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Ex sottosegretaria alla Cultura del Governo Renzi condannata dalla Corte d’Apello.

 

Politica e guai giudiziari di vario genere. Sarà sempre così, o quasi. A ricordarcelo una sentenza passata quasi inosservata nei giorni in cui prevalgono notizie relative ad altre inchieste. Ci riferiamo a quelle che coinvolgono, tra gli altri, il Sottosegretario Armando Siri e il Governatore della Regione Lombrardia Attilio Fontana.

Vedremo gli esiti. Intanto è stata condanna per Francesca Barracciu, ex europarlamentare del Partito Democratico. Questo il verdetto da parte della Corte d’Appello di Cagliari al termine del processo di secondo grado. L’ex europarlamentare dem ha avuto un lieve sconto di pena rispetto alla sentenza del Tribunale del capoluogo sardo che nel dicembre del 2017 le aveva inflitto quattro anni di reclusione. Ora per la Barracciu è arrivata la sentenza di Appello: condannata a tre anni e tre mesi di reclusione per peculato aggravato. L’inchiesta riguardava i fondi destinati ai gruppi del Consiglio Regionale della Sardegna. Lo scandalo legato ai rimborsi fittizi era esploso subito dopo la vittoria della Barracciu alle primarie del Centrosinistra per le elezioni regionali del 2014 nell’isola. In quell’occasione sia lei che altre 33 persone, sempre appartenenti al suo gruppo, erano state invitate a comparire al Tribunale di Cagliari. L’accusa era che l’ex sottosegretaria avesse utilizzato per scopi personali 81.000 euro, somma che invece sarebbe dovuta essere utilizzata dai gruppi consiliari. La difesa della ex europarlamentare era stata che questi fondi fossero invece stati utilizzati da lui per il carburante necessario a viaggi all’interno della regione. Una tesi, questa, che non sembrerebbe essere stata accolta nemmeno dalla Corte d’Appello di Cagliari.

Quest’ultima, infatti, ha sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado, tagliando di nove mesi la condanna in primo grado grazie all’assoluzione dall’accusa di aver fatto pagare una fattura a un’azienda riconducibile al compagno e alla prescrizione per le somme di denaro spese dal dicembre 2005 all’aprile 2006. Il legale dell’esponente PD, l’avvocato Franco Luigi Satta, ha già annunciato il ricorso in Cassazione, dopo aver richiesto invano l’annullamento della sentenza di primo grado in quanto, secondo la loro tesi, sarebbe stato leso il diritto della difesa con lo stralcio della posizione della Barracciu dal resto degli imputati, ancora in attesa del processo di primo grado.

Quando si seppe dell’indagine l’allora Premier Renzi difese il Sottosegretrio, un copione simile a quanto accaduto in queste ultime settimane con la vicenda reltiva ad Armando Siri, difeso fino all’ultimo da Matteo Salvini. Nel caso della Barracciu, tuttavia, fu lei a dimettersi senza creare imabarazzi al proprio politico di riferimento. Renzi, in reatà, non sembrò imbarazzato dalle indagini, tanto che la Baracciu fu chiamata a comporre la squadra del Governo nonostante l’indagine per peculato. Il Sottosegretario si dimise solo dopo il rinvio a giudizio. “Non ho chiesto le dimissioni a Barracciu” disse l’allora Premier a “Otto e mezzo “ma è un gesto personale molto apprezzabile, di rispetto. Non basta essere indagato per dimettersi. Mandiamo a casa chi condannato, non indagato. E’ una scelta assolutamente apprezzabile ma finché non ti condannano sei innocente”.

Francesca Barracciu vinse nel settembre del 2013 le Primarie per guidare il Centrosinistra alle regionali del 2014, ma venne sostituita dal PD a causa dell’inchiesta sui rimborsi. Nonostante ciò viene nominata Sottosegretaria alla Cultura del Governo Renzi nel Febbraio del 2014. Venne rinviata a giudizio nell’Ottobre del 2015 e, finalmente, si dimise.