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Costa Concordia – Si pianifica il recupero della nave

La “Costa Concordia”, adagiata sul basso fondale davanti all'isola del Giglio, è un insieme di macchinari, acciaio e attrezzature, per un peso totale di oltre 115mila tonnellate. Gli esperti e i tecnici si stanno già dando da fare per studiare un metodo che possa permettere il recupero della nave, che verrà affidato alla “Smit Salvage” azienda di Rotterdam leader mondiale nel settore specifico, associata con i genovesi della “Cambiaso&Risso”.
Si prepara quindi quella che è già stata definita un'operazione gigantesca, mai effettuata fino ad oggi su questo tipo di nave.
L'operazione dovrà essere organizzata nei minimi dettagli, anzitutto con lo svuotamento delle 17 cisterne, all'interno delle quali sono ancora rinchiuse oltre 2.500 tonnellate di liquido pesante. Solo questa fase richiederà diversi mesi, mentre dall'Olanda sono in viaggio sei camion speciali, appositamente attrezzati per questo tipo di lavoro. Il carburante stipato all'interno della nave, che è del tipo IFO-380, dovrà essere riscaldato per essere travasato, perché è molto denso. Sarà una operazione estramamente delicata e pericolosa.
Una volta che i serbatoi saranno vuoti, si dovranno tappare le falle presenti e calcolare un minimo di una ventina di eventualità variabili che potrebbero verificarsi, per essere pronti a fronteggiare qualsiasi possibile evenienza. Solo dopo avere risolto questa seconda fase, si potrà procedere al recupero vero e proprio, che dovrà essre calcolato altrettanto meticolosamente in ragione delle dimensioni della nave. Naturalmente saranno determinanti le condizioni del mare e la stabilità dello scafo della “Concordia”.
L'amministratore delegato di Costa Crociere (oggi parte del gruppo Carnival Cruises) Pierluigi Foschi, nella conferenza stampa tenuta ieri pomeriggio a Gernova, ha ipotizzato l'uso di palloni per il sollevamento, ma potrebbe non essere la soluzione ideale dato il peso e la non sicura stabilità della nave. L'opzione “sezionamento” cioè il dividere lo scafo in diversi tronconi, è stata allo stesso modo esclusa: tale scelta potrebbe richiedere oltre un anno di lavoro e l'uso di attrezzature ad altissimo costo, generalmente telai al diamante posti su speciali pontoni.
Dalla “Smit Salvage” al momento non è stato scelto alcun piano di intervento particolare, ma ve ne sono diversi allo studio, fra i quali l'agganciare lo scafo della “Concordia” con degli speciali argani, collegati a rimorchiatori e chiatte particolarmente potenti, utilizzando poi dei verricelli. I pontoni, una volta assicurati ed ancorati saldamente, potrebbero arrivare a stabilizzare lo scafo, sempre dopo che tutta l'acqua presente all'interno sarà stata pompata fuori.
In ogni caso, per qualsiasi operazione venga selezionata, sarà necessario essere assolutamente certi che quella parte dello scafo non appoggiata sul fondale non subisca alcuna spinta di sollevamento tale da spostarsi dalla attuale posizione. Il rischio che la nave sprofondi verso il fondale di 70-80 metri è da tenere in massima considerazione, ed è una pericolosissima eventualità.