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sabato 28 Maggio 2022

LA QUALITÀ ITALIANA NEL MONDO

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Norimberga, 20 Novembre 1945

Sorgeva come ogni mattina il sole, ma quella mattina non sarebbe stata la stessa per Hermann Göring, comandante della Luftwaffe, numero due del Terzo Reich; Albert Speer, ministro degli armamenti; Rudolf Hess, segretario del partito nazista fino al 1941; Erich Reader, comandante della Kriegsmarine fino al 1943, quando lasciò il posto al successore Karl Dönitz. E chissà cosa sarà passato per la testa degli altri diciotto imputati, che sarebbero stati condotti alla sbarra, nel Palazzo di Giustizia di Norimberga, 61 anni fa, per uno dei processi più importanti che la storia ricorda.
Il Tribunale militare internazionale si prometteva di fare luce sui ruoli di 23 alti esponenti nazisti militari ma anche civili, personalità fondamentali nell’amministrazione del terzo Reich, oltre che di altre organizzazioni che si riteneva avessero avuto una responsabilità non meno importante (le SS, SD, Gestapo, SA, OKW l’Alto comando dell’esercito).
Un processo che voleva smantellare una volta per tutte quell’ideologia diabolica, che era riuscita in pochi anni a sterminare 15 milioni di persone, tra cui 5-6 milioni di ebrei. E quando finalmente tutte le risposte o quasi furono date, il 1° Ottobre 1946 la serie di processi, tra cui il Processo dei principali crimini di guerra, mise la parola “fine” ad uno tra i capitoli più vergognosi della storia contemporanea.

Fu la più grande vittoria della giustizia? O la sua più grande sconfitta?
Il primo Ottobre vennero lette: 12 condanne a morte, 3 ergastoli, 4 lunghe pene detentive e 3 assoluzioni. Il 16 Ottobre nella palestra di Norimberga si eseguirono le impiccagioni dei condannati a morte, tranne quella di Göring, che si suicidò il giorno prima nella sua cella con una potente dose di cianuro.
Ma quanto il verdetto fu il frutto di posizioni scolpite già anni prima e vecchi rancori politici?
Come il caso infelice di Rudolf Hess, che a causa del suo stato di salute precario era così assente da far supporre un’assenza di presupposti e di conseguenza l’impossibilità di processare il segretario del partito nazista (fino al 1941).Ma l’accanimento dei sovietici soffocò ogni dubbio.
Quanto fu realmente imparziale il Processo di Norimberga?
« Hanno fatto o stanno facendo alcune delle cose per cui stiamo condannando i Tedeschi. I Francesi stanno decisamente violando la Convenzione di Ginevra nel trattamento dei prigionieri di guerra, tanto che il nostro comando sta riprendendosi i prigionieri inviati a loro. Stiamo condannando il saccheggio e i nostri Alleati lo stanno praticando. Diciamo che la guerra aggressiva è un crimine e uno dei nostri alleati proclama la sovranità sugli Stati baltici basandosi su nessun diritto eccetto quello di conquista. » scriveva in una lettera nell’ottobre del ’45 il procuratore capo statunitense Robert Jackson, al 33° Presidente degli Stai Uniti d’America Harry Truman, riguardo gli Alleati.
La scelta degli uomini chiamati a giudicare i crimini di guerra fece sorgere dei dubbi anche in personalità come Hans Kelsen perplesso sulla composizione della Corte ma non sullo svolgimento del processo: « Possono esserci pochi dubbi che una corte internazionale sia molto più adatta per questo compito che una corte nazionale civile o militare. Solo una corte costituita da un trattato internazionale del quale non solo i vincitori ma anche gli stati sconfitti siano parti contraenti non incontrerà quelle difficoltà con cui dovrà confrontarsi una corte nazionale».
L’Università di Oxford rispose opponendosi a questo punto di vista con la voce del professor Al Goodheart: « Anche se questo argomento può suonare attraente in teoria, esso ignora il fatto che va contro l'amministrazione della legge di qualsiasi nazione. Se fosse vero, allora nessuna spia potrebbe avere un processo legale, perché il suo caso è sempre trattato da giudici che rappresentano la nazione nemica. Eppure nessuno in questi casi ha mai sostenuto che fosse necessario chiamare una giuria neutrale. I prigionieri avevano il diritto di chiedere che i loro giudici fossero equi, ma non che fossero neutrali. Come fece notare Lord Writ, lo stesso principio è applicabile alla legge criminale ordinaria perché “un ladro non può lamentarsi per essere giudicato da una giuria di cittadini onesti”. ».

Ancora oggi ci si chiede: quanto, l’uomo abbia preso, guidato e giustificato dalla necessità di intentare un processo giusto, le sembianze del suo stesso boia?

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