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Tribunale di Lecce: “L’impianto minieolico non produce energia”

Ultimamente sono a dir poco frequenti sul web le proposte di installazione degli impianti minieolici, dietro la promessa di rendimenti altissimi, a fronte di spese di installazione basse.

Le pubblicità che circolano sul web promettono pale eoliche da 3kWp o poco più, adatte per impianti residenziali, da installare sui tetti, ma secondo gli esperti queste sarebbero assolutamente inadeguate rispetto alla potenza promessa.

Secondo l’ingegner Francesco Veronese potrebbe trattarsi di una vera e propria frode. L’ingegnere, insieme ad altri esperti, ha studiato la faccenda e ha rilevato l’infondatezza di molte di queste proposte commerciali, dimostrando scientificamente che un generatore da 3kWp su una pala con 2 metri di diametro, come tante di quelle che vengono vendute in rete, è troppo per il carico meccanico. Sono le formule meccaniche di Betz a smentire l’offerta e ad evidenziare che pale di questo tipo non si muovono per il troppo carico, ed 1kWp di produzione sarebbe l’indicazione corretta.

L’ingegnere ha più volte tentato di mettersi in contatto con le imprese, facendo notare queste problematiche anche sulle loro pagine social di queste imprese, non solo non ottenendo risposta alcuna, ma rimediando anche il blocco del profilo.

Va sottolineato che non si tratta solo di una pratica scorretta o di una mancanza di etica, da parte delle società. Il Tribunale di Lecce, a seguito della citazione in giudizio di una nota azienda specializzata nel settore da parte di un cittadino del comune di Ugento, che aveva fatto installare un impianto minieolico sulla terrazza della sua abitazione ha deciso la risoluzione del contratto in favore del cittadino. Con la sentenza, la società è stata condannata alla restituzione della somma pagata per l’installazione dell’impianto.

Alla base della decisione del Tribunale c’è un elemento particolarmente importante: il consulente tecnico incaricato dal Tribunale di eseguire tutti gli accertamenti necessari, ha accertato che la miniturbina non produceva in alcun modo energia elettrica, rilevando che «la produzione di energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico, per come è stato realizzato il collegamento nel quadro di interfaccia, viene erroneamente contabilizzata da entrambi i contatori»: insomma, a causa di un errato cablaggio, il contatore dell’impianto eolico contabilizzava l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico già esistente, senza in realtà produrne di propria.

Inoltre, l’impianto minieolico presentava anche anomalie tecniche: dal «mancato completamento del collegamento con la rete elettrica dell’inverter» alla «dispersione elettrica verso terra degli avvolgimenti», dal «cablaggio del quadro elettrico eseguito senza il rispetto delle norme Cei» all’«errato posizionamento della macchina».

Insomma, un insieme di elementi che hanno portato il Tribunale ad esprimersi in favore del cittadino, forse un po’ ingenuo, “colpevole” di essersi fidato della promessa di un grande rendimento. Il consiglio, in questi casi, continua ad essere sempre lo stesso: rivolgersi ad esperti e non fidarsi delle promesse troppo allettanti.

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