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Minaccia il datore di lavoro della moglie con un coltello: condannato

 

Era entrato in un negozio di parrucchiere per chiedere un aumento per la moglie che lavorava lì, se ne è uscito con un portatile sotto braccia. Per questo A.L., 36 anni, frusinate, è stato ieri condannato dal tribunale di Frosinone alla pena di un anno e otto mesi con il rito abbreviato. L’uomo era stato arrestato il 7 gennaio del 2018 subito dopo il colpo e si trova ancora agli arresti domiciliari. Stando alle accuse, dopo esser entrato nell’esercizio,aveva minacciato, davanti ai clienti, tra cui anche bambini, il titolare di un negozio cinese di parrucchiere in via Don Minzoni.

Il trentacinquenne, con in pugno un mattarello e un coltello, in pieno giorno di domenica, aveva chiesto un aumento per la moglie, impiegata nel parrucchiere. Chiedeva trenta euro. Secondo la querela, l’uomo avrebbe chiesto al cinese i soldi dicendogli “a Frosinone funziona come a Napoli”, minacciando di dare fuoco al locale o che gli avrebbe tagliato la testa. Ma il cinese non ha ceduto e al rifiuto, ed allora il frusinate si sarebbe impossessato del computer, fuggendo via.
L’uomo, tuttavia, era stato fermato quasi subito dagli agenti della sezione volanti che lo avevano arrestato. Ieri, A.L., difeso dagli avvocati Mario Di Sora e Mario Iacovacci, è comparso davanti al giudice per le udienze preliminari del tribunale di Frosione Ida Logoluso. Il pubblico ministero Giuseppe De Falco aveva chiesto una condanna a due anni. La difesa ha fatto leva anche una perizia psichiatrica che ha ritenuto l’imputato semi infermo di mente al momento del fatto. Il gup, dopo una breve camera di consiglio, ha stabilito per A.L. una pena a un anno e otto mesi e lo ha lasciato ai domiciliari. I difensori hanno preannunciato che ricorreranno in appello.

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