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Governo: congelati i fondi per quota 100 e rdc per evitare infrazione

Dopo gli avvertimenti dell’Unione Europea, alla fine il governo ha deciso di congelare i fondi per evitare la procedura di infrazione.

Sono giorni ormai che si parla della minaccia della procedura di infrazione da parte dell’Unione Europea per l’Italia che non sembra essere in regola. Davanti a questo avvertimento, Matteo Salvini ha fatto la voce grossa, dicendo che l’Italia non si sarebbe piegata. È andata davvero così?

La legge di stabilità

Mentre l’Italia stava preparando la legge di stabilità per il 2019 è subito sorto un problema: quanto deficit è consentito? Secondo la cosiddetta “regola del 3%”, l’Italia non dovrebbe avere un deficit del Pil superiore al 3% e il debito non deve superare il 60% del Pil. In base a quanto riportato dei giornali, nessuno all’interno del governo starebbe lavorando per mantenere il deficit interno al 3%. Ci sono infatti due poli opposti. Da una parte Tria, che vorrebbe tenersi intorno al 1,6%, mentre Lega e Movimento 5 Stelle vorrebbero portarlo fino al 2%. La “regola del 3%” è stata stabilità dal Trattato di Maastricht. A livello pratico, ogni paese contratta poi con la Commissione. Ricordiamo però che la situazione italiana non è delle più stabili: è una dei paesi con un dei debiti pubblici più alti al mondo, ben più alto rispetto a quanto consentito dalle leggi europee.

Chi succede a chi non rispetta i parametri?

Il punto fondamentale è mantenere un bilancio strutturale equilibrato. L’Obiettivo di medio termine (OMT) stabilisce i livelli che in teoria si dovrebbero mantenere. Se però degli stati non ci riescono, devono portare il loro deficit strutturale verso l’obiettivo, riducendo il deficit di 0,5 punti ogni anno. Più facile a dirsi che a farsi, dal momento che non esiste una legge universale che vada bene per tutte le economie.

L’Italia e la procedura di infrazione

Il nostro paese non è la prima volta che rischia la temuta procedura di infrazione. Nell’ultimo anno, il nostro debito dovrebbe aumentare di 1,5 punti ogni anno, passando da 132,2% del Pil al 133,7%. Il deficit annuale, invece, nel 2019 dovrebbe arrivare a 2,5% e 3,5% nel 2020. Dunque, ben oltre il livello prefissato. Già nel 2018 l’Italia aveva rischiato una procedura d’infrazione. Alla fine, era stata evitata grazie a delle correzioni della legge di bilancio, tra cui l’impegno ad aumentare l’IVA qualora non vi fossero altre risorse.

Una nuova procedura di infrazione?

Problema: la legge di bilancio si basava su prospettive troppo rosee. L’Italia, infatti, è cresciuta molto meno rispetto alle stime. Ergo, tutte le previsioni sono saltate. A questo punto, il nostro paese ha provato a correre ai ripari, dicendo che aveva speso meno rispetto alle stime della Commissione perché si erano verificate delle entrate non previste. 2 miliardi di euro sarebbero arrivati da un fondo di emergenza accantonato a dicembre, unito a 3,7 miliardi di entrate superiori al previsto e 1,4 miliardi di fondi risparmiati per i cosiddetti reddito di cittadinanza e quota 100. Secondo il governo, questi fondi permetterebbero di far scendere il deficit dal 2,5 al 2,1 del Pil. In termini monetari, da 44,5 a 37,4 miliardi. Tuttavia, la Commissione era rimasta abbastanza scettica davanti a queste previsioni. I due vice-premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno ripetuto per settimane che non ci sarebbero state modifiche ai conti. In particolare, il capo politico del Movimento 5 Stelle diceva: “Spiegheremo all’Europa le nostre ragioni”.

Plot-twist: correzione dei conti

Alla fine, la situazione ha preso una piega diversa, rispetto a quella prospettata da Salvini e Di Maio. Lunedì, durante un consiglio dei ministri dove non era presente nessuno dei due, il governo ha approvato una serie di misure che sono delle vere e proprie correzioni dei conti, come ha sottolineato il Sole 24 Ore. La nuova manovra si divide in due parti: la prima riguarda la legge di assestamento del bilancio, mentre la seconda si concentra sui fondi bloccati dal governo, che sarebbero stati destinati per il reddito di cittadinanza e la quota cento. Considerando la prima parte, l’assestamento di quest’anno ha prodotto una disponibilità maggiore per 6,1 miliardi di euro. Il tutto grazie a un incremento delle entrate (+3,5 miliardi) e un incremento degli utili e dividendi (+2,7 miliardi). Considerando i risparmi del rdc e della quota 100, il governo aveva sovrastimato il numero delle persone che avrebbe usufruite delle misure. In realtà, solo 670 mila famiglie hanno richiesto il rdc e 150 mila persone hanno sfruttato la quota 100. Se qualcuno deciderà di ricorrere a una delle due misure potrà ancora farlo. Tuttavia, gli eventuali risparmi potranno essere usati esclusivamente per contribuire alla misura correttiva per la precedente legge di bilancio.

Di Maio e Salvini dov’erano?

Date le dichiarazioni dei giorni scorsi, sorge spontaneo domandarsi dove fossero Luigi Di Maio e Matteo Salvini, visto che erano così contrari. Di Maio non c’era e sostiene di aver comunicato per tempo la sua assenza. Salvini, invece, era presente. Ma quando si è accorto che non c’era l’altro vice-premier, ha deciso di abbandonare il campo. Sembra inoltre che abbia criticato Di Maio, lasciando intendere che abbia provato a far ricadere ogni responsabilità su di lui. Successivamente, Salvini ha smentito ogni cosa.

Quando si deciderà sulla procedura di infrazione

Il giorno fissato per la decisione finale è il 9 luglio. Manca esattamente una settimana e poi si conoscerà il destino dell’Italia. Saremo graziati ancora? Bella domanda. Interessante è il parere dell’economista-influencer Imen Boulahrajane. Secondo lei, riusciremo a scamparla anche questa volta, grazie alla combinazione Tria-Conte. Se il ministro dell’Economia Tria si concentra di più sull’aspetto puramente numerico, Conte si occupa delle persone. In questo modo, è probabile che verremo graziati ancora. Per adesso ogni speculazione è possibile. Nel frattempo, vi è un’unica certezza: la procedura di infrazione deve essere evitata ad ogni costo. Se però alla fine si dovesse decidere per aprire la procedura di infrazione, l’Italia potrebbe addirittura incorrere in sanzioni che possono andare dallo 0,2% del primo periodo, fino allo 0,5%. Considerando la situazione attuale, non è uno scenario che l’Italia può permettersi.

 

A cura di B.P.