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“Sequestri e abusi da mio marito Raffaele Casamonica”. Moglie del clan romano si ribella

Altro colpo per la famiglia Casamonica, massacrata in questi giorni dalle forze dell’ordine di Roma. “Parlo per salvare le mie figlie” dice la donna

 

Non c’è, finalmente, tregua per la famiglia di stampo mafioso Casamonica. Dopo le ville abusive rase al suolo e i membri del clan arrestati per droga, oggi a parlare è la moglie di un esponente della famiglia sinti. La donna, dopo 14 anni di convivenza e matrimonio con Raffaele Casamonica, ha trovato il coraggio di dire basta a soprusi e violenze. Aveva conosciuto il marito nel 2004 nel suo paese d’origine, in Europa centrale, mentre Giuseppe era in latitanza e sotto falso nome. Nel 2013 il matrimonio e due figlie, segregate in casa come lei dalla famiglia sinti. “Mi tenevano chiusa in casa. Dicevano come io e le mie due bambine dovevamo vestirci”, ha riferito.

La donna ha deciso di scappare con le bambine e ha trovato un aiuto nella IV sezione della Squadra Mobile di Roma. Gli agenti, specializzati proprio in casi di donne maltrattate, hanno ascoltato i racconti agghiaccianti della donna e hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per maltrattamenti anche a danno delle due figlie, e violenza sessuale. Condanna emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale Ordinario di Roma, presso il carcere di Rebibbia, dove Raffaele è già detenuto con fine pena 2031.

“Con mio marito in carcere ho subito minacce di morte. Avevo capito di non voler più sottostare alle loro condizioni, alle “regole” della famiglia Casamonica. Volevo e voglio qualcosa di diverso per le mie figlie, non voglio che stiano in quel contesto” ha raccontato alla Polizia: “Ho denunciato tutto per le mie figlie”.

Il coraggio di denunciare il marito è arrivato, probabilmente, dall’esempio di un’altra donna Casamonica. La romana Debora, figlia ribelle di un ex affiliato alla Banda della Magliana, e spostata da rito sinti con Massimiliano Casamonica. La donna nei giorni scorsi ha trovato, anch’essa, il coraggio di accusare il clan dopo anni di violenze e soprusi. I racconti di Debora hanno svelato parecchie dinamiche della famiglia di stampo mafioso.

Tutte le donne “coraggio”, insieme ai figli, si trovano ora sotto protezione della Polizia.