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Squalo attacca surfista, spiagge chiuse in Australia.

 

 

 

Spiagge chiuse n Australia nord-orientale, dopo l’attacco questa mattina alle 06:40 di un surfista che è stato ferito gravemente ad una coscia da uno squalo bianco al largo di Belongil Beach, a nord di Byron Bay. L’uomo Sam Edwardes, di 41 anni, ha riportato una profonda lacerazione alla gamba e ha perso molto sangue. Secondo la testimone Dane Davidson, l’uomo si trovava in mare con altri surfisti quando, nel tentativo di cavalcare un’onda, è scomparso alla vista. Dopo l’attacco dello squalo è riuscito a mettersi in salvo, nuotando fino a un vicino frangiflutti, dove ha chiamato i soccorsi. Trasferito in aereo all’aeroporto universitario della Gold Coast all’ospedale, le sue condizioni risultano gravi ma stabili. E il terribile incidente, arriva appena un giorno dopo che un bagnino di 69 anni è scomparso mentre nuotava nella vicina Ballina. Oltre a spaventare i turisti che sono fuggiti in massa dalla costa, ha anche riaperto il dibattito sulla necessità di mantenere gli squali fra le specie protette: proprio il ministro della Pesca ha detto di voler procedere a un “censimento” degli animali e valutare quindi la revoca del divieto di ucciderli. L’ordine di chiusura delle spiagge è partito dal dipartimento pesca dello Stato. Le spiagge resteranno chiuse comunque per altre 24 ore. Lo scorso anno è stato introdotto un programma di monitoraggio che ha dimostrato come gli animali, che non hanno altri predatori all’infuori di uomini, balene o altri squali, possono sostare “indisturbati” nella costa orientale dell’Australia per dei mesi. Gli esperti hanno anche spiegato come gli attacchi all’uomo, circa quindici all’anno di cui almeno uno fatale, sono aumentati assieme all’aumento della popolazione e della popolarità degli sport d’acqua. Ci sono 165 specie di squali in Australia e molti sono pericolosi per l’uomo. Per questo il governo intende cambiare strategia, soprattutto per salvaguardare l’industria del turismo che vive di mare e che viene messa dura prova dopo ogni incidente. Fra le prime misure adottate, il divieto per i tour operator di gettare cibo in mare per attirare i pesci, soprattutto quelli grandi, vicino alle gabbie subacquee dove i turisti si chiudono per provare l’ebbrezza degli incontri ravvicinati con i predatori del mare. E proprio il video di un “incontro ravvicinato” con uno squalo bianco sta facendo il giro delle tv del mondo: diversi subacquei in immersione sono stati “affiancati” da un gigante bianco di oltre sei metri, andato via dopo essersi fatto accarezzare da una biologa. La telecamera ha ripreso tutto l’incredibile incontro, finito bene. Dal 1950 al 2014  le vittime degli squali sono 13, l’ultima nel 2012. L’episodio potrebbe ricordare a qualcuno il film “Lo Squalo”, continua Giovanni D’Agata, ma in realtà questi pesci di solito non attaccano l’uomo, anzi, cercano di evitarlo, e in mancanza di “provocazioni” è estremamente raro che attacchino. Gli squali non rappresentano una minaccia ed è essenziale cambiare la percezione e l’immagine che abbiamo di loro come simbolo di terrore. E, ancor più importante, ad aumentare i rischi è in buona parte il comportamento umano. “Mano a mano che in tutto il mondo cresce il numero di persone interessate a fare attività ricreative in mare dobbiamo aspettarci un conseguente aumento di incidenti”, spiega l’International Shark Attack File nel suo report del 2017. Al contrario sono gli squali a dover temere gli uomini. Nel 2017 i ricercatori hanno stimato che ogni anno nel mondo vengono uccisi 100 milioni di squali pari una percentuale della popolazione totale compresa tra il 6,4 e il 7,9%. Un tasso di mortalità che i biologi giudicano insostenibile.