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“Il covid esiste e bergamo ne è la prova vivente”: così si fa sentire il direttore dell’ospedale Papa Giovanni

All’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la struttura simbolo della lotta al coronavirus, oggi ci sono solo 16 pazienti positivi al tampone, tutte persone ricoverate per altre patologie. Nessuno di loro ha polmoniti o altri sintomi respiratori. Intanto in tutta la provincia non si registrano decessi per covid da una settimana. Qui interviene il direttore generale dell’Asst, Maria Beatrice Stasi, che risponde così agli scettici che non credono alla gravità della malattia: “Chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori”.

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“Mi stupisce molto che ci sia chi ancora nega l’evidenza. Noi siamo stati testimoni, ma tutto il mondo lo ha visto. Il virus è stato violento e non è ancora debellato, la prudenza è d’obbligo. Non sta a noi partecipare a dibattiti, ma chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori”. Maria Beatrice Stasi è direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nei mesi dell’emergenza coronavirus si è trovata a gestire l’organizzazione della struttura sanitaria nel cuore del focolaio italiano, un ospedale che è arrivato ad avere oltre 500 ricoverati per covid, più di 100 in terapia intensiva. “È qualcosa che nessuna scuola ti prepara ad affrontare”, spiega a Fanpage.it ripercorrendo le ultime settimane in cui, per fortuna, la situazione anche nella bergamasca è decisamente migliorata.

Da una settimana in provincia di Bergamo non ci sono decessi per covid, siamo usciti dall’incubo?

Non solo non abbiamo avuto decessi, ma al momento non abbiamo nessun paziente covid in terapia intensiva. Ci sono 16 persone ricoverate che sono risultate positive al tampone, ma sono tutte arrivate in ospedale per altre patologie o per ricoveri di altro genere, sono tutti paucisintomatici o asintomatici. Nessuno ha polmoniti o problemi respiratori.

Vuol dire che il virus è sconfitto, possiamo smettere di preoccuparci?

No, questo non vuol dire che il virus sia sparito. È ancora presente e i richiami alla prudenza sono doverosi. Il coronavirus c’è ancora e nel mondo ci sono focolai preoccupanti. Tutte le misure prudenziali come la mascherina e il distanziamento devono restare nel nostro modo di agire fino a quando non avremo il vaccino.

Vi è capitato di ricevere in ospedale malati in arrivo dall’estero, i cosiddetti “casi di importazione”?

No, non mi risulta ci siano stati casi dall’estero.

In caso di nuova ondata in autunno sarete pronti?

Adesso abbiamo imparato sul campo, trovandoci di fronte un virus sconosciuto. La strategia vincente in caso di nuova emergenza è “smontare” velocemente i reparti non covid per farli diventare reparti covid. Noi siamo uno dei 16 ospedali di riferimento per la Regione Lombardia. Nel nostro piano per il massimo afflusso abbiamo un allegato che riguarda il riallestimento di posti covid. Ovviamente speriamo di non averne più bisogno.

Quanti posti in terapia intensiva sarete in grado di attivare?

Noi abbiamo già una terapia intensiva grande, ma abbiamo chiesto risorse per ampliarla ulteriormente. Grazie alle donazioni abbiamo aggiunto 12 posti letto. Ora ci serve il personale per farli funzionare: abbiamo chiesto alla Regione di sostenere questo costo. In questo modo potremmo arrivare a 84 posti. Ma ci tengo a sottolineare che in tutti i mesi dell’emergenza non ci siamo fermati, abbiamo fatto nascere in sicurezza 1000 bambini, portato a termine molti trapianti.

C’è ancora, anche tra personaggi pubblici di primo piano, chi è scettico sulla gravità o addirittura non crede all’esistenza del coronavirus.

Mi stupisce molto che ci sia chi ancora nega l’evidenza. Noi siamo stati testimoni, ma tutto il mondo lo ha visto. Il virus è stato violento e non è ancora debellato, la prudenza è d’obbligo. Non sta a noi partecipare a dibattiti, ma chi nega l’evidenza può venire a Bergamo e sentire i racconti degli operatori. Io stesso mi sono ammalata, tre quarti della mia direzione ha avuto il virus, per fortuna non in forma grave. Abbiamo visto famiglie intere contagiate, vissuto esperienze emotivamente pesanti. Negare l’evidenza mi sembra assurdo.

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