ricorso a Strasburgo per la violazione dei diritti di difesa. Strasburgo potrebbe dire che Bossetti non ha avuto la possibilità di difendersi nel processo, questo aprirebbe subito le porte ad una revisione. Ci sono diverse piste investigative molto interessanti. Noi stessi stiamo portando avanti un paio di piste che riteniamo accreditate. E’ chiaro che noi non abbiamo gli strumenti della Procura della Repubblica. Se non fosse Bossetti il colpevole, e io sono convinto che non lo sia, di materiale su cui indagare ce ne sarebbe parecchio. Quando sono state sentite a dibattimento le compagne di corso di ginnastica della povera Yara tutti hanno percepito una certa reticenza. La stessa insegnante ha ripetuto più volte di non ricordare. C’è sicuramente della reticenza. Non dimentichiamo che Yara e Bossetti non sono mai stati visti insieme. In questo processo non torna nulla. E’ come un grande puzzle in cui si vogliono mettere pezzetti che non combaciano”.