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L’antitrust in Italia

Dopo un lungo e articolato dibattito parlamentare è stata approvata, il 10 ottobre 1990, la legge n. 287 “Norme a tutela della concorrenza e del mercato”, che ha introdotto in Italia una disciplina antitrust che sostanzialmente riproduceva quella europea e istituiva un’apposita autorità amministrativa indipendente: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Si tratta di un organo indipendente e collegiale, composto da un Presidente e tre Commissari nominati dai Presidenti di Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Il loro mandato ha durata settennale e non è rinnovabile. I membri dell’AGCM, nel corso del mandato, non possono esercitare alcuna attività professionale o di consulenza. Le decisioni dell’AGCM sono soggette esclusivamente al controllo del giudice amministrativo e, nello specifico, del Tribunale Regionale Amministrativo del Lazio, in primo grado, e del Consiglio di Stato, in secondo. Tra i compiti dell’AGCM vi è quello di tutelare la concorrenza, il consumatore attraverso la repressione delle pratiche commerciali scorrette e il controllo delle clausole vessatorie nei contratti standard. Compito dell’AGCM è, inoltre, quello di sanzionare la pubblicità ingannevole e comparativa illecita e vigilare sul conflitto d’interesse. Il procedimento istruttorio in materia antitrust inizia con l’attivazione dell’AGCM a seguito di una denuncia di parte, di un’azione d’ufficio o, per le concentrazioni, di una comunicazione preventiva. All’attivazione dell’AGCM seguono tre fasi: la fase preistruttoria, che può portare all’archiviazione o all’avvio della fase istruttoria, la fase istruttoria e la fase decisoria.

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