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Roma- occupano la casa popolare che gli era stata assegnata

Quando i primi giorni di maggio ha saputo che la casa popolare che le avevano assegnato a Largo Mengaroni a Tor Bella Monaca è stata occupata da altre persone Paola ha allertato subito i carabinieri. “Uno non può aspettare 15 anni e poi quando finalmente arriva il momento la casa ti viene portata via così”.

Paola ha 67 anni ed è affetta da broncopneumopatia cronica ostruttiva, una malattia che conduce a una riduzione costante della capacità respiratoria. “A me il Coronavirus non lascerebbe scampo”. Per questo gira ovunque con un carrellino con la bombola dell’ossigeno e un tubicino sempre attaccato al naso. Si mantiene con i 280 euro al mese della pensione di invalidità. “L’altra pensione, quella vera, ancora non l’ho maturata. Nella mia vita ho sempre lavorato, ma con impieghi saltuari. Sono un’artigiana e per molto tempo ho fatto l’ambulante”.

Nell’appartamento di Tor Bella Monaca è arrivata dopo quasi 15 anni di vita in un residence per l’emergenza abitativa, quello di via di Campo Farnia a Capannelle.

“Ero stata sfrattata per finita locazione. Dopo tantissimi anni il padrone di casa ha rivoluto indietro l’appartamento. Posso capirlo. Però non avevo i soldi per un altro contratto d’affitto. Per questo sono arrivata ad occupare questo immobile abbandonato”. Dopo qualche anno quegli ex uffici dalla facciata con grandi finestroni che arrivano fino a terra alternati a pannelli bianchi sono diventati un residence per l’emergenza alloggiativa finanziato dal Comune. Paola ci resta per quasi 15 anni poi, nel novembre 2018, arriva l’assegnazione di un alloggio pubblico in largo Ferruccio Mengaroni.

“Sono stata costretta a scegliere questa casa perché era l’unica disponibile al piano terra. L’altra opzione era un quarto piano senza ascensore, come potevo accettare? Quando ti assegnano un alloggio pubblico ti dicono che te la devi tenere così com’è perché sei già fortunato ad averla presa. E infatti io non ho detto nulla perché ero contenta e quindi mi sono accontentata. Però la luce era staccata e il contatore del gas era stato rubato mentre le colonne dovevano essere rifatte perché montate con pezzi artigianali. Costava 2.300 euro, non li avevo. Così ci ho messo quasi un anno per riuscire ad avere anche il gas”.

Non era l’unico problema.

Fin dall’inizio ho dovuto convivere con dispetti e minacce del vecchio occupante, che ci aveva vissuto senza titolo. All’inizio rivoleva i mobili che c’erano all’interno. Infatti mi sono impegnata a restituire la camera”, racconta.

“Spesso la cassetta della posta era rotta e mi sono accorta che alcune bollette non sono mai arrivate. A Capodanno è esploso un petardo davanti alla mia porta, che è proprio al pian terreno. Si è rotto il battiscopa esterno e il lampadario”. Una tensione costante culminata il 25 gennaio scorso quando “sono stata minacciata di morte e insultata in modo così pesante che sono stata costretta ad avanzare una denuncia ai carabinieri”.

Il 4 maggio qualcuno la avverte che il suo appartamento è stato occupato. Il giorno dopo decide di avvertire i carabinieri che troverà sul posto qualche ora più tardi per il verbale.

La porta aveva un buco all’altezza della serratura e all’interno c’era una donna che dice di avere una bambina. Ero molto arrabbiata ma mi sono impietosita e le ho concesso di restare due o tre giorni per lasciarle il tempo di trovare un’altra sistemazione, a patto che non toccasse nulla delle mie cose. Ma ora ho capito che non ha nessuna intenzione di andarsene. Sto malissimo. Quella persona ha occupato una cosa che era stata assegnata a me e io rivoglio la mia casa”.

L’assessorato fa sapere che sta seguendo la vicenda, in stretto contatto con il VI Municipio, invitando la signora a sporgere quanto prima denuncia all’autorità giudiziaria per intervenire sull’abuso.

La denuncia alle autorità competenti, carabinieri e polizia locale, è già stata avanzata ma nessuno può dire a Paola quando potrà entrare in quella casa dove, tra l’altro, ci sono tutte le sue cose. “Non posso più tornare a vivere lì con la paura che mi accada qualcosa. Vivo da sola, non posso stare in un luogo dove mi minacciano, dove vige la legge del più forte. Per questo chiedo al Comune un cambio di alloggio, perché lì non posso tornare. Credo di aver diritto a un po’ di normalità. A vivere in una casa”.