ITALIA

dall'

Solo notizie convalidate
[wpdts-weekday-name] [wpdts-date]

EDIZIONI REGIONALI

Solo notizie convalidate

EDIZIONI REGIONALI

Calcio: quando è un campo a fare la differenza

Il calcio è lo sport più amato, seguito e praticato in Italia. Sono migliaia i tifosi che ogni giorno cercano informazioni sulla loro squadra del cuore, sulla Nazionale Italiana o sui loro calciatori beniamini e anche i più disinteressati si piazzano davanti alla TV quando gli Azzurri giocano ai Mondiali o ad altri Campionati importanti. E sono migliaia anche i bambini e le bambine che scelgono il calcio come primo sport da praticare, o che se ne appassionano in età adolescenziale.

In uno sport così famoso, e che muove decine di miliardi di euro di fatturato (quasi 80 miliardi) – che corrispondono al 3% del PIL italiano, secondo quanto dichiarato dall’Osservatorio sullo Sport System nel 2022 – spesso bisogna cercare il pelo nell’uovo per comprendere quali fattori, più di altri, siano in grado di influenzare il risultato di ogni partita disputata.

In quest’ottica, un dibattito sempre acceso, oggetto di anni di studi e comparazioni, e che non ha ancora trovato una degna conclusione, riguarda il cosiddetto “fattore campo”, che compare anche nelle statistiche e nei pronostici di oggi con i risultati esatti di moltissimi sport di squadra (basket, football americano, hockey su ghiaccio, cricket, pallavolo, pallamano, rugby), e nel calcio è uno dei più incisivi.

Fattore campo nel calcio: quanto e come incide?

Prima di capire perché il fattore campo venga preso così tanto in considerazione e di che portata sia la sua influenza, bisogna chiarire il significato di questo termine, citando testualmente Wikipedia: “Nello sport, il fattore campo è il vantaggio di cui gode una squadra che gioca nel proprio stadio. Sebbene si osservi statisticamente che tale vantaggio esiste in molti sport, le sue cause non sono del tutto chiarite: possibili ragioni sono la familiarità col terreno del gioco della squadra di casa, la fatica del viaggio della squadra ospite e l’effetto del tifo, in particolare sul giudizio dell’arbitro”.

Nella definizione stessa vengono elencati già dei motivi che influenzano il fattore calcio, e che sono appunto legati al vantaggio di “giocare in casa”. Anche se, nel corso degli anni, i numeri hanno dimostrato una tendenza in drastico calo dell’importanza del fattore campo. Per fare un esempio, se nella stagione 2020-2021 la Serie A ha concluso il campionato con 156 vittorie interne e 128 vittorie esterne (su 380 partite), nella stagione 1960-1961 (su 306 partite) le vittorie in casa sono state 168 e le vittorie delle squadre ospiti 55.

Queste percentuali hanno subito delle variazioni di decennio in decennio, per cui non è possibile stabilire con certezza quanto sia incisivo il fattore campo. Negli anni ‘80 questo fattore faceva davvero la differenza, perché più del doppio delle vittorie avvenivano in casa e non in trasferta; negli anni ‘90 aumentano le vittorie in trasferta, ma la causa è legata più ad una modifica del regolamento (i punti assegnati alle vittorie sono passati da 2 a 3, dunque le squadre giocano per vincere e non per pareggiare), che al fattore campo.

Durante i primi anni del 2000, invece, si registra una drastica diminuzione del divario tra vittorie in casa e vittorie in trasferta: più della metà delle vittorie della Serie A avvengono fuori casa. Infine, negli ultimi vent’anni, solo 2 vittorie su 5 si ottengono in trasferta.

Pertanto, da questi dati si evince un recente aumento delle vittorie in casa, dovuto a cause non esattamente individuabili. Quello che è certo è che – come accennato poco sopra – alcuni fattori sono più determinanti di altri sulle prestazioni della squadra che gioca in casa piuttosto che sulle squadre ospiti:

  • tifo sugli spalti: quando una squadra gioca in casa, la maggior parte dei tifosi tiene a quella squadra la quale, dal numero di tifosi, dalla loro densità sugli spalti e dalla loro vicinanza al campo, riceve una grande carica psicologica; allo stesso tempo, il tifo dei casalinghi deconcentra e scoraggia la squadra ospite. Si pensi, ad esempio, a quanto ha inciso sulla qualità del gioco l’assenza del supporto dei tifosi quando, durante le restrizioni imposte dai decreti per fronteggiare l’emergenza Covid-19, le partite si disputavano a porte chiuse;
  • conoscere il terreno del campo: giocare spesso sullo stesso campo aiuta a conoscere meglio la sua conformazione del terreno, l’illuminazione, gli spazi, dunque i giocatori in casa godono del vantaggio della familiarità;
  • influenza sul giudizio dell’arbitro: alcuni studi hanno mostrato una tendenza degli arbitri a privilegiare le squadre di calcio che giocano in casa: fischiano meno falli ai loro danni, danno alla squadra casalinga meno cartellini gialli o rossi rispetto agli ospiti, danno più minuti di recupero in favore dei casalinghi. Il motivo lo si deve alla maggiore influenza che, inconsciamente, la “pressione” del pubblico esercita sul giudizio dell’arbitro;
  • più tempo al riposo e agli allenamenti dei giocatori: giocare in casa vuol dire anche non dover affrontare lunghe trasferte e dormire in alloggi potenzialmente scomodi, fattori che influiscono negativamente sulla qualità del sonno, della concentrazione e degli allenamenti dei giocatori.

Per concludere, è importante sottolineare quanto l’influenza del fattore campo si sia ridotta sensibilmente negli anni, ma non al punto tale da ritenerlo escluso dalle motivazioni che spingono una squadra a vincere una partita. Tra i fattori sopra elencati, solo l’incidenza del tifo è cambiata negli anni, da quando la TV e le tantissime piattaforme di streaming permettono di seguire da casa le partite di calcio, con il conseguente calo del numero dei tifosi sugli spalti.

Facebook