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Scoperto il mandante dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia

Dopo due anni di indagini è stato finalmente scoperto il nome del mandante dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia.

Nel 2017 la giornalista Daphne Caruana Galizia è stata uccisa da una bomba montata sulla sua auto e fatta esplodere poco lontano dalla casa in cui viveva con la famiglia. Due anni dopo, il mandante del suo omicidio ha finalmente un nome e un volto. Si tratta di Yorgen Fenech, uno dei più importanti uomini d’affari dell’isola.

Chi è Yorgen Fenech

Yorgen Fenech è amministratore delegato del Tumas Group, holding proprietaria, tra l’altro, dei più importanti casinò dell’isola, e direttore generale della centrale elettrica a gas di Malta. Prima di essere uccisa, Daphne aveva iniziato ad indagare proprio sul giro di tangenti della sua azienda. Inoltre, Fenech è il proprietario della società 17Black. Dalle indagini di Daphne era emerso che era proprio quella l’azienda che passava le tangenti a due membri del partito laburista maltese. Il capo di gabinetto Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi. Già nel 2018 Repubblica e il Daphne Project, il consorzio internazionale di giornalisti creato dopo l’omicidio di Daphne, avevano individuato il collegamento tra 17Black e Yorgen Fenech. Il CEO maltese è stato arrestato sul suo yacht nel porto di Le Valletta, mentre stava cercando di scappare.

Un uccellino ha parlato

Ma come mai Yorgen Fenech aveva così tanta fretta di lasciare Malta? Probabilmente sospettava di avere le ore contate. Giovedì, infatti, era già stato arrestato Melvin Theuma, un altro nome chiave dell’omicidio di Daphne. Theuma in teoria lavora come tassista, ma in realtà è molto di più. Grazie ai suoi rapporti ben collaudati con la malavita locale, è stato l’intermediario tra Fenech e i killer che hanno ucciso materialmente la giornalista. In altre parole, Vincent Muscat e i fratelli George e Alfred De Giorgio, i primi ad essere arrestati per l’omicidio. Vi è un’ulteriore prova del coinvolgimento di Fenech nell’omicidio di Daphne. Si tratta di un atto depositato presso la Camera di Commercio maltese. Il 12 novembre, Fenech si è dimesso ufficialmente dal suo ruolo di direttore e responsabile legale, lasciando la sua posizione al fratello Franco. Il tutto è avvenuto esattamente un giorno prima che Theuma andasse dalla polizia e raccontasse il coinvolgimento di Fenech nell’omicidio di Daphne.

Come si è comportato il governo

Dopo anni di omertà, il governo maltese ha smesso di proteggere degli assassini. Peccato che si fosse mosso prima, forse non si sarebbe arrivati alla morte di una giornalista in un paese che dichiara di essere una democrazia. Molto dura la replica di Andrew, uno dei figli di Daphne: “Se Joseph Muscat non avesse protetto Keith Schembri e Konrad Mizzi nel 2016, mia madre sarebbe ancora viva. Le sue mani sono macchiate di sangue.” Anche i post sul blog di Manuel Delia, analista politico che da anni racconta ciò che accade a Malta, sono estremamente forti. Con una semplicità disarmante, sottolinea un’ovvietà: fare il giornalista non dovrebbe essere pericoloso. Eppure, per la seconda volta, Delia ha ricevuto un ordine restrittivo per sé e la sua famiglia. La prima volta era arrivato quanto due membri del partito labourista avevano aggredito sua moglie e rotto il suo telefono. Il secondo ordine restrittivo è arrivato invece per un militante del partito nazionalista Baldassare Borg. Egli sui social ha più volte minacciato il blogger scrivendogli frasi come “Le lacrime arrivano dopo le risate” e “Perché non ti tappi la bocca una volta per tutte, prima che sia troppo tardi?”. L’aspetto più inquietante è che nessuno, né il partito labourista, né quello nazionalista, ha mai preso le distanze da queste azioni. Molto probabilmente, l’ipotesi di Delia sul suo blog è corretta: “Quando i partiti politici rimangono in silenzio quando i loro esponenti minacciano o aggrediscono giornalisti in loro nome, non solo avallano, ma incoraggiano questi comportamenti.”

Una democrazia sui generis

Si tratta decisamente di una situazione preoccupante sotto più punti di vista. Malta è un paese democratico, o almeno si presenta come tale. Secondo il report diffuso dalla organizzazione Freedom House ha un punteggio di 91/100. Addirittura, supera di due punti l’Italia. L’unico difetto che viene dichiarato nel report è che ci sia poca alternanza tra i partiti al governo. Tuttavia, le elezioni ci sono, le libertà civili sono garantite. Tutto come dovrebbe essere. Eppure, il livello di corruzione è alle stelle. Malta è un rinomato paradiso fiscale. Non solo, una giornalista è stata uccisa in un paese europeo e il governo ha protetto per anni i mandanti di questo delitto, cercando di far cadere il caso nel dimenticatoio. Per fortuna, la famiglia Caruana Galizia non si è mai arresa. Per due lunghi anni ha portato avanti una battente campagna di sensibilizzazione perché quella giornalista uccisa da un’autobomba non fosse mai dimenticata. E alla fine, ha incredibilmente avuto giustizia.

Il rapporto UNESCO e la percezione della democrazia

Il caso di Malta non è un unicum. Secondo un report dell’UNESCO e diffuso dall’ANSA nei giorni scorsi, tra il 2014 e il 2018 il numero di giornalisti uccisi mentre indagavano su casi di corruzione è aumentato del 18%. Il dato più preoccupante è che il 55% di questi omicidi è avvenuto in territori di pace. Le vittime non sono corrispondenti di guerra, ma giornalisti d’inchiesta. Ad oggi, il 90% dei mandanti degli omicidi rimane sconosciuto. Questi numeri dovrebbero farci pensare che il sistema statale a cui siamo abituati non è scontato. E soprattutto, è molto fragile. Solo perché viviamo in una democrazia, ciò non significa che il sistema si autogestisca e riesca ad essere immune a qualsiasi difetto. Anche Malta è una democrazia, eppure è possibile acquistare la cittadinanza europea come se fosse un qualsiasi bene di consumo. È una democrazia in cui una giornalista è stata uccisa perché stava raccontando troppo. Non solo, il governo ha protetto i mandanti perché esponenti di spicco del partito al governo. Si può ancora parlare di democrazia? Difficile da dire. Domani si terrà una fiaccolata in onore di Daphne e del suo sacrificio. Sarà da vedere come reagirà il governo maltese e se sarà così democratico.

 

A cura di B.P.