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Il turismo fantasma ai tempi del Covid: a Firenze 30 mila camere rimaste vuote

27 mila è una stima delle camere dell’offerta turistica alberghiera ed extralberghiera nella sola città di Firenze. Alla quale si devono aggiungere gli 11 mila Airbnb, il cui 30 per cento con l’emergenza coronavirus è stato riconvertito ad affitti a medio-lungo termine. Oggi solo una minima parte di queste strutture sono occupate, il resto sono deserte. Senza contare le scuole per americani, altro settore enorme. Sono 30 mila le camere rimaste vuote a Firenze: è la desertificazione di Firenze ai tempi del Covid.

Numeri che danno l’idea di un impatto pesantissimo sul settore turistico e tutto il suo indotto. E se il centro studi di Confindustria ha denunciato negli hotel la cancellazione del 99% delle prenotazioni a maggio e il 91% a giugno, a lanciare il grido di allarme sono anche le strutture extralberghiere. Imprese che pagano le tasse come strutture turistiche. E che spesso vengono erroneamente (o maliziosamente) confuse con gli irregolari del turismo selvaggio.

Il fenomeno dell’overtourism

Con la pandemia oltre alle tasse e ai costi fissi, a spaventarli sono anche tutte le procedure da mettere in campo in questa fase, come la sanificazione. “Per di più le previsioni dicono che i flussi si dirigeranno verso luoghi aperti e le città d’arte saranno penalizzate”, spiegano. Così chiedono attenzione e sostegno, sintetizzati in un manifesto di richieste. Oltre ad esenzioni e cancellazioni sui tributi locali ed estensioni del credito d’imposta al marzo 2021, così come l’annullamento dei canoni Siae e Scf, propongono al Comune lo slittamento nel pagamento dell’imposta di soggiorno al febbraio 2021. A Comune e Regione chiedono anche la predisposizione di un sistema aggiornato con le riaperture delle rotte europee, che permetta loro di intercettare in modo tempestivo i potenziali clienti.  Al governo chiedono di poter rientrare nelle categorie destinatarie delle misure straordinarie a fondo perduto per il sostegno delle imprese turistico-ricettive. Ma soprattutto una legge nazionale che riconosca un elenco ufficiale delle città d’arte con la denominazione di caratteristiche specifiche di natura culturale ed economica.  E poi l’istituzione di un “Fondo di morosità incolpevole” per tutte le imprese ricettive in difficoltà nel pagamento dei canoni a seguito della crisi. Così come lo snellimento delle procedure, certezze nelle responsabilità, tempi certi per la cassa integrazione. “Il fenomeno dell’overtourism in città d’arte come Firenze va governato – ribadiscono Gandolfo e Tessari – ma la risposta non è chiudere e il Comune lo sa bene, visto tutto quello che ha incassato con la tassa di soggiorno. Bisognerebbe incentivare i privati a fare impresa e mettersi in condizione di competere con regole chiare e semplificate. Il nostro indotto – concludono – ha fatto bene al Pil di Firenze e noi vogliamo tornare presto a farlo”.