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Coronavirus in Italia: scattato l’isolamento dei focolai, 43 varchi e 500 uomini

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Cinquecento uomini a presidio dei 43 varchi, unica via per entrare ed uscire dalle aree focolaio, e la possibilità di utilizzare, se necessario, anche i Nuclei Nbcr dei Vigili del Fuoco. E’ scattato il piano con le “misure di contenimento” voluto dal governo per isolare il coronavirus negli 11 comuni di Lombardia e Veneto dai quali è partito il contagio. Un dispositivo che inevitabilmente, come ha ammesso lo stesso premier Conte più volte, richiederà “sacrifici” agli oltre 55mila cittadini che vivono nelle aree nelle 2 regioni, che subiranno “restrizioni personali” importanti.

Le misure operative sono state individuate nel corso di una riunione al Viminale presieduta dal capo della Polizia Franco Gabrielli con i responsabili di tutte le Direzioni centrali del Dipartimento di Pubblica Sicurezza e, in collegamento, i prefetti di Lodi Marcello Cardona e di Padova Renato Franceschelli. La prima decisione è stata quella di inviare 500 uomini di tutte le forze di polizia e delle forze armate nelle zone del lodigiano e a Vo’ Euganeo, che si andranno ad aggiungere al personale già in servizio nelle due province. Si tratta di poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari dell’Esercito che dovranno garantire 24 ore al giorno il presidio dei 35 varchi d’accesso ai 10 comuni del lodigiano (Codogno, Castiglione d’Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo, e San Fiorano) e agli 8 posti all’ingresso di Vo’ Euguaneo. Da lì nessuno entra e nessuno esce.

Il decreto, d’altronde, è chiaro e dispone il “divieto di allontanamento” per tutti, ad eccezione di chi è impegnato nei servizi essenziali e di pubblica utilità. Non è invece vietata la mobilità all’interno delle aree focolaio, ferme restando la necessità di rispettare le indicazioni delle autorità e del ministero della Salute e di utilizzare “dispositivi di protezione individuale” ogni qual volta si accede ai servizi pubblici essenziali e ai negozi “per l’acquisto di beni di prima necessità”. Non saranno gli uomini e le donne impegnate ai varchi ad occuparsi della sicurezza all’interno delle aree: a quella penseranno le pattuglie che già quotidianamente ‘coprono’ le zone interessate e che continueranno a presidiare il territorio. Ma cosa succede se qualcuno viola i divieti? Le ‘regole d’ingaggio’ per le forze di polizia sono definite all’articolo 3 del decreto. “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale”.

Una norma che prevede una sanzione da 206 euro, ma non consente l’arresto in flagranza. Su questo il Viminale già ieri aveva segnalato che si sarebbero potute generare alcune criticità, ma la scelta fatta da palazzo Chigi è stata quella di non forzare ulteriormente la mano e confidare sulla collaborazione di tutti. Lo ha chiesto anche oggi il ministro della Salute Roberto Speranza: “abbiamo bisogno di una grande risposta da parte dei cittadini, abbiamo bisogno che facciano tutto il possibile seguendo le regole”. A definire comunque come dovranno muoversi le forze in campo saranno i prefetti che hanno un quadro chiaro di quelle che sono le necessità del territorio, anche perché una cosa è gestire l’area dei dieci comuni del lodigiano e un’altra occuparsi di una zona molto più ristretta come quella di Vo’ Euganeo.

“Il prefetto – dice il decreto – informando preventivamente il ministro dell’interno, assicura l’esecuzione delle misure avvalendosi delle forze di polizia e, ove occorra, con il possibile concorso dei nuclei regionali Nbcr del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco nonché delle forze armate, sentiti i competenti comandi territoriali”. Gli uomini impegnati nelle aree cinturate saranno dotati di dispositivi di protezione individuale – guanti, mascherine ed occhiali – come previsto dalla circolare della Direzione di Sanità. Accorgimenti che, secondo i sindacati, dovrebbero essere implementati. “Ci chiediamo se – dice Daniele Tissone del Silp-Cgil – le tipologie di servizio concernenti il ravvicinato contatto con le persone, anche in caso di semplici controlli, non debbano essere seguite da più elevate misure di protezione come nei casi di trasporto in auto di persone ovvero nelle situazioni di foto segnalamento”.

L’Italia sale al terzo posto nella classifica mondiale per numero di casi, dopo Cina e Sud Corea. E il Nord si mette sotto quarantena per provare a frenare l’avanzata del Covid-19: stop a scuole, università, messe, pub, discoteche.

Le aziende pensano allo smart working per far lavorare da casa i dipendenti. Per gli 11 paesi delle zone focolaio è poi scattato il cinturamento: posti di blocco delle forze dell’ordine impediscono l’ingresso e l’uscita degli abitanti (circa 50mila in tutto).

Il premier Giuseppe Conte ha passato tutta la domenica nella sede della Protezione civile e prova a rassicurare: “sono sorpreso dall’esplosione dei casi, ma la linea della massima precauzione ha pagato, anche se sembrerebbe di no. Non bisogna affidarsi al panico, ma seguire le indicazioni delle autorità“.

Il Governo stanzia altri 20 milioni per fronteggiare l’emergenza. Il capo dello Stato Sergio Mattarella ha firmato il decreto con le misure speciali approvato la scorsa notte dal Cdm.