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Pechino vs Washington: la Cina pensa ai dazi

Se da una parte la Cina dichiara di non voler intraprendere una guerra commerciale con gli Stati Uniti a colpi di dazi, dall’altra si prepara a rispondere a tono.

Il ministero del commercio cinese apparentemente spera che l’amministrazione Trump faccia un passo indietro prima di rovinare i rapporti bilaterali e l’interscambio globale attraverso l’imposizione di dazi.

Se però non si troverà un accordo, si prenderanno provvedimenti. Nello specifico, alcuni prodotti provenienti dagli Stati Uniti verrebbero tassati al 15%, mentre altri al 25%. Rispettiavamente, la stessa percentuale a cui gli Stati Uniti hanno fissato le importazioni dell’alluminio e dell’acciaio.

L’atteggiamento di Pechino per ora sembra molto morbido. Se però i rapporti dovessero raffreddarsi, la situazion ecambierebbe sicuramente. Il primo settore colpito sarebbe quello agricolo, la prima voce dell’importazione Usa verso la Cina. Nel 2016 risulta infatti che gli Stati Uniti hanno spedito semi di soia verso la Cina per un valore di 14,2 miliardi di dollari.

A livello di tempistica, sono necessari almeno 45 giorni prima che i dazi oggetto del memorandum presidenziale firmato da Trump, entrino in vigore.

Il presidente Donald Trump ha dato sessanta giorni, a partire da oggi, al dipartimento del Tesoro per sviluppare le politiche future. In tutto ciò, la risposta dell’ambasciatore cinese a Washingotn è stata: “La Cina è fortemente insoddisfatta e si oppone con fermezza alle misure unilaterali e protezionistiche di Washington”.

 

 

 

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