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Mafia – Procura: “Forse trovati i resti di Calogero Bagarella”

Palermo – Un intreccio fra politica e criminalità organizzata che appare sempre più intricato e occulto, e sul quale la Procura di Termini Imerese sta cercando di fare luce, fra mille difficoltà. Gli investigatori hanno avanzato l'ipotesi che nella tomba di Bernardino Verro, dirigente dei Fasci Siciliani nonché primo sindaco socialista di Corleone, assassinato nel 1915, possano trovarsi i resti del boss Calogero Bagarella, fratello dell'altrettanto famoso Leoluca Bagarella, cognato di Totò Riina e fra i massimi vertici di Cosa Nostra. Le indagini sono state avviate a seguito di una segnalazione dell'amministrazione comunale di Corleone.
I fatti si riferiscono al dicembre 1969, quando Calogero Bagarella viene ucciso in un agguato dove muoiono in totale cinque persone, a seguito di una spedizione di killers travestiti da agenti di polizia che irrompono nella sede dell'impresa edile Moncada con lo scopo di eliminare il boss Michele Cavataio il quale, a sua volta, ebbe la prontezza di reagire, colpendo a morte un membro del gruppo di fuoco.
Calogero Bagarella nasce a Corleone da una famiglia tradizionalmente legata alla criminalità organizzata. Il padre Salvatore, ad esempio, fu mandato al confino dal 1963 al '68 per reati legati a Cosa Nostra e un altro dei fratelli, Giuseppe, pare sia morto in prigione nel 1972. Fin dalla giovane età, Calogero Bagarella pare sia entrato nelle grazie di Bernardo Provenzano. Negli anni Cinquanta divenne ufficialmente affiliato ai Corleonesi, all'epoca cappeggiati dal noss Michele Navarra, del quale divenne una sorta di luogotenente e più tardi braccio destro del padrino Luciano Liggio, quindi uomo di fiducia di Provenzano e Totò Riina. Dal 1958 al '63 Calogero Bagarella è uno dei protagonisti della guerra intestina contro il suo ex boss Michele Navarra, che venne ucciso nell'agosto '58. E' da allora che il nome di Calogero Bagarella diventa famoso come uno dei più spietati killer in Sicilia. Il suo nome viene compreso fra quelli dei condannati in contumacia in uno dei primi grandi processi contro Cosa Nostra, nel giugno 1969, finché avviene la strage di Viale Lazio, nella quale il vero bersaglio era il boss del quartiere Acquasanta di Corleone, Michele Cavataio. Fra i killers travestiti da poliziotti pare ci fossero Bernardo Provenzano, Emanuele D'Agostino (allora membri della famiglia che faceva capo al bosso Stefano Bontade) e Damiano Caruso, uomo di Giuseppe Di Cristina, boss di Riesi. Nel frattempo, uno dei fratelli di Calogero, Leoluca Bagarella, era diventato a sua volta uno dei nomi eccellenti di Cosa Nostra.
La segnalazione del Comune di Corleone è stata fatta poiché, durante le operazioni di spostamento dei resti di Bernardino Verro nella tomba di famiglia, all'apertura della cassa vengono rinvenuti due teschi, uno dei quali presenta un vistoso foro evidentemente causato da un proiettile. Le prime rivelazioni vengono fatte da un collaboratore di giustizia, Antonino Calderone, recentemente scomparso, il quale ha raccontato che il secondo teschio sarebbe appartenuto appunto a Calogero Bagarella.
I reparti della Polizia Scientifica sono al lavoro per i necessari accertamenti, volti a determinate la datazione dei resti rinvenuti. Le indagini sono affidate al Procuratore Alfredo Morvillo, il quale ha dichiarato: “Vogliamo verificare se la compatibilità può essere riferita al periodo della strage di Viale Lazio dove Calogero Bagarella rimase ucciso“.

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