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Richard Gere su Open Arms: “Sono venuto spontaneamente”

L’attore dichiara: “”Sono venuto a Lampedusa solo per aiutare queste persone”

Era in vacanza vicino Roma con la sua famiglia Richard Gere, ma quando ha sentito la storia della Open Arms ferma da giorni al largo di Lampedusa con 121 migranti a bordo e senza un porto dove sbarcare, l’attore americano, dopo essersi messo in contatto con il fondatore della ong spagnola, ha preso il primo volo per l’isola . Dopo avere constatato di persona le condizioni dei naufraghi salendo sulla Open Arms, dove intanto il numero è salito a 160 dopo il salvataggio, ieri notte, di altri 39 migranti, Richard Gere s’è presentato a fianco a Camps, al direttore di Open Arms Riccardo Gatti e allo chef Rubio per raccontare cosa ha visto e soprattutto le storie terribile che ha ascoltato direttamente dai migranti, rimanendo scioccato dagli orrori riferiti dalle donne stuprate nei campi libici.

L’attore è apparso commosso: “Sono venuto a Lampedusa solo per aiutare queste persone. Anche negli Stati Uniti la gente che arriva dal Messico, da Panama, dall’Honduras da El Salvador viene demonizzata: è ora di dire basta”. Gere non parla bene l’italiano, ma lo comprende perfettamente. E ha capito tutto quando ieri mattina s’è sentito dire no da un uomo che, con la propria barca, doveva portarlo sulla Open Arms – da dieci giorni al largo di Lampedusa – assieme allo chef Rubio e agli attivisti della Ong spagnola.

“Sono venuto spontaneamente, nessuno ha richiesto la mia presenza. Amo moltissimo gli italiani, il vostro spirito, la vostra anima, la vostra generosità e anche la gioia di vivere. Eppure sto notando – ha detto il divo di Hollywood – che qualcosa è cambiato. E’ stato difficile raggiungere la Open Arms con la montagna di provviste. Quando ho sentito quanto stava accadendo e del decreto passato in Italia, non potevo credere che i miei amici italiani potessero tirare fuori questo odio. Open Arms l’ho conosciuta qualche anno fa a Barcellona. Non è la prima volta che vengo a Lampedusa, ho già visitato l’hotspot tre anni fa e ho conosciuto le sofferenze di coloro che chiamano migranti, ma che sono dei rifugiati”. Assieme ai volontari dell’Ong “siamo andati a comprare tante provviste: le persone avevano bisogno di mangiare e bere. Ci sono state delle difficoltà per portare i viveri – ha aggiunto – La prima barca che avevamo trovato non ci ha accompagnati perché temeva ripercussioni”.

Richard Gere su Salvini: “Se non ci fosse stata l’Open Arms queste 121 persone sarebbero morte”

A chi gli ha chiesto di Matteo Salvini, ha risposto: “Non sono interessato alla politica italiana; anch’io vengo da un Paese dove c’è una situazione bizzarra. Sembra che ci sia una generazione di politici che mette la propria energia nel dividere le persone. Ma siamo tutti interdipendenti. Molte di queste persone hanno viaggiato sulle barche, sono state riportate in Libia, torturate e poi di nuovo si sono messi in cammino. Se non ci fosse stata l’Open Arms queste 121 persone sarebbero morte”.