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Un futuro senza orsi polari

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Gli abitanti di Noril’sk, una città industriale nel nord della Siberia, hanno avvistato una femmina di orso polare debole e affamata che si aggirava tra le discariche in cerca di cibo. Il plantigrado ha percorso 1.500 chilometri, probabilmente spinto a sud dai drammatici effetti dei cambiamenti climatici. In occasione del  #PolarBearDay, il Wwf avverte: “Entro i prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30 per cento della popolazione di orso polare finora stimata tra i ghiacci artici”. Viene chiamata “Last Ice Area” ed è l’ultimo baluardo per la conservazione dell’orso polare, simbolo riconosciuto di tutte le specie a rischio estinzione a causa del cambiamento climatico: circa 1,3 milioni di chilometri di ghiacci spessi, a cavallo di Groenlandia e Canada, in grado di resistere alla fusione estiva e  supportare la vita della fauna selvatica e dei popoli indigeni, oggi minacciatoi dall’innalzamento delle temperature globali e dallo spettro delle esplorazioni petrolifere favorite dall’apertura di passaggi navigabili tra i ghiacci. Il Wwf rilancia l’Agreement on the Conservation of Polar Bears (l’accordo internazionale sottoscritto da Canada, Stati Uniti, Danimarca, Norvegia e l’ex Unione Sovietica nel 1973)  per coinvolgere i cittadini, istituzioni e imprese nei cambiamenti concreti che potranno dare al mondo un futuro più sostenibile e garantire la vita sul pianeta.

Scioglimento dei ghiacci

In occasione della Giornata mondiale dell’orso polare, il Wwf chiede: riuscireste a immaginare un mondo senza orsi polari? La Giornata mondiale dell’orso polare si festeggia ogni anno 27 febbraio. È stata istituita dall’organizzazione no profit Polar bears international allo scopo di aumentare la consapevolezza del pubblico riguardo alle sfide che gli orsi polari devono affrontare ogni giorno a causa del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci, e per invitare ciascuno di noi a compiere un piccolo gesto in occasione di questo appuntamento speciale, riferisce Lifegate. 

Salvezza della specie

La maggior parte degli orsi polari vive in Canada, ma si stima che nel mondo ce ne siano tra i 22mila e i 31mila esemplari suddivisi in 19 sotto-popolazioni. Sono abili nuotatori e si cibano di foche dagli anelli e foche barbute. Anche le loro prede vivono sui ghiacci e dato che questi si stanno ritirando gli orsi sono obbligati “a percorrere sempre maggiori tratti sulla terraferma, e la difficoltà di trovare sufficiente cibo li spinge ad avvicinarsi pericolosamente ai centri abitati. La riduzione dei potenziali conflitti tra orsi e umani, evidenzia Lifegate, è un’altra delle sfide del Wwf per la salvezza della specie”, classificata come vulnerabile dall’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn). A minacciare questi mammiferi sono anche le esplorazioni petrolifere nel loro habitat.

Thermostat challenge:

L’Unione europea, gli Stati Uniti e altre sette nazioni hanno raggiunto un accordo che vieta la pesca commerciale nelle acque dell’Artico per i prossimi sedici anni, che senz’altro avrà ricadute positive anche sul benessere degli orsi polari. Dalla Thermostat challenge all’adozione, poi, sono tanti i modi in cui ognuno di noi può contribuire a salvare questi mammiferi dall’aspetto tanto tenero. Polar bears international, sottolinea Lifegate, lancia la Thermostat challenge: aumentare o diminuire di almeno due gradi, in base all’emisfero in cui ci si trova, la temperatura del proprio termostato, e regolarla ulteriormente durante la notte o quando nessuno è in casa. In particolare gli studenti possono trovare sul sito vari strumenti per coinvolgere il maggior numero di persone possibile: un’email da inviare al proprio dirigente scolastico, delle linee guida per preparare un discorso da tenere a scuola, una lettera da spedire al direttore della testata locale e delle schede da far firmare ad amici e parenti che accettano di partecipare alla sfida.

Sconvolgimento dell’habitat

L’invito è quello a condividere sui social la propria esperienza con l’hashtag. Non solo oggi, però, dobbiamo ricordarci degli orsi polari: la loro casa si rimpicciolisce ogni giorno. A gennaio del 2018, puntualizza Lifegate, la superficie media dei ghiacci artici era di circa 13 milioni di chilometri quadrati: 110mila chilometri quadrati in meno rispetto all’anno precedente e 1,36 milioni di chilometri quadrati in meno rispetto alle medie del periodo 1981-2010, stando ai rilevamenti del National snow & ice data center.  Al Circolo Polare Artico, dove l’aumento delle temperature è due volte quello registrato in altri luoghi del pianeta, i ghiacci si riducono ad un ritmo incessante. Dal 1979, quando sono iniziati i primi rilevamenti satellitari, si sono quasi dimezzati e la superficie della banchisa artica estiva, che si forma naturalmente durante i freddi inverni artici per poi ridursi quando le temperature crescono in primavera ed estate, ha raggiunto nel 2012 il minimo storico passando da 7 a 3,41 milioni di chilometri quadrati.

Il simbolo

L’aumento delle temperature medie, le più alte dell’intera storia del pianeta negli ultimi 20 anni, comporta una drammatica riduzione dell’area dove l’orso vive e caccia. A questi ritmi nel 2050, il 75% degli orsi polari saranno scomparsi. Gli ultimi 22.000 esemplari rimasti sono stati inseriti fin da 2013 nella lista degli animali a rischio estinzione. “L’orso polare è il simbolo più amato e carismatico di tutte le specie minacciate dal cambiamento climatico. Gli orsi possono nuotare per ore, per decine di chilometri, prima di raggiungere la banchisa polare da cui poter cacciare. Meno ghiaccio significa meno cibo, meno cibo per i grandi vuol dire minori possibilità di sopravvivere per i piccoli. Meno ghiaccio significa aprire la via alla navigazione industriale e alle esplorazioni petrolifere, che minacciano questo paradiso di acqua e ghiacci, un tempo inaccessibile ma oggi sempre più vulnerabile a causa delle attività dell’uomo”, ha detto Isabella Pratesi direttore Politiche di Conservazione Internazionali del Wwf Italia. 

Eterno conflitto

La fusione del ghiaccio artico rende la ricerca di cibo sempre più difficile costringendo gli orsi a continui spostamenti e i piccoli, che seguono le loro madri,  non sopravvivono alla fatica e allo sforzo. Quando invece si spostano verso la terra ferma, rischiano di avvicinarsi troppo alle comunità e ai villaggi dell’uomo esponendosi al rischio di venire uccisi, per paura o per difesa nell’eterno conflitto tra grandi carnivori e attività umane. La fusione dei ghiacci, rileva il Wwf, rende l’Artico più vulnerabile e accessibile allo sfruttamento: sono moltissime le richieste di concessioni per l’estrazione del petrolio in luoghi prima inaccessibili così come aumentano drammaticamente le rotte di pericolosissime navi petrolifere.

Corsa contro il tempo

Ghiaccio, mare e terra per 30 milioni di chilometri quadrati, temperature medie che raggiungono i  -40°C, migliaia di animali specializzati per vivere unicamente in queste condizioni estreme: dai minuscoli gamberetti del plancton all’enorme balena artica, lunga anche 20 metri. L’Artico, raccomanda il Wwf, rappresenta una vera e propria centralina da cui dipende la nostra esistenza. La Last Ice Area dove la banchisa polare artica è più spessa e resiste alle temperature più alte della stagione estiva è l’ultimo residuo di ghiaccio marino nell’Artico in grado di conservare la fauna selvatica e le esigenze culturali e spirituali dei popoli indigeni di questa regione. Salvaguardarla significa tutelare la conservazione dell’habitat da cui dipendono indissolubilmente molte specie.

Clima artico

L’orso polare, Ursus maritimus, è tra i più grandi carnivori terrestri del mondo. Eppure il suo habitat principale è il mare: trascorre la maggior parte della vita dentro e attorno all’acqua. È, infatti, un nuotatore provetto, e può raggiungere una velocità di 10 chilometri all’ora. Dalla punta del naso alla fine della coda, i maschi adulti misurano 200-250 cm e pesano fino a 600 chilogrammi. Le dimensioni delle femmine sono circa la metà. I cuccioli di orso polare nascono durante il letargo, nel caldo della tana scavata nella neve e nel ghiaccio. Di solito sono due ma possono essere anche tre. Recentemente gli scienziati hanno scoperto che a seguito dei cambiamenti climatici non solo diminuisce la capacità di riprodursi degli orsi bianchi  ma si riduce anche  il peso dei cuccioli  rendendoli meno preparati a sopravvivere al difficilissimo clima artico. Le foche rappresentano la loro preda principale, ma gli orsi bianchi cacciano anche giovani trichechi, balene beluga, narvali, pesci, uccelli marini e uova.