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martedì 28 Giugno 2022

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Lago della Duchessa, i rischi per la biodiversità all’attenzione della commissione XII

Lago della Duchessa, i rischi per la biodiversità all’attenzione della commissione XII

Eccessiva la presenza di animali da allevamento attorno al bacino lacustre situato tra le montagne al confine con l’Abruzzo.

Una fonte d'acqua. 13/06/2022 – Audizione oggi in commissione dodicesima sul tema del degrado del lago della Duchessa. Il bacino lacustre situato sulle montagne al confine tra Lazio e Abruzzo è compromesso da anni, come è scaturito dall’audizione, dall’elevato numero degli animali che vi pascolano attorno, le cui deiezioni abbassano il livello qualitativo delle acque lacustri e attentano, come sostenuto dalle associazioni a difesa dell’ambiente richiedenti l’audizione, alla biodiversità del lago. I responsabili della riserva naturale hanno spiegato le azioni che si stanno mettendo in opera al fine di contrastare questa situazione di degrado ambientale, che dovrebbe portare a risultati concreti molto presto, è stato detto.

In particolare, il Movimento ecologista EcoItalia Solidale, presente in audizione con due suoi rappresentanti, ha sottolineato come la forte presenza di bovini ed equini nell’area comprometta la conservazione dell’habitat sia a causa del sovrapascolamento che dell’abbeveraggio ma soprattutto per il grande volume di escrementi depositati ai bordi del lago e al suo interno. Situazione testimoniata da numerose foto mostrate in audizione, e alla quale va posto immediato rimedio, secondo l’associazione, facendo rispettare anzitutto le regole ben precise, che esistono, sulla presenza degli animali da allevamento nei paraggi del lago. In mancanza di ciò il lago è destinato a deperire definitivamente, a detta degli intervenuti. 

Per la Riserva naturale regionale Montagne della Duchessa, il direttore ha confermato che la situazione è effettivamente quella che è stata esposta, anche se, in una riunione immediatamente successiva all’insediamento della attuale gestione, vi era stato un accordo bonario tra associazioni e allevatori che non si è rivelato sufficiente, stando ai fatti. Un investimento di centomila euro della Regione è stato finalizzato a realizzare un abbeveratoio che distolga gli animali dall’acqua del lago. Anche un altro fontanile è in corso di realizzazione dalla parte opposta, ma è stata rallentata da atti vandalici. Sono state anche stipulate convenzioni con Roma tre per lo studio delle acque del lago, ha aggiunto il direttore. 

Secondo  l’ Ufficio Tecnico Naturalistico della Riserva naturale, la vocazione del territorio è sempre stata quella del pascolo, ma il problema è che il pascolo è cambiato negli anni, da quello prevalentemente ovino che vi era in precedenza a quello attuale, soprattutto bovino ed equino, che comporta, per la mole degli animali, un maggior dispendio di risorse naturali da un lato e, dall’altro una molto maggiore mole di deiezioni. Inoltre sono implicate nell’area anche competenze di livello superiore a quello regionale, il che complica il quadro della situazione. Inoltre va osservato che la fine estate, in cui sono stati effettuati i controlli, è sicuramente il periodo peggiore da questo punto di vista. Quanto alla recinzione, non ha superato il vaglio della procedura burocratica, quindi non si è realizzata, ha aggiunto l’ufficio tecnico della riserva.

Il responsabile delle guardie della Riserva ha chiarito come il lago rappresenti uno dei pochi punti in cui abbeverarsi nel raggio di circa 15 km per alcune centinaia di capi, ragion per cui è plausibile che qualche capo sia sempre presente intorno al lago. Tra l’altro una parte di essi è anche proveniente dal vicino Abruzzo, dove insiste una analoga carenza di punti d’acqua. La situazione viene monitorata da circa 15 anni e anche uno studio è stato fatto per avere un’idea della conformazione del lago. Il dialogo con le amministrazioni sugli usi civici è costante; si dovrebbe addivenire in tempi brevi a un piano per l’ utilizzo dei pascoli, ha concluso il capo delle guardie della Riserva. 

Il  responsabile della direzione regionale Ambiente ha ripreso specialmente il tema del cambiamento del tipo di pascolo, che risulta particolarmente pesante da sopportare per un lago già di per sé non particolarmente ricco di sostanze nutritive, come è emerso da studi fatti. Anche i cambiamenti climatici, con la sempre minore entità di precipitazioni, fanno la loro parte in negativo. La recinzione non avrebbe poi risolto gran che,a suo avviso, mentre la vera soluzione è quella già esposta di una distribuzione degli animali su area più vasta, praticabile solo moltiplicando i punti di abbeveraggio per gli stessi, come da scheda apposita allegata al piano della riserva. 

Fine luglio dovrebbe essere la tempistica plausibile per questi interventi, ha detto il direttore della riserva in risposta a uno specifico quesito del presidente della commissione, che ha accettato la proposta proveniente dalla Riserva di un nuovo incontro a breve termine per verificare la situazione. La raccolta dati ha bisogno però di più tempo per fornire dati certi, ha fatto presente l’ufficio tecnico della riserva, parlando del 2026 come termine plausibile. I dati sul numero del bestiame insistente nell’area dopo la realizzazione degli interventi in fase di attuazione possono  essere però rilevati  anche nell’immediato ad opera delle guardie, ha detto il direttore regionale in ciò confortato dal sostanziale assenso del responsabile delle guardie. L’audizione si è conclusa quindi con la prospettiva di una verifica a fine estate dello stato della situazione oggi delineata.

 

 

  A cura dell’Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio