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Sea Watch da 12 giorni in mare con 43 migranti chiede intervento della Corte di Strasburgo per sbarcare in Italia

 

Dopo 12 giorni di fermo a 16 miglia al largo di Lampedusa con a bordo 43 migranti, la Sea Watch 3 si è rivolta alla Corte di Strasburgo per chiedere “misure provvisorie” che consentano lo sbarco dei migranti in Italia. A darne notizia è la stessa Corte, che precisa di aver rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano. Questi ultimi dovranno rispondere entro oggi pomeriggio poi la Corte, in base ai suoi regolamenti, potrà chiedere all’Italia di adottare quelle che vengono definite “misure urgenti” e che “servono ad impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani“. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha stabilito infatti nei suoi confronti il divieto di sbarco previsto dal nuovo Decreto Sicurezza bis e domenica ha scritto una lettera all’Olanda per chiederle di farsi carico della situazione: “Sono incredulo perché si stanno disinteressando di una nave con la loro bandiera, peraltro usata da una ong tedesca, che da ormai undici giorni galleggia in mezzo al mare. Riterremo il governo olandese e l’Unione europea assente e lontana come sempre responsabili di qualunque cosa accadrà alle donne e agli uomini a bordo della Sea Watch”.

Sulla questione però, il vicepremier tiene il punto: dopo aver fatto sbarcare dieci delle 53 persone che sono state ritenute più vulnerabili, lasciando a bordo anche dei minori, l’equipaggio ha ricevuto dal governo il divieto firmato da Salvini, Danilo Toninelli e Giovanni Tria a entrare nelle acque territoriali italiane, in applicazione della nuova normativa prevista dal Decreto Sicurezza bis, che consente di impedire l’accesso nelle acque territoriali italiani a imbarcazioni “indesiderate” o considerate dal ministero dell’interno fonte di pericolo. La Ong replica che prevalgono le leggi del mare (che obbligano sempre a prestare soccorso ai naufraghi) e i trattati internazionali e nei giorni scorsi ha presentato un ricorso al Tar del Lazio che, però, lo ha respinto spiegando che la questione non poteva essere trattata con urgenza, come invece richiesto da Sea Watch. Una bocciatura “non nel merito della questione”, ma tecnica, precisano dall’organizzazione.