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Biden incontra Putin e punta al dialogo

 

Vladimir Putin, il ‘killer’, in un angolo. Joe Biden, il ‘macho’, nell’altro.

Con le rispettive delegazioni a vestire i panni del coach. Più che un summit pare un incontro di box (o wrestling, visti i coloriti soprannomi). Ma la storia trabocca di vertici tra i leader di Mosca e Washington e segna il ritmo delle relazioni, con alti (pochi) e bassi (molti). Sulla carta i rapporti non sono mai stati così bassi dalla Guerra Fredda. E proprio per questo l’incontro di oggi a Ginevra potrebbe segnare una svolta all’insegna del pragmatismo. Perché ora conviene a entrambi trovare dei punti in comune al di là delle ovvie divergenze.
I dossier sul tavolo, a villa La Grange, saranno moltissimi, l’agenda dei negoziati tra Russia e Stati Uniti è “troppo vasta” per essere completamente coperta in quattro o cinque ore di negoziati tra i due presidenti, quindi i colloqui si terranno “per tutto il tempo che i presidenti riterranno necessario”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. “Nessuno sta ponendo limiti di tempo ai presidenti, sarà completamente una loro scelta”.

Il Cremlino non si aspetta che i colloqui sulla “stabilità strategica” (ovvero il controllo degli armamenti, ndr) tra la Russia e gli Stati Uniti siano facili, tuttavia “il tempo stringe” e dunque Mosca si aspetta che oggi a Ginevra Joe Biden e Vladimir Putin si accordino “su come iniziare questi negoziati, quando, e nel quadro di quali meccanismi”, ha detto ancora Peskov.

Il presidente russo e il suo omologo americano prenderanno una decisione sul ritorno degli ambasciatori, rispettivamente a Mosca e Washington, al vertice di Ginevra, ha detto inoltre il portavoce del Cremlino. “Gli ambasciatori partecipano ai negoziati da entrambe le parti, sono membri delle delegazioni ufficiali. Sono stati lontani dal loro principale luogo di lavoro per diversi mesi ormai e, naturalmente, i presidenti dovrebbero prendere una decisione oggi sul futuro dei capi delle missioni diplomatiche”, ha detto Peskov in un’intervista a Primo Canale, ripresa da Interfax.

Ci sono poi i temi di bandiera, irrinunciabili per ragioni di valori e potabilità delle rispettive opinioni pubbliche. I diritti umani, ad esempio. Con Alexei Navalny che langue in galera e una stretta sempre più soffocante su agibilità dell’opposizione e libertà d’informazione. Oppure, per parte russa, il gran tradimento dell’Occidente, che promise – dice Putin – di non spostare più a est i confini della Nato e poi ha fatto esattamente il contrario.
Ci vorra del tempo. Intanto, al termine del vertice, non ci sarà nessuna conferenza stampa congiunta ma dichiarazioni separate ai giornalisti. E stando al Cremlino, la scelta viene dagli americani. Insomma, al di là del folklore pre-partita gli indizi conducono verso un obiettivo chiaro: per quanto minimi, servono risultati. Già l’annuncio di un secondo incontro – ovvero l’avvio di un percorso – sarebbe una cosa straordinaria.