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Polemiche per il film di Garrone

Il Sappe contesta l’autorizzazione alle riprese di un docufilm all’interno del carcere di Poggio Reale, dove una guardia carceraria sarà interpretata da un detenuto.

Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria, ha comunicato il suo disappunto sulla scelta cinematografica del regista Matteo Garrone.

Nella nota diffusa si può leggere: “È inammissibile, inaccettabile, intollerabile e insopportabile che un ex detenuto, condannato e quindi colpevole di vari reati, rivesta i panni del poliziotto penitenziario, magari per discutere del sistema penitenziario e dell’esecuzione penale. Una decisione gravissima che non può rimanere senza conseguenze”.

La replica del ministero della Giustizia è stata: “Il ministero si occupa della giustizia italiana, non di casting per film o documentari”.

Non solo, ha anche precisato che: “Prima di rilasciare l’autorizzazione alle riprese cinematografiche vengono da sempre richieste alla casa di produzione, e vagliate attentamente, copia della sinossi e della sceneggiatura del film, con particolare riguardo alle scene da ambientarsi all’interno dell’istituto penitenziario.

Tuttavia, il ministero della Giustizia, in nessuna delle sue articolazioni, ha o può avere competenza nella scelta degli attori dei film che vengono girati in carcere, nè ha mai chiesto documentazione sul casting degli interpreti perché si tratterebbe di un’indebita ingerenza. Sugli attori, così come nei confronti di ogni persona che entri in un istituto penitenziario, vengono soltanto effettuati gli ordinari controlli nel cosiddetto Sistema d’indagine (Sdi). Dal nuovo insediamento, questo ministero non si è mai sottratto a eventuali critiche. Ma queste devono essere sensate e non fini a se stesse, giusto per nutrire la vis polemica di certuni”.

Ma la polemica continua e il segretario generale del Sappe Donato Capece ha chiesto addirittura l’intervento di Matteo Salvini.

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