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Intitolazione dei giardini di via San Faustino alle sorelle Mirabal ‘’Las Mariposas’’

giovedì 23 novembre, alle ore 15.30, in via San Faustino (fronte civico 50), l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi interviene alla cerimonia di intitolazione dei giardini alle sorelle Patria (1924-1960), Minerva (1926-1960) e Maria Teresa (1936 -1960) Mirabal, ‘’Las Mariposas’’ (Le Farfalle) della Repubblica di Santo Domingo, assassinate nel 1960 per la loro strenua opposizione al dittatore Rafael Leónidas Trujillo e al suo durissimo regime che dominò sull’isola caraibica per trent’anni, fino alla rivolta e alla sua uccisione nel 1961.

Nel 1981, durante il primo Incontro Internazionale Femminista, celebrato in Colombia, la Repubblica Domenicana propose di ricordare l’assassinio delle tre sorelle Mirabal il 25 novembre di ogni anno. Quella data fu scelta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per celebrare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
La ricorrenza fu istituita il 17 dicembre 1999 con la risoluzione 54/134.

Alla cerimonia di intitolazione interverranno la Presidente del Municipio 3, Caterina Antola, e il Console Generale della Repubblica Dominicana, Arlene Pena Del Orb.
A conclusione della cerimonia, l’attrice Elisabetta Pogliani leggerà la poesia di Cristina Torre Caceres “Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma’’, scritta nel 2011 e diventata simbolo della lotta contro la violenza di genere.

La poesia 

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.
Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette).
Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucía).
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.
Ma, per carità, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.

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