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Piano per arginare la criminalità organizzata dai cantieri

 

La ricostruzione del viadotto che sostituirà ponte Morandi crollato il 14 agosto e ancor prima la demolizione dei monconi, con l’inevitabile carico di tonnellate di macerie che dovranno essere smaltite, potrà far gola alla ’Ndrangheta. Di questo possibile pericolo ne hanno parlato Anna Canepa, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, e Sandro Sandulli, colonnello della Direzione investigativa antimafia, in un incontro promosso da Libera. Hanno spiegato che la “ndrangheta calabrese” «ha un forte know how criminale in materia di edilizia e gestione rifiuti». Per questo motivo, struttura commissariale e prefettura hanno già messo a punto le misure necessarie per fermare eventuali tentativi di infiltrazione.

Durante l’incontro hanno anche spiegato come una specifica banca dati di “cantiere” alla quale accederanno sia le forze dell’ordine che la Direzione investigativa antimafia, per eventuali verifiche, sia un grande impedimento per ogni tipo di infiltrazione. Il prefetto di Genova Fiamma Spena ha detto che la bozza «è pronta» e dovrà essere sottoposta al vaglio della struttura commissariale «prima di essere inviata al Viminale per il via libera finale».

Conclude l’ex procuratore capo di Genova, Michele di Lecce, nominato dal commissario per la ricostruzione del ponte, il sindaco Marco Bucci, responsabile dell’anticorruzione per i lavori sul viadotto:«Mi sto adoperando affinché venga stipulato un accordo, di concerto con la Prefettura, rispetto ai controlli antimafia e anche con l’Autorità Nazionale anticorruzione per alcuni specifici atti: tutta l’attività, anche preventiva, partirà o si intensificherà con l’inizio delle attività, quindi dalle prossime settimane». «Si tratta di attuare i controlli previsti dalla normativa, che vanno fatti sia prima che inizino i lavori, ma soprattutto in corso di lavori, per evitare che con i subappalti, le catene dei subappalti», si possano verificare infiltrazioni o «interessi di associazioni o di singoli vicini ad associazioni mafiose, anche magari per attività di minore rilevanza economica».

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