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Bari, otto casi di morbillo in venti giorni. È allarme epidemia in Italia?

Il ministro della Salute Grillo: “Non bisogna abbassare la guardia”

BARI – In Italia torna l’incubo morbillo. A lanciare l’allarme ieri mattina un articolo pubblicato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, che racconta di otto casi di contagio, più uno ancora da verificare, presso l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. I sanitari stanno verificando se esistono altri pazienti a rischio. Il focolaio epidemico, scoppiato anche a causa della tardiva applicazione dei protocolli previsti dalla legge, secondo le prime indagini, sarebbe stato innescato da una bambina di 10 anni, figlia di genitori anti-vaccinisti. Al nosocomio si imputa di non aver segnalato il caso per tempo alle autorità di igiene pubblica. La catena di contagi ha riguardato – come si legge anche sul quotidiano – anche un bimbo di 11 mesi che era ricoverato nello stesso reparto per otite. Le persone contagiate sono tutte fuori pericolo e in buone condizioni di salute.

Secondo quanto si apprende da fonti della direzione sanitaria del Policlinico di Bari, «non tutti i casi sembrerebbero collegati tra loro». In particolare si tratta di cinque pazienti minorenni, di cui due già dimessi, e altri tre ancora ricoverati ma in ripresa (due in età pediatrica e un 16enne). Altri tre adulti sono ricoverati presso il reparto di malattie infettive del Policlinico di Bari, per due dei quali è stata posta diagnosi accertata di morbillo, mentre per la terza persona la diagnosi è ancora sospetta.

«Non c’è nessun allarme epidemia di morbillo in Puglia. Basta il ricovero di un bambino, come accaduto in questo caso, per innescare una normale catena di contagio tra i non vaccinati perche’ il morbillo e’ una patologia altamente contagiosa», si è affrettata a spiegare Cinzia Germinario, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico della Regione Puglia. «La situazione non è preoccupante – rassicura Germinario – ma comunque queste cose non dovrebbero accadere. I no-vax devono capire che portano malattie anche in ospedale a chi non ha coperture vaccinali e quindi non si ferma la catena di contagio». «La Puglia, però, – assicura la responsabile dell’Osservatorio Epidemiologico – è un’isola felice, con soli 87 casi di morbillo dall’inizio del 2017 mentre nel resto d’Italia se ne sono registrati circa 4mila nel 2017 e oltre 2.500 nel 2018, anche con decessi».

La Puglia ha la più alta percentuale di popolazione fino ai 6 anni di età del Paese, pari al 92%.

La vicenda però ha riportato prepotentemente agli onori della cronaca l’annoso dibattito sull’obbligo vaccinale e sulla pericolosità delle malattie da contagio. Il neo ministro della Salute, Giulia Grillo, a commento della notizia, ha diramato una nota nella quale invitava genitori, medici e cittadini a «non abbassare la guardia sul fenomeno morbillo». «Pochi mesi fa – ricorda – l’Oms ci ha richiamati proprio sui dati di copertura vaccinale che sono ancora troppo bassi. Occorre raggiungere in modo più efficace i soggetti suscettibili offrendo il vaccino anche agli adolescenti e ai giovani e al contempo mettere in campo azioni standardizzate e puntuali per prevenire la trasmissione negli ambienti a maggior rischio epidemico». Gli otto casi di Bari, «evidenziano come il nostro Paese abbia ancora molto da fare per giungere ad eliminare questa patologia. Il ministero della Salute ha accelerato la predisposizione di un nuovo Piano per l’eliminazione del morbillo e della rosolia congenita che già esisteva, ma che non era più aggiornato dal 2011. Una circolare sarà’ diffusa nei prossimi giorni con le linee guida per la standardizzazione dei protocolli di gestione», conclude il ministro.

I numeri del fenomeno

Nonostante però le rassicurazioni di esperti e del ministero, è evidente come i casi di contagio a Bari confermino l’emergenza morbillo in Italia, che solo nel 2017 ha causato 12 morti. Fu proprio l’aumento inatteso e esponenziale di focolai di questa malattia che il mondo scientifico unanimemente chiese alla politica di intervenire per riportare le coperture vaccinali a livelli di sicurezza. Una diatriba durata anni sfociata poi nel provvedimento che ha reintrodotto l’obbligo vaccinale.

Secondo quanto si apprende dal numero di ottobre di “Morbillo & Rosolia News”, in Italia dal 1 gennaio al 30 settembre 2018 sono stati segnalati 2295 casi di morbillo (-55% rispetto allo stesso periodo del 2017) e 19 casi di rosolia. L’88,2% dei casi di morbillo si è verificato in sette regioni: Sicilia (1.117), Lazio (235), Campania (181), Calabria (177), Lombardia (149), Emilia Romagna (89), e Toscana (76). L’eta’ media al contagio è di 25 anni. Mentre sono 440 i casi che si sono registrati in bambini di eta’ inferiore a 5 anni, dei quali 143 avevano meno di 1 anno. Il 47,3% dei casi si è verificato in persone di sesso femminile. Il 91,1% dei casi per cui è noto lo stato vaccinale era non vaccinato, il 5,6% aveva effettuato una sola dose, l’1,4% aveva ricevuto due dosi e il 1,9% non ricorda il numero di dosi. Inoltre il 48,3% dei casi ha riportato almeno una complicanza.

Il nostro Paese non è però l’unico a soffrire questa emergenza. Nei primi sei mesi del 2018 si è registrato il record negativo di casi di morbillo in Europa: 41 mila tra bambini e adulti sono stati infettati, 37 di loro sono morti. Il dato, diffuso dall’Oms, è il più alto degli ultimo decennio. Tra il 2010 e il 2017 il record di infezioni era stato di 23 mila (nel 2017), mentre il minimo era stato di 5.273 (2016). Sette Paesi della regione Ue hanno registrato oltre 1.000 infezioni nel 2018, oltre all’Italia, ci sono Francia, Georgia, Grecia, Italia, Russia, Serbia e Ucraina. Quest’ultima è stata la nazione più colpita, con oltre 23 mila casi, oltre la metà del totale della regione Ue. In Serbia si è registrato il maggior numero di decessi (14).

A far sentire la propria voce anche chi, come l’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin, attualmente vice presidente del Gruppo Misto alla Camera, si era intestata questa battaglia: «Chiediamo come gruppo parlamentare ispezioni a Bari sia sanitarie che amministrative, così come un indagine a tappeto nel resto del Paese per capire come viene attuata la legge dopo la circolare Grillo’». Per Lorenzin «la confusione creata dal governo, dalla ministra Grillo con la sua circolare e dall’attività parlamentare della maggioranza sul tema vaccini, non poteva non far allentare la guardia sul morbillo che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come preoccupante in Italia». In particolare, «la non vaccinazione delle corti previste dalla legge, la mancanza di stringenti controlli e il senso d’impunità per chi vuole eludere la legge, finisce come denunciato dalle famiglie di bambini non vaccinabili, per colpire i soggetti più fragili, immuno depressi, bambini troppi piccoli per essere vaccinati, mettendone seriamente a rischio la salute e purtroppo anche la stessa vita. Le risposte messe in campo dalla maggioranza e sostenute dal ministro della Salute sono dannose e fuorvianti». Inoltre, conclude Lorenzin, «la nuova legge in discussione al Senato è peggio dell’emendamento Taverna. Infatti abolisce l’obbligatorietà anche dei vaccini cosiddetti obbligatori prima del decreto Lorenzin, sancisce un singolare obbligo differenziato regionalmente e in caso di epidemia come se i vaccini non fossero un arma di prevenzione, ma una terapia. In più non ci spiega come si intende tutelare la popolazione non solo da morbillo, rosolia e parotite, ma anche da polio, difterite, tetano, epatite b e le altre malattie coperte dalla vaccinazione, come la pertosse che ha già provocato vittime in Italia». Insomma una presa di posizione netta, una stroncatura dell’attuale attività parlamentare e ministeriale.

Sulla stessa linea, il direttore generale del Policlinico di Bari, Giovanni Migliore, che è anche vicepresidente nazionale della Fiaso e membro del direttivo dell’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani, commentando gli otto casi di morbillo accertati a Bari. Migliore, commentando i fatti di Bari, ricorda che «la tutela della salute non può essere condizionata dall’orientamento di ciascuno. I genitori devono vaccinare i bambini e noi abbiamo l’obbligo di assicurare un luogo di cura adeguato che ne rispetti la specificità, proprio per questo è necessario portare a termine velocemente la realizzazione di un’azienda pediatrica autonoma cui affidare la gestione dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari».

«La Regione Puglia è consapevole di questa necessita’ e in questa direzione sta producendo uno sforzo straordinario». È quanto dichiara invece il Direttore Generale della Asl di Bari, Antonio Sanguedolce, che precisa come il Dipartimento di Prevenzione della Asl «abbia messo in atto quanto previsto dalle indicazioni operative Ministeriali per la gestione delle epidemie della stessa malattia infettiva».

Roberto Burioni a Radio Norba: “L’unica prevenzione è il vaccino”

Al dibattito ha partecipato, con un’intervista su Radio Norba, il professor Roberto Burioni, uno dei medici in prima linea nella campagna di divulgazione scientifica a favore dei vaccini.  «Il morbillo – sostiene Burioni – è una malattia molto difficile da controllare con l’isolamento, se non impossibile, per due motivi: il primo è che è una malattia estremamente contagiosa; il secondo, che è il motivo più importante, deriva dal fatto che i pazienti che si ammalano di morbillo sono contagiosi già due giorni prima del momento in cui svilupperanno i sintomi». «Una persona apparentemente sana – spiega il professore  – che tra due giorni svilupperà il morbillo, in questo momento può trasmettere la malattia. Come facciamo ad isolarla? Sono persone apparentemente sane, il morbillo non è facile, come si capisce con un po’ di buonsenso, controllare con l’isolamento, il morbillo si controlla con le vaccinazioni, i paesi in cui i tassi di vaccinazione sono sufficientemente alti queste cose non succedono perché il virus non circola e anche i bambini che sono ancora troppo piccoli per essere vaccinati sono protetti dall’immunità di gregge».

Prende infine posizione anche l’AOPI (Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani), per voce del suo presidente Paolo Petralia: «Bisogna vaccinare i propri figli, la salute è un bene comune. È sempre più indispensabile che nel nostro Paese i bambini siano vaccinati, a prescindere dai pregiudizi e dalle opinioni pressappochiste, per garantire la tutela della salute pubblica. Questa situazione fa anche capire, una volta di più, come sia necessario assicurare un luogo di cura adeguato e specifico ai bambini». «Per questo l’Associazione degli Ospedali Pediatrici Italiani – continua Petralia – sostiene la scelte del direttore generale Giovanni Migliore di spostare le attività del direttore sanitario del Policlinico all’Ospedale pediatrico per garantire un presidio gestionale strategico quotidiano, in attesa della creazione dell’azienda pediatrica autonoma, il cui progetto – annuncia il presidente di AOPI – verrà illustrato durante il tradizionale incontro di fine anno dell’Associazione che per l’occasione si riunira’ proprio a Bari il prossimo 12 dicembre».

 

A cura di Giovanni Cioffi