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Renzi: “Nessun legame tra me e Salvini”

Botta e risposta tra Matteo Renzi e Piero Ignazi, giornalista di Repubblica.

In seguito ad un articolo di Piero Ignazi pubblicato su Repubblica, in cui si diceva che tra Berlusconi, Renzi e Salvini ci fosse un ‘filo rosso’ e che, la colpa di tutto questo fosse di Renzi, l’ex segretario del Pd ha scritto una lettera al quotidiano.

“Che la sinistra fatichi a raccogliere il voto dei ceti popolari non è un mistero. Ma non da oggi. (…) Il problema c’è. E c’è in tutto il mondo. I più poveri votano Trump o Brexit o Bolsonaro. Non importa essere professore per rendersene conto: basta non essere provinciale. Non importa aver scritto tanti libri per capirlo: basta leggere un giornale.”

Nel resto della lettera, Renzi sottolinea come le sua politiche siano diverse rispetto a quelle portate avanti da Berlusconi prima e da Salvini poi.

In chiusura, l’ex leader Pd ha sottolineato che: “Rispetto le altrui idee. Ma sui fatti sono pronto a un confronto all’americana con chiunque abbia studiato almeno i provvedimenti della scorsa legislatura o conosca i numeri del bilancio.

Perché l’ignoranza grillina fa proseliti e siamo al paradosso per cui chi scrive raffinati commenti senza conoscere i fatti è paradossalmente populista quanto chi ci governa. Essi infatti giudicano il carattere “strafottente” di un politico senza approfondire gli atti di governo di quel politico. Si fermano alle apparenze. Vogliamo dire che c’è bisogno di fare di più per chi sta peggio? Facciamolo. Ma accarezzare il concetto che i governi Pd e quelli delle destre siano la stessa cosa e che nessuno abbia fatto niente, non è semplicemente ingiusto. È falso. Preferisco essere giudicato arrogante perché porto numeri incontrovertibili che essere considerato umile perché taccio davanti alle fake news.”

Ignazi ha risposto a sua volta a Renzi: “Egregio senatore Renzi mi limito a due sole osservazioni. La prima. Forse le è sfuggito che le tre figure che cito – lei, Berlusconi e Salvini- riguardano esempi diversi di leadership, accomunati dal tratto dell’uomo forte che tanto attrae gli italiani (per un certo tempo). Non riguardano ovviamente le loro politiche.
Quanto al giudizio sul l’operato del suo governo e i suoi effetti, ricordo che i voti popolari sono affluiti al Pd nel 2014 quando Lei era appena arrivato al governo e l’unico provvedimento significativo riguardava un trasferimento di denaro (80 euro): un provvedimento ‘tangibile’, come auspico. In seguito il Jobs Act e gli altri provvedimenti hanno contribuito a disperdere quel sostegno, non certo a conservarlo o aumentarlo. Quindi o erano inefficaci o controproducenti. Tertium non datur. Infine non mi riduca ad uno sprovveduto che non vede le differenze tra i partiti, i loro leader e le loro politiche.”