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Crollo Ponte Morandi, perchè la revoca della concessione a Autostrade è un atto dovuto

La revoca della concessione alla Società Autostrade è un atto dovuto

GENOVA – A Genova inizia il terzo giorno di una tragedia annunciata: si aggiorna drammaticamente il conto dei morti del crollo del Ponte Morandi e si continua la ricerca dei responsabili dell’incidente. A tener banco sono le accuse contro Autostrade per l’Italia controllata dai Benetton e responsabile della gestione del tratto della A10 interessato dal crollo.

Ieri, al termine del consiglio dei ministri straordinario, il premier Conte ha confermato la volontà del governo gialloverde di procedere con la revoca della concessione senza aspettare i tempi della magistratura che dovrà accertare cause e responsabilità della tragedia. «Avvieremo la procedura per la revoca senza attendere le risultanze in sede penale. Il governo, nell’atto di disporre nuove concessioni sarà molto più rigoroso nella valutazione della clausole. Andremo a rivedere i contratti di servizio e a rendere più stringenti i vincoli», ha spiegato Conte. Una dichiarazione forte che si aggiunge alle prese di posizione dei giorni scorsi del vice premier Di Maio («Siccome per la prima volta c’è un governo in Italia che non ha preso soldi dai Benetton, analizzeremo i contratti e siamo pronti a revocare le concessioni e a dare multe fino a 150 milioni di euro») e del ministro Toninelli «Chi ha sbagliato deve pagare fino alla fine».

La revoca della concessione alla Società Autostrade è un hanno dovuto. Ritengo sia corretto che la stessa società debba risarcire le vittime della tragedia. Poniamo fine al proliferare di business miliardari di società controllate da sé stesse, che ottengono profitti sulla pelle dei cittadini. È assurdo che l’amministratore di Autostrade, Giovanni Castellucci, affermi che il «ponte non doveva essere chiuso» e che il ponte potrà essere ricostruito in soli 5 mesi. Qualora si dovesse accertare la responsabilità di Autostrade, si infligga una punizione esemplare agli autori della tragedia.  E’ un dovere istituzionale congelare conti della società Autostrade, degli amministratori e di Benetton, che tramite il 30% delle quote del fondo Atlantia controlla la società stessa.

Il tratto dell’A10 crollato produceva incassi enormi, nonostante presentasse numerosi problemi strutturali, più volte segnalati da esperti e cittadini preoccupati. Appelli rimasti inascoltati. Solo il 10% è stato infatti reinvestito per la manutenzione. Uno scandalo.

Inoltre le abitazioni edificate sotto il viadotto dall’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) e alcuni capannoni dovranno essere demoliti.  Nonostante questi ultimi, realizzati in fregio al torrente in zona sottoposta a vincoli idrogeologici, siano stati condonati nel corso degli anni. L’amministrazione comunale deve ritenersi corresponsabile di abusi e costruzioni autorizzate e realizzate sotto il ponte.

Nel frattempo, questa mattina Atlantia entra agli scambi a Piazza Affari, dopo non essere riuscita a fare prezzo per quasi un’ora dall’avvio delle contrattazioni. Il titolo del gruppo che controlla Autostrade per l’Italia segna un calo del 24,5% a 17,76 euro.

La difesa dei Benetton

“Edizione è certa della determinata volontà di collaborazione con le Istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l’Italia e della sua capogruppo Atlantia che, negli ultimi 10 anni, hanno investito oltre 10 miliardi di euro nell’ampliamento e ammodernamento della rete autostradale italiana”. Lo scrive in una nota la holding che fa capo alla famiglia Benetton e socio forte di Atlantia.

 

A cura di Claudia Bortolotti