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Patriarcato di Venezia contro la sigla di The New Pope

Set of "The New Pope" by Paolo Sorrentino. 10/04/2019 sc. M - ep. in the picture Nora Waldstatten and Eco Andriolo Ranzi. Photo by Gianni Fiorito This photograph is for editorial use only, the copyright is of the film company and the photographer assigned by the film production company and can only be reproduced by publications in conjunction with the promotion of the film. The mention of the author-photographer is mandatory: Gianni Fiorito. Set della serie Tv "The New Pope" di Paolo Sorrentino. Nella foto Nora Waldstatten e Eco Andriolo Ranzi. Foto di Gianni Fiorito Questa fotografia è solo per uso editoriale, il diritto d'autore è della società cinematografica e del fotografo assegnato dalla società di produzione del film e può essere riprodotto solo da pubblicazioni in concomitanza con la promozione del film. E obbligatoria la menzione dellautore- fotografo: Gianni Fiorito. A handout photo released by Sky on July, 28, 2019. ANSA/ Sky - Gianni Fiorito +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Il patriarcato di Venezia insorge contro la sigla della serie Sky The New Pope: un video musicale in un luogo monastico è irrispettoso.

Il Patriarcato di Venezia contro Paolo Sorrentino per l’utilizzo “offensivo” di simboli religiosi e un sala della Fondazione Cini dell’isola di San Giorgio per la sigla di “The New Pope”.

In una nota, il delegato del Patriarca per i beni culturali, don Gianmatteo Caputo, sottolinea oggi che “la scena – parte integrante del film – risulta in sé offensiva, mancando oltretutto di un contesto narrativo che ne giustifichi la ragione e il contenuto. Pertanto ciò che viene offerto agli spettatori è solamente una ripresa simile ad un video musicale realizzato in un luogo fondamentale della storia e della tradizione monastica a Venezia, trasformato in una sorta di stage per una danza dal contenuto ammiccante e allusivo, collocata – precisa – sotto il simbolo cristiano per eccellenza, la croce”.

Secondo Caputo “non è necessario scomodare la censura per dire che siamo davanti a un episodio che offende e profana, per il riferimento al simbolo della croce. Sarebbe stato comunque opportuno non concedere, per le riprese – conclude – l’utilizzo di quello spazio ad elevato valore storico e simbolico”.