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ASL2 – Ospedale San Paolo di Savona e Pietra Ligure: malasanità, assoluzioni e archiviazioni. Il Direttore Andrea Zolezzi va in pensione con quale peso?

Casi di malasanità su i quali sono stati aperti alcuni fascicoli da parte della Procura della Repubblica, in taluni  casi sono andati in prescrizione mentre, un caso gravissimo non ha mai avuto un processo civile ne una denuncia da parte offesa alla quale è stato consigliato di attendere l’esito del risarcimento.

Nel frattempo le cose cambiano, parrebbero  emergere bumerang di responsabilità ma il direttore responsabile dei due Ospedali che hanno operato una partoriente  era sempre lo stesso Dott. Andrea Zolezzi che nel frattempo è andato in pensione, un regalo di compleanno per i suoi quarantanni di servizio, ma che avrebbe potuto dare un contributo etico-sociale e professionale  per altri due anni.

Una carriera che dal 1977 con la laurea e successiva  specializzazione in  Ostetricia e Ginecologia lo ha visto ricoprire ruoli importanti.

Un prepensionamento che oggi nonostante i ricordi di una lunga carriera, lascia perplessità.

Andrea Zolezzi, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Paolo e del Santa Corona, nel confermare la sua decisione, non nasconde una vena di polemica, che tuttavia non incrina i ricordi di una carriera lunga e appassionante. Dalla decisione di studiare Medicina in onore del padre morto di cancro, conseguendo la laurea a Genova nel 1977, alla specializzazione in Ostetricia e Ginecologia nel 1981.

«Da sempre subisco il fascino del sociale e la ginecologia mi permetteva di immergermi nel clima delle trasformazioni in atto in quegli anni nell’universo femminile: la contraccezione, l’aborto, la maternità cosciente e responsabile», spiega Zolezzi. Dopo gli studi, la fortuna di cominciare a lavorare nel giovane e stimolante reparto del Gaslini, affianco a medici come Enrico Porro e Mario Lituania. Poi, l’impiego all’ospedale di Ceva e, dal 1980, agli ospedali di Pietra Ligure e Albenga. Fino alla nomina, nel 2008, a primario del presidio ospedaliero del ponente e, dal 2014, anche del San Paolo di Savona. «Negli anni ho visto la professione trasformarsi: dall’estrema adattabilità dei medici di un tempo , come all’ospedale di Ceva dove, con stupore, scoprii di essere l’unico medico, all’eccessiva specializzazione di oggi». Tra tutte le battaglie, ricorda in particolare quella per l’educazione sessuale nelle scuole medie, lavorando al consultorio albenganese tra il 1979 e il 1982. «Portai a termine però solo una lezione, per via degli esposti dei genitori». Come primario di Ostetricia, Zolezzi si è battuto per il ritorno al parto naturale, all’interno però delle strutture ospedaliere e non a domicilio. E, sul fronte della Ginecologia, si è sempre mantenuto al passo con i tempi, dalla chirurgia laparotomica e vaginale, a quella laparoscopica, realizzando di recente anche due interventi di robotica. Da oggi, Zolezzi, all’età di 65 anni, non sarà più primario ma continua l’attività da libero professionista. Verrà indetto un concorso per sostituirlo e, nel frattempo, ci sarà una gestione interna. Sul futuro della sanità, mantiene una posizione moderata. «Qualche privatizzazione è doverosa ma, d’altro canto, non si può smantellare la sanità pubblica italiana, definita dall’Oms un fiore all’occhiello a livello mondiale».

Andrea Zolezzi, primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Paolo e del Santa Corona, nel confermare la sua decisione, non nasconde una vena di polemica, che tuttavia non incrina i ricordi di una carriera lunga e appassionante. Dalla decisione di studiare Medicina in onore del padre morto di cancro, conseguendo la laurea a Genova nel 1977, alla specializzazione in Ostetricia e Ginecologia nel 1981.

«Da sempre subisco il fascino del sociale e la ginecologia mi permetteva di immergermi nel clima delle trasformazioni in atto in quegli anni nell’universo femminile: la contraccezione, l’aborto, la maternità cosciente e responsabile», spiega Zolezzi. Dopo gli studi, la fortuna di cominciare a lavorare nel giovane e stimolante reparto del Gaslini, affianco a medici come Enrico Porro e Mario Lituania. Poi, l’impiego all’ospedale di Ceva e, dal 1980, agli ospedali di Pietra Ligure e Albenga. Fino alla nomina, nel 2008, a primario del presidio ospedaliero del ponente e, dal 2014, anche del San Paolo di Savona. «Negli anni ho visto la professione trasformarsi: dall’estrema adattabilità dei medici di un tempo , come all’ospedale di Ceva dove, con stupore, scoprii di essere l’unico medico, all’eccessiva specializzazione di oggi». Tra tutte le battaglie, ricorda in particolare quella per l’educazione sessuale nelle scuole medie, lavorando al consultorio albenganese tra il 1979 e il 1982. «Portai a termine però solo una lezione, per via degli esposti dei genitori». Come primario di Ostetricia, Zolezzi si è battuto per il ritorno al parto naturale, all’interno però delle strutture ospedaliere e non a domicilio. E, sul fronte della Ginecologia, si è sempre mantenuto al passo con i tempi, dalla chirurgia laparotomica e vaginale, a quella laparoscopica, realizzando di recente anche due interventi di robotica. Da oggi, Zolezzi, all’età di 65 anni, non sarà più primario ma continua l’attività da libero professionista. Verrà indetto un concorso per sostituirlo e, nel frattempo, ci sarà una gestione interna. Sul futuro della sanità, mantiene una posizione moderata. «Qualche privatizzazione è doverosa ma, d’altro canto, non si può smantellare la sanità pubblica italiana, definita dall’Oms un fiore all’occhiello a livello mondiale».

Casi drammatici, casi di cui spesso non si conosce la storia perché i danneggiati non  sempre hanno la forza di denunciare, la forza  di chiedere giustizia, per una vita che talvolta gli viene strappata e che, in taluni casi, e’ conseguenza di scelte non volute  o consigli non coerenti o appropriati.

Esiste il sistema regionale  del rischio clinico.

La gestione del rischio clinico si definisce come un insieme di azioni messe in atto per migliorare la qualità delle prestazioni sanitarie e garantire la sicurezza dei pazienti e degli operatori, sicurezza, tra l’altro, basata sull’apprendere dall’errore.

Gli obiettivi di tali azioni sono promuovere la cultura della sicurezza per il paziente e per gli operatori, ridurre il verificarsi degli eventi avversi prevedibili e non per ultimo contribuire indirettamente ad una diminuzione dei costi La Regione Liguria.

Questo processo include importanti aspetti giuridico amministrativi quali il governo del contenzioso e problemi assicurativi, nonché aspetti economici indotti dagli incidenti in termini di risarcimento dei danni e di qualità percepita dei servizi dai cittadini.

E’ stata istituita a livello regionale la Commissione Regionale di Coordinamento per il rischio clinico, costituisce lo strumento per promuovere la realizzazione di un approccio integrato alla gestione del rischio all’interno delle strutture sanitarie e il conseguimento di adeguati livelli di sicurezza del paziente e degli operatori (Deliberazione G.R. n. 1308/2006).

Le Unità di Gestione del Rischio (UGR) presenti in ogni Azienda Sanitaria hanno il compito di sviluppare e promuovere la cultura della fiducia organizzativa e dell’apprendimento dagli Eventi Avversi al fine di stimolare sia l’attenzione alla prevenzione al vertice dell’organizzazione, sia la responsabilizzazione a livello degli operatori.

Il Dott. Elio Garbarino, componente  della Commissione ASL2, già da marzo 2008 poteva  essere considerato un veterano della materia avendolo visto conseguire un corso presso la Regione Liguria sulle infezioni correlate all’assistenza sanitaria e su quali  modelli di sorveglianza devono essere adottati.

Attraverso  la Deliberazione G.R n. 621/2008 sono state fornite ai Direttori Generali delle Aziende Sanitarie indicazioni per il raggiungimento degli obiettivi per la gestione del rischio clinico, come da D.G.R. n. 208/2008, ed è stato definito un cronoprogramma di interventi comuni da adottarsi a livello delle aziende sanitarie su indicazioni della Commissione Regionale di Coordinamento quali la  realizzazione di percorsi formativi in materia di rischio clinico,  attivazione di una buona pratica clinico –organizzativa , l’adozione di una scheda unica (incident reporting) per la rilevazione degli eventi avversi e dei quasi eventi, infine dell’avvio del sistema informativo degli errori in Sanità SIMES.

Per quanto riguarda SIMES  è attiva la procedura di segnalazione degli eventi sentinella  e della relativa trasmissione alla  Regione e Ministero; tale flusso informativo regionale per la gestione dei sinistri è centralizzato a livello regionale e unico per tutte le aziende sanitarie, consentendo di seguire l’iter  del sinistro.

L’ EVENTO SENTINELLA di particolare gravità che causa morte o gravi danni al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio Sanitario deve attuare procedimenti civili e penali nei confronti degli operatori e dei medici con immediata segnalazione al Ministero.

Presso l’ospedale San Paolo è presente il reparto di Ostetricia e Ginecologia una Struttura Complessa, così fu  definito  dall’ex  Direttore   Prof. Andrea Zolezzi,  perché  costituisce l’unico centro del nord-ovest con apparecchiatura per l’ablazione endometriale, occupandosi di  diagnosi e del trattamento di tutta la patologia ginecologica benigna, che svolge attività di Chirurgia ginecologica, di Chirurgia Mini-Invasiva Laparoscopica, di Chirurgia Ginecologica Oncologica, di Chirurgia Ricostruttiva.

La  struttura Ostetricia è considerato il  centro di riferimento nazionale per l’induzione meccanica (senza farmaci) del travaglio di parto, inoltre è stato implementato dall’attività di day-surgery e da interventi in video laparoscopia, con diminuzione degli interventi di chirurgia tradizionale,  diretti dalla  Dr.ssa Susanna Piombo, responsabile S.S. Ostetricia,  nonchè da altri medici tra cui la Dr.ssa Laura Renda e dal Dr. Maurizio Traversa.

Dall’osservatorio nazionale sulla salute della donna nel 2009 erano stati riconosciuti,   al celebre Ospedale San Paolo di Savona tre “bollini rosa”  .

Come è possibile che all’Ospedale di  Savona e di Pietra Ligure, nonostante i continui casi di aborto, di perdita del feto dopo l’amniocentesi, di amputazione degli arti e perdita del feto derivante da una infezione contratta all’interno dell’ospedale, di operatori  alle pulizie esposti alle infezioni e invitati a concludere le pulizie i  tempi dimezzati per un risparmio sul personale, nessuno sia intervenuto ?

Come è possibile che il  direttore di entrambi i presidi Dott. Andrea Zolezzi,  non sia corresponsabile, e non sia stato richiamato dalla Commissione Regionale di Coordinamento per il rischio clinico?

Come si spiega che il Dott.Maurizio Traversa, collega della Dot.sa Laura Renda già assolta per un caso di aborto risalente al 2010, non sia stato ascoltato dalla Procura come per altri medici dal Ministero seguendo il protocollo EVENTO SENTINELLA ?

PER DOVERE DI CRONACA E INTERESSE DELL’OPINIONE PUBBLICA,  QUALE DIRITTO E DOVERE SI ESPONGONO DUE CASI.

L’inizio del dramma e l’epilogo

Il dramma inizia a giugno 2015, dove dal  consultorio  di fiducia di una partoriente  R.M. 38 anni  residente  in un paesino sulle alture savonesi,   viene consigliato di sottoporsi ad un esame di estrazione del   liquido amniotico che a luglio 2015  all’Ospedale San Paolo viene eseguito.

La donna  aprirà gli occhi 50 giorni dopo il risveglio dal  coma, all’ospedale di Pietra Ligure perché a causa dell’amniocentesi un’infezione le provocherà due arresto cardiaci, l’amputazioni di due arti, l’asporazione dell’utero durante l’intervento di raschiamento, e successivamente un blocco intestinale, edemi vari e psoriasi sul corpo.

Due Ospedali differenti che hanno tragicamente segnato la vita di una giovane donna, San Paolo di Savona e Pietra Ligure, un unico Direttore Dott.Andrea Zolezzi.

Nonostante la disamina della cartella clinica di rianimazione che mostra una perfetta assistenza medica, rimane difficile ed incomprensibile tanta asperità.

Non si ravvisa solamente un aborto colposo, ma uno stile vita diverso per il quale  necessitano molte cure e continui cambi di  protesi presso l’Ospedale di Bologna, ma tuttavia inadeguate e fastidiose perché l’amputazione all’arto è sbieca e causa dolori che impossibilitano ogni tipo di movimento e sono causa di evidenti edemi difficilmente curabili perché soggetti a continue sollecitazioni.

Alla paziente, è stato consigliato di non avviare alcuna causa civile, nonostante la perizia del medico legale e la richiesta di danni avanzata nei confronti dell’ASL 2) , esaminata già da tempo attraverso la Commissione Regionale in cui,  il comitato ha recentemente discusso  il caso e relativo indennizzo.

Come è possibile che l’ex Direttore Dott. Andrea Zolezzi  delle  Struttura complessa di ostetricia e ginecologia del presidio di Savona , Pietra Ligure e Albenga non abbia accertato situazioni critiche e ravvicinate classificabili come EVENTO SENTINELLA?

Come e’ possibile  che da  anni aleggia bufera sul reparto di ginecologia, dove hanno perseverato molteplici denunce nei confronti della direzione sanitaria?

Come e’ possibile che in un Ospedale così all’avanguardia perseverano  casi gravissima di malasanità?

Come è possibile esportare l’utero ad una partoriente perchè  non debba  rischiare gravi conseguenze derivanti dall’esame del liquido amniotico, un esame che deve essere eseguito di strumentazione sterile in quanto va a prelevare il  contenuto presente nella cavità amniotica in corso di gravidanza?

Un altro caso drammatico iniziato nel marzo 2016 la cui sentenza di novembre 2016 è stata una seconda condanna: caso archiviato per la partoriente quarantunenne di Cairo Montenotte.

L’inizio del dramma e l’epilogo

Sul caso intervenne a marzo 2016 La Procura della Repubblica di Savona aprendo  un fascicolo per lesioni colpose gravissime dopo l’esposto denuncia presentato dalla donna e dal marito.

Sotto inchiesta andarono quattro  medici che eseguirono l’asportazione dell’utero della donna con conseguente perdita del feto per non rischiare conseguenze più gravi dopo che la partoriente a febbraio era stata sottoposta a una amniocentesi, causa di una infezione.

Sulla vicenda i  carabinieri del Nas di Genova effettuarono un sopralluogo in sala operatoria, sequestrando  la cartella clinica della paziente e  i reperti organici.

Il sostituto procuratore della Repubblica, Chiara Venturi,  di fronte ad un caso così grave ritenne di approfondire la vicenda, quella vicenda.

Ma a pochi mesi dalla tragedia famigliare,  l’inchiesta venne archiviata  su istanza  della stessa Pm   Chiara Venturi e accolta  dal gip.

A scagionare i medici dell’Ospedale San Paolo è stata una consulenza legale disposta dalla Procura ed eseguita a luglio dai medici Fulcheri e Scaglione.

L’esito della consulenza aveva messo in luce come il feto fosse morto per un’infezione ed era comunque emerso che la condotta dei medici non solo era stata corretta ma avrebbe salvato la vita alla paziente. Di qui la richiesta di archiviazione del caso.

Chiunque abbia storie da raccontare su episodi di malasanità, possibilmente supportate da cartelle cliniche, può rivolgersi alla nostra redazione  redazione@ogginotizie.it che, previa consultazione sotto il profilo etico-sociale e giuridico valuterà l’assistenza legale con un esperto.

                                                                                                                                                                                                     @riproduzione riservata