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Vallecorsa- bambino autistico potrebbe rimanere senza terapia domiciliare. Ogni progresso potrebbe essere vanificato.

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Emanuela Palazzo convive da cinque anni con la malattia genetica “Itic 15” di cui è affetto suo figlio; la patologia è simile all’autismo di tipo “3”.

Tommaso non parla ma è un bambino come tutti gli altri. Sua madre sta cercando quindi di fare in modo che egli abbia una vita il più normale possibile e si è da subito adoperata per riuscire a donargli autonomia almeno per le sue esigenze primarie.

Due terapiste si sono prese cura del piccolo e ad oggi Tommaso riesce a portare il cucchiaio alla bocca, ad accennare suoni e a relazionarsi con gli altri attraverso delle “carte magiche”.

“Se mio figlio oggi riesce a comunicare con il mondo esterno lo debbo soltanto ai terapisti che da quando aveva cinque mesi e mezzo, sei giorni su sette, lo sottopongono ad una riabilitazione mirata. Nei giorni scorsi ho ricevuto una vera e propria doccia fredda, sono stata chiamata dall’ufficio Asl e mi è stato detto che il progetto avviato per mio figlio si è concluso. Il ragazzino deambula e quindi niente più terapia domiciliare, sarà lui che dovrà recarsi in un centro specializzato. Tutto questo è assurdo perchè mio figlio non sa entrare in macchina, non sa scendere le scale, e se decide di non voler camminare si butta per terra senza riuscire a convincerlo ad alzarsi. Come potrei mai in condizioni simili portare il mio Tommaso fuori dalla sua abitazione? Capisco che in tempi di tagli l’Azienda Sanitaria Locale pensi a risparmiare. Ma non può assolutamente risparmiare su un caso come quello di mio figlio. Per lui sarebbe la fine”.

La donna dovrà presentarsi il 03 Dicembre prossimo, presso gli uffici Asl assieme a suo figlio, poi sarà associata ad un centro specializzato che si occuperà del figlioletto. La paura è quindi che egli possa regredire e quindi che vengano resi vani tutti gli sforzi effettuati fino ad oggi dalle due terapiste, con le quali Tommaso aveva stabilito un vero e proprio rapporto di fiducia.

La richiesta di Emanuela è quella di poter continuare la terapia riabilitativa domiciliare poiché suo figlio non potrebbe sopportare un cambiamento così radicale.