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Kenya a rischio colera

Sì a viaggi, ma attenzione a cibi e bevande

Proprio nella stagione estiva, una delle mete più amate dai turisti italiani è stata colpita da una grave epidemia di colera. Secondo una circolare emessa il 21 luglio dal Ministero della Salute, in Kenya sarebbe in corso tale epidemia. Dall’inizio del 2017, il Kenya è colpito da un aumento dei casi di colera: la prima epidemia di colera segnalata nel 2017 si è verificata nella Contea del Fiume Tana a partire dal mese di ottobre 2016, ma è stata controllata ad aprile 2017.  Una seconda ondata di epidemie di colera è iniziata nella Contea di Garissa ad aprile 2017 ed è stata segnalata successivamente in altre nove contee, ma nella Contea di Giarissa, l’epidemia colpisce principalmente i campi di rifugiati, così come accade anche nella Contea di Turkana, di Kakuma e Kalobeyei.

Inoltre anche nella Contea di Nairobi si sono registrati due focolai limitati: uno si è verificato tra i partecipanti a una conferenza tenutasi in un hotel del luogo nel mese di giugno 2017; il secondo si è verificato alla Fiera del Commercio Cinese che si è tenuta nel mese di luglio 2017.

Dal 1 gennaio 2017 al 17 luglio 2017 sono stati notificati 1216 casi sospetti inclusi 14 decessi (tasso di mortalità: 1,2%).

Da dicembre 2014, la Repubblica del Kenya è stata soggetta a continue epidemie di colera di grandi dimensioni, con un totale di 17 597 casi segnalati.

A partire dal mese di gennaio 2017, l’OMS e altri partner stanno fornendo supporto tecnico al paese per il controllo dell’epidemia, anche modificando il mandato del proprio staff e degli esperti inviati a Nairobi per la gestione degli effetti post El Niño nel Corno d’Africa per supportare un rapido controllo dell’epidemia.

Diffusione del colera favorita da poca igiene

Il colera, che sta mettendo in ginocchio il Kenya, è un’infezione causata dall’ingestione del batterio Vibrio cholerae, presente in acque e alimenti contaminati dalle feci ed è legata principalmente ad un insufficiente accesso all’acqua potabile e ad adeguati servizi igienici. L’epidemia, infatti, si è verificata nel corso di una siccità, di conflitti e stato di insicurezza che colpisce il Corno d’Africa. Il Paese ha riconosciuto una limitata capacità di risposta e basso accesso all’acqua potabile.

I focolai sorti da ultimo, che sono legati ad attività di gruppo, pongono la necessità di controllare meglio ristoranti ed alberghi, imponendo anche un netto miglioramento delle misure igieniche nelle famiglie, così come nelle strutture pubbliche, implementando al contempo i controlli sugli alimenti.

Nonostante la presenza dell’epidemia e la rapida diffusione di questa malattia, l’OMS non ha disposto alcuna restrizione nè nei viaggi, nè nel commercio, ma certamente i turisti faranno maggiore attenzione, soprattutto al tipo di alimenti e bevande consumati.

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