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La Chiesa scende in campo:”Genova simbolo contro le armi”

 

Genova è sempre stata un simbolo di accoglienza, non può accettare una nave carica di armi». Va dritto al punto don Maurizio Verlezza, direttore dell’Opera Salesiana Don Bosco di Sampierdarena. I salesiani sono tra le tante associazioni cattoliche scese in campo nel boicottaggio contro la nave delle armi, la Barhi Yanbu che arriverà a Genova domani mattina. Associazioni che in un documento hanno chiesto alle istituzioni locali di adoperarsi per impedire l’attracco della nave. «Siamo di fronte a una guerra mondiale a pezzi, come ha detto Papa Francesco. Conflitti che non fanno clamore ma continuano a portare morte e distruzione – spiega don Maurizio –. Noi siamo per la pace e vogliamo ribadirlo anche in questa occasione che ci tocca direttamente, schierandoci contro l’imbarco di armi destinate a uccidere innocenti».

Nessuna protesta eclatante. «Rispondiamo alla violenza e all’intolleranza tutti i giorni. Con i fatti, tendendo la mano a chi è diverso – continua don Verlezza –. Qui a Sampierdarena, nel nostro istituto, convivono ragazzi di 44 nazionalità diverse che sono il simbolo concreto della condivisione e della pace. Giovani che ci fanno ben sperare, il problema sono gli adulti».

Intanto la mobilitazione per bloccare il cargo che da anni effettua la rotta tra Francia e Arabia Saudita, dove scarica i cannoni utilizzati nella guerra in Yemen provocando la morte di migliaia di civili (come ha rivelato un’inchiesta giornalistica francese), continua. I portuali, riuniti in assemblea venerdì sera, hanno deciso che domani mattina verificheranno il carico della nave. «Quando arriverà, sapremo se è vero che non caricherà armi ma merci varie – spiega Antonio Benvenuti, Console della Compagnia Unica – Manderemo le squadre con nostri delegati per verificare se è effettivamente così. In caso contrario, anche se si trattasse di proiettili vuoti, sarà sciopero. Noi diamo un segnale: a Genova il porto resta chiuso alle armi». Mentre il collettivo autonomo dei lavoratori portuali (Calp) domani mattina organizzerà un presidio al varco portuale Etiopia (dalle 9 in lungomare Canepa) e invita tutti i genovesi a partecipare alla mobilitazione. «Quella nave non deve attraccare a Genova, né ora, né in futuro – si legge sulla pagina Facebook del collettivo –. Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ad una battaglia che non può essere solo dei lavoratori ma di chiunque voglia opporsi alla violenza della guerra in ogni sua forma». E la Camera del Lavoro di Genova esprime soddisfazione per la ferma reazione della città e per le rassicurazioni del Prefetto sulla natura del carico che sarà imbarcato da Genova. La Cgil ha chiesto che i trattati internazionali firmati anche dall’Italia, a difesa dei diritti umani, vengano rispettati, chiedendo al Governo di intervenire in ogni caso in cui se ne prospetti una violazione.