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I democratici della violenza, una democrazia fallimentare #usa#trump

 

Iniziate a novembre, le proteste contro la recente elezione di Donald J. Trump come  quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti sono diventate un triste ricordo di un paese tutt’ora profondamente diviso. Una divisione guidata dall'odio di gruppi come Black Lives Matter (BLM), la classe politica dell’opposizione e addirittura l’ex presidente Barack Obama, sembra aprirsi una lesione politica intenzionata a polarizzare il popolo statunitense. In molte di queste proteste, si parla di un’attacco alle minoranze etniche e ai diritti delle donne con il famoso slogan #notmypresident, che si traduce letteralmente in “non il mio presidente”, un movimento di ribellione dell’opposizione mai visto in questa forma sotto alcun’altra amministrazione. È un rifiuto della democrazia da parte di una minoranza violenta contro la maggioranza elettorale con la quale ha vinto Trump, che viene attaccato per le sue posizioni socialmente conservatrici, in forte contrasto con le politiche del presidente Obama. Sembra quasi comico ricordare che queste affermazioni di violenza sono iniziate ben più di due mesi prima dall’inaugurazione del presidente, il quale veniva attaccato per le sue dichiarazioni sull’immigrazione dai paesi islamici, la costruzione di un muro lungo il confine con il Messico e sui tagli da lui proposti ai fondi del programma Planned Parenthood, organo che, negli ultimi anni è stata oggetto di scandali riguardanti le procedure di aborto. 

 

Ricordiamo in sintesi alcune delle ultime proposte più protestate:

 

  • l’esclusione degli immigrati da sette paesi del medio oriente (Iran, Iraq, Libya, Somalia, Sudan, Syria e Yemen) per un periodo di 90 giorni dalla firma del 27 febbraio.
  • la costruzione del muro con il Messico di circa 3,220 chilometri 
  • l’inizializzazione dell’estrazione petrolifera nel South Dakota, territorio contestato da decenni per la presenza di ingenti risorse naturali.

 

In risposta a queste e ad altre proposte del presidente Trump, il precedente presidente Obama 

si è coinvolto direttamente nell’instigare le proteste attraverso la nazione, dichiarando che “i valori Americani sono a rischio” e come descritto dal portavoce dell’ex presidente, Obama è “rincuorato dal coinvolgimento politico dei cittadini attraverso il paese”. In questa luce, il coinvolgimento dell’ex presidente nelle faccende politiche dell’attuale presidente è segno di un mancato rispetto per le discrezioni politiche che Obama è chiamato a mantenere, la neutralità nei confronti del presidente incombente. Tanto è vero che oltre a essere un partito numericamente distrutto, il partito democratico si sforza nel diffamare le posizioni del presidente Trump, il quale secondo Obama doveva “avere la possibilità di governare” (dichiarazione del presidente prima dell’inaugurazione). Inoltre, le scelte del gabinetto come Gorsuch (il conservatore eletto alla corte suprema), Sessions (eletto ministro della giustizia) e Davos (eletta ministro dell’Istruzione), vengono demonizzate giornalmente dal partito democratico, specificamente l’onorevole Elizabeth Warren, senatrice dal Massachusetts che ha portato avanti la battaglia infuocata per il blocco delle nuove nomine del presidente. Pelosi e il partito democratico portano avanti una battaglia contro il ‘politicamente impresentabile’, come la nomina di Jeff Sessions all’incarica del ministro della giustizia o Betsy Davos, criticata di essere “completamente incompetente” (cit. Warren). La minoranza democratica guidata da Nancy Pelosi impiega così una linea aggressiva all’interno del Congress contro i repubblicani, alimentata dalla loro stessa impotenza per via della loro significante minoranza. 

 

 

 

 

In questa maniera, anziché mantenere la pacifica protesta, le forze politiche dell’estrema sinistra americana stanno attivando politiche di violenza attraverso le attività di BLM e diversi altri movimenti dell’ala estrema del partito democratico. Si sta creando così una divisione pericolosa negli Stati Uniti che risveglia le tensioni razziali rimarcando una percepita disuguaglianza che viene politicizzata da molti anni. Pericoloso anche come le forze dei BLM hanno mobilitato decine di migliaia di studenti e lavoratori nelle rivolte finanziate dal miliardario George Soros, che investe abbondantemente nelle attività dell’estrema sinistra. Con tenacia e violenta opposizione alle politiche del presidente, i protestanti esasperano le disuguaglianze già da loro percepite nel mondo dell’impiego e delle opportunità, aspetti che molti ritengono potrebbero migliorare in maniera differente. 


Fabio van Loon 

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