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Trivelle, la rabbia di Emiliano: “Governo le fermi in autotutela”

Emiliano accusa il governo: “Ancora una volta, come in un film già  visto con Tap e Ilva, il ministro Di Maio – accusa Emiliano – non ha il coraggio di assumere la decisione che gli compete”

Scoppia un nuovo caso trivelle e ora e bagarre tra il governo e la Regione Puglia. Nei primi giorni del nuovo anno alcuni attivisti ambientalisti hanno denunciato la presenza sul Bollettino ufficiale per gli idrocarburi e le georisorse, una pubblicazione del ministero dello Sviluppo economico, di una serie di decreti che autorizzavano l’esplorazione alla ricerca di idrocarburi in tre aree del Mar Ionio, oltre al permesso di “coltivare”, una nuova concessione in provincia di Ravenna e la proroga di una seconda. Gli attivisti accusano il governo e il Movimento Cinque Stelle di aver tradito le promesse di bloccare le nuove trivellazioni, fatte nel corso della campagna elettorale. Il Movimento di Beppe Grillo si era fortemente speso su questo fronte e nel 2016, sostenendo il referendum sulle trivelle.

In queste ore è sceso in campo contro l’esecutivo anche il governatore della Puglia Michele Emiliano.

«Sulla vicenda trivelle i ministri Di Maio e Costa hanno affermato che, una volta intervenuta la Via favorevole, l’autorizzazione sarebbe un ‘atto dovuto’ e il dirigente, a meno di non compiere un reato, non avrebbe potuto negarla. I ministri, trincerandosi dietro una assurda e inesistente ipotesi di reato, hanno volutamente omesso di considerare che, in sede di autotutela, l’amministrazione statale avrebbe potuto disporre il riesame Via», ha affermato Emiliano, manifestando quindi l’intenzione di impugnare le autorizzazioni.

«Lo stesso ministro Di Maio, riferendosi alla vicenda Trivelle e al lavoro della Commissione VIA, nominata dal precedente Governo, ha dichiarato – aggiunge Emiliano – che il Ministro Costa, appena insediato, ha deciso ‘di sciogliere quella commissione che aveva dato l’ok a questa porcata’. Ora – rileva il governatore della Puglia – non solo hanno una nuova Commissione (Via, ndr), ma hanno anche il tempo per esercitare l’autotutela. Invece, in modo ipocrita e strumentale, si limitano ad auspicare il blocco delle autorizzazioni da parte dell’autorita’ giurisdizionale».

Il regime di autotutela prevede la possibilità per una Pubblica Amministrazione di poter intervenire con i mezzi amministrativi a sua disposizione per dirimere conflitti relativi a suoi provvedimenti o a sue istanze.

«Ancora una volta, come in un film già  visto con Tap e Ilva, il ministro Di Maio – accusa Emiliano – non ha il coraggio di assumere la decisione che gli compete, lasciando il cerino in mano alla Regione che è costretta ad azionare il contenzioso (peraltro incessantemente sollecitato in Consiglio regionale dal Movimento 5Stelle); contenzioso che con molta probabilità finirà per ribadire che il Giudice Amministrativo non puo’ sindacare le decisioni dello stesso Ministro. Ancora una volta siamo di fronte al gioco delle tre carte alla faccia degli elettori e dello sbandierato cambiamento».

A questo proposito il presidente della Regione Puglia ricorda che sulla questione Trivelle la Regione Puglia ha, nel tempo, impugnato i pareri favorevoli di Valutazione di impatto ambientale (Via) rilasciati dal Ministero dell’Ambiente propedeutici per le autorizzazioni alla ricerca o prospezione di idrocarburi nel mare Adriatico e nel mar Ionio. «Sino a oggi, il Giudice amministrativo ha rigettato i ricorsi, ritenendo che le scelte effettuate dalle amministrazioni statali coinvolte (i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico) siano sottratte al sindacato giurisdizionale, in quanto frutto dell’esercizio di discrezionalita’ tecnica, amministrativa ed istituzionale spettante in via esclusiva ai Ministeri competenti», conclude il governatore.

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