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La scalata silenziosa di #Vivendi e lo scacco al Biscione

Vivendi SA è una società francese attiva nel campo dei media e delle comunicazioni che lo scorso 8 aprile, dopo oltre quattro mesi di trattative, si impegna in una compravendita vincolante per Mediaset Premium.

L’accordo
La società avrebbe rilevato, mediante uno scambio paritetico di quote azionarie del 3,5%, il capitale di Mediaset (quindi Vivendi avrebbe acquisito il capitale di Mediaset con una quota pari al 3,5% e viceversa con quota pari, Mediaset sarebbe entrata nel capitale di Vivendi). Si intendeva realizzare una piattaforma europea che comprendesse canali di ogni genere, dalla tv agli smartphone e all’on-demand.
Contemporaneamente si sarebbe verificata la cessione da RTI (società di Mediaset a capo di Premium) a Vivendi del 100% del capitale sociale di Mediaset Premium, a fronte della cessione da Vivendi a RTI di un ammontare di azioni proprie già esistenti o di nuova emissione pari al 2,96% del capitale sociale di Vivendi.

25 Luglio
Bolloré non rispetta il contratto con cui si era impegnato; causa una perdita di quotazione del titolo di Mediaset in Borsa e rilancia una nuova proposta inaccettabile (si proponeva di acquisire il 15% di Endemol e il 20% della pay tv).

Il fine di Bolloré diviene a mano a mano più chiaro agendo in ogni modo (talvolta sfruttando delle pedine per acquisire azioni Mediaset) pur di definire una minoranza di blocco per avere un ruolo centrale nelle assemblee dei soci. Premium non è altro che l’inizio di un’ascesa che mira a di più, l’accesso nel mercato dei media del Sud Europa.

Una volta delineatosi il vero scenario il caso finisce in tribunale.Fininvest accusa il 64enne finanziere bretone di scalata ostile al fine di ottenere l’esecuzione forzata del contratto e un risarcimento per i danni subiti, pari a 50 milioni di euro al mese relativi ai soli ritardi.
Nella denuncia alla Procura e alla Consob, Mediaset espone senza veli come ogni azione sia stata frutto di un piano, uno smacco artificioso per far scendere le azioni al fine di rendere agevole l’assedio di questi giorni.
Attualmente le azioni stanno risalendo, ma vengono etichettate come “neutral” e non “buy” motivo per cui si preferisce attendere ulteriori sviluppi dei prossimi giorni.

È forse uno scacco matto quello di Vivendi al Biscione?
Vivendi vanta il 24% di Telecom Italia. Secondo azionista di Mediobanca, che a sua volta controlla le assicurazioni Generali.Da Mercoledì, come annunciato, vanta anche il 20% di Mediaset.
Casa Arcore intanto rimane unita e risponde portando la propria quota dal 34,7% al 38,2%, minacciando di salire ancora (senza contare le azioni possedute senza diritto di voto). Spedisce gli avvocati alla Procura di Milano e denuncia Bolloré per manipolazione del mercato e in particolare le modalità della scalata.È stato aperto un fascicolo contro ignoti per aggiotaggio.
E pensare che i segnali c’erano e Berlusconi lo aveva capito (in un’intervista da Bruno Vespa aveva affermato che Mediaset avrebbe votato sì al referendum per evitare delle ritorsioni) al contrario dell’ex premier, che oltre a non aver capito le vere intenzione del requin -squalo-, lo provocò con un messaggio offensivo a seguito della nomina di Cattaneo al vertice della Telecom .

Oggi anche Agicom interviene sottolineando che le regole sulla concentrazione del mercato potrebbero impedire la fusione fra la tv di Berlusconi e Telecom. In particolare intende richiamare l’attenzione sul divieto al superamento dei tetti di controllo sancito nel Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e Radiofonici. Secondo i dati Telecom è il principale operatore nel mercato delle comunicazioni elettroniche, con il 44,7% del mercato prevalente delle tlc, mentre Mediaset raggiunge nel 2015 una quota del 13,3% del Sic. L’Agcom, sottolinea che “questi dati evidenziano che operazioni volte a concentrare il controllo delle due società potrebbero essere vietate”.In particolare, le imprese di comunicazioni elettroniche che detengono nel mercato italiano una quota superiore al 40% non possono acquisire ricavi superiori al 10% del Sistema Integrato delle Comunicazioni (TV, radio, editoria).
Si impegna inoltre ad acquisire quanto prima le informazioni necessarie per far luce su eventuali violazioni della normativa vigente.
Per ora Vivendi mantiene al tavolo delle trattative il posto conquistato e per di più in una posizione piuttosto forte.
Confidiamo che anche il Governo la smetta di sbadigliare e prenda una posizione concreta.

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