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Sanità: in prima linea protezioni carenti

“Nella tragicomica narrazione dei giorni nostri può accadere anche che un soldato venga mandato al fronte privo di armi e poi venga accusato di esserci andato disarmato”

 

“Qualcuno potrebbe obiettare che non è vero, che gli operatori che si devono occupare di pazienti sospetti positivi per Covid-19 hanno a disposizione tutti i tipi di protezione individuale. Può darsi. Però, quando il nemico è invisibile, quando sai che anche pazienti asintomatici o presintomatici sono altamente infettanti, allora la prima linea è ovunque e tutti i pazienti vanno considerati potenzialmente positivi e fonte di contagio – aggiungono i medici – Il definire eroi i medici e gli operatori sanitari potrebbe significare che le colpe sono altrove. Se si vantano troppo i soldati, ecco che allora le colpe vanno ai generali. Medici e operatori sanitari non possono essersi infettati sul posto di lavoro, ove sono state create tutte le condizioni per operare al massimo della sicurezza – si legge nella nota del sindacato medico – mascherine chirurgiche da usare con parsimonia, e comunque in luogo delle più appropriate FFP2 e FFP3, magari da riutilizzare; percorsi improvvisati diversi da un ospedale all’altro; triage ad opera dei singoli reparti; assenza di chiara separazione fra area Covid e non Covid e tanto altro”.